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Così la riforma Fornero tagli agli operai

La controriforma delle pensioni della Fornero, al contrario di quanto sostenuto dalla ministra, è piena di iniquità già denunciate. Poca attenzione è stata rivolta al fatto che a regime potremmo avere persone che pur avendo versato più di 50 anni di contributi andranno in pensione alla stessa età di coloro che ne avranno versato 35-36-37-38. Infatti se uno iniziasse a lavorare a 16 anni e proseguisse fino a 67 anni verserebbe 51 anni di contributi; un altro che iniziasse a lavorare a 30 anni e andasse in pensione sempre a 67 anni ne verserebbe 37. A tutti e due si applicherà lo stesso coefficiente di trasformazione del montante contributivo in rendita pensionistica, nonostante risulti da un esame dei pensionati maschi deceduti nel 2008 che gli artigiani morivano mediamente a 73,7 anni mentre gli esponenti del clero o gli esattoriali, a 84,1. I dirigenti iscritti al fondo Inpdai a 77 anni.
Prendiamo in considerazione cosa avverrà a regime. Confrontiamo la pensione di un operaio e quella di un laureato che sia diventato un dirigente d’impresa. Il primo si suppone abbia iniziato a lavorare a 18 anni e terminato a 62 anni mentre il secondo ha iniziato a 30 anni e terminato a 68. Supponiamo per il primo una retribuzione lorda di 23 mila euro e per il secondo di 70 mila euro lordi. L’operaio avrà lavorato per 44 anni e versato all’Inps (il famoso “montante”) 333.960 euro, il dirigente avrà lavorato per 38 anni e versato all’Inps 877.800 euro.
L’operaio subirà decurtazioni progressive fino a raggiungere nel 2027 una riduzione della pensione pari al 14,5% (due mensilità). Il dirigente fino al 2020 guadagnerà rispetto alla situazione ante-Fornero (fino al 2015 addirittura del 7,6%). Inoltre l’operaio verserà all’Inps per 44 anni, mentre il dirigente per 38 anni; ben sei anni di differenza. Se poi uno è professore universitario arriverà a percepire una pensione con rendimenti superiori al retributivo di antica memoria.
Si dirà: ma quanti iniziano al giorno d’oggi a lavorare prima dei 25 anni di età? Risposta: troppi. Infatti: gli occupati nel 2010, secondo l’Istat, erano suddivisi in base al titolo di studio come nella tabella che segue
Insomma ben 8,2 milioni di occupati avevano conseguito al massimo la licenza media e quindi avevano iniziato a lavorare giovanissimi e aggiungendo coloro che avevano conseguito un diploma breve arriviamo a 10 milioni di occupati che avevano terminato la scuola prima dei 18 anni.
Inoltre il sistema Inps regge su grande attivo generato dal fondo costituito a maggioranza da operai e dai parasubordinati, mentre tutti gli altri fondi sono in rosso e continueranno a produrre un disavanzo fino a quando non ci sarà una aliquota unica di contribuzione, compresi i professionisti degli ordini (i più ricchi d’Italia per il fisco) che versano ai fondi pensione solo il 10% del loro reddito. La Fornero si è accanita sui fondi in attivo e ha solo sfiorato gli autonomi.
Il sistema fondato sul solo requisito dell’età è ingiusto. Occorre come minimo tornare quindi ad un sistema che preveda un mix di età e contributi: il sistema delle quote abolito dalla Fornero.

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