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La «squadra» di Samaras è un governo prussiano

Angela Merkel ha augurato buona fortuna al governo di Antonis Samaras, che ha giurato ieri ad Atene, invitando il suo «compagno» nel Partito popolare europeo a Danzica sperando in un «risultato equo» per la partita di oggi tra le nazionali dei due paesi. «Altro che Samaras. Merkel avrebbe dovuto avere a Danzica Alexis Tsipras». Pur di dare fastidio a Merkel, questa è la frase più ricorrente nelle ultime ore in Grecia, anche da parte di chi ha votato domenica a favore per Nuova Democrazia per salvare la sua casa dalle «orde comuniste» di Tsipras. Vedendo i curricula dei ministri del nuovo governo di Samaras non c’è il minimo dubbio che si tratta di un «governo tedesco», se non «prussiano», cioè un governo dei duri sostenitori del Memorandum e della politica dei tagli. Stavolta i banchieri hanno avuto, grazie a Rapanos, direttamente il ministero delle Finanze, anche se si può considerare come una squalifica, visto che prima con papadimos avevano il capitano della squadra. Le famiglie degli armatori sono ben rappresentate da due esponenti, una delle quali donna. Qui la Germania della cancelliere Merkel fa da apristrada a Samaras, che con sole due donne fa della presenza femminile niente di più che un ornamento. Le poche linee «programmatiche» del suo governo non lasciano il minimo dubbio: applicherà la politica dei tagli imposta da Merkel e dalla troika, anche se cercherà di diluirla nel tempo. Ma quando tempo gli offrirà la «compagna» del Partito popolare europeo?
Che Merkel sia la persona più odiata in Grecia non è difficile da immaginare. Il fatto però che la tv pubblica greca abbia fatto vedere neigli ultimi giorni reportage e documentari sui massacri dell’esercito tedesco a Creta e nella Grecia peninsulare ha aggiunto allo scontro politico per la crisi economica anche le ragioni più «storiche» e non revisioniste dei conflitti nazionali ed europei. Di sicuro i neonazisti di Alba Dorata avranno oggi qualche scrupolo di coscienza, ammettendo che hanno sviluppato un complicato percorso «mentale», sostenendo la «loro» Germania.
Bild, il più sensazionalista dei giornali tedeschi, ha messo dentro albergo che ospita la squadra greca un suo …007. Non per scoprire l’America ma solo che l’allenatore portoghese dei greci Fernando Santos fuma una sigaretto dopo l’altro. O che i giocatori bevono molto caffè. Secondo l’agente segreto della Bild i giocatori greci non si sono fatti la barba da tre giorni «fino a quello della loro eliminazione». A prova di filmati lo «spione» del Bild ha messo in evidenza che i giocatori greci bestemmiano, con Karagounis in testa, parlano con voce alta al cellulare e lasciano riposare le due macchine del caffè del albergo solo la …notte. I soliti viziosi e spreconi, insomma. La paura vera è che Bild, per cui Angela Merkel ha scritto tanti dei suoi «buoni» articoli contro la Grecia, metta in evidenza la prossima mossa della cancelliera: togliere anche il caffè agli ateniesi e censurare le abbondanti bestemmie. Ora tra i tifosi di Syriza è diffusa anche l’idea che Tsipras sia più fortunato di Sarkozy, perché perdendo il governo non sarà costretto ad incontrare ogni tanto, se non spesso, la Merkel. Sta diventando padre per la seconda volta e dovrebbe stare più a casa.
Il predominio economico tedesco è indiscutibile. I greci sperano però che nel calcio possa accadere di tutto. A molti è familiare anche l’idea che possono perdere la partita ma non l’immagine. Qualcosa come per i risultati elettorali di Syriza: ha perso il governo pur di aver «vinto» le elezioni. I greci contano per ennesima volta sulla solidarietà europea, cominciando dai tifosi polacchi. Tanta gente di Syriza, che proviene dall’esperienza del comunismo democratico e dal volto umano, ricorda in queste ore le manifestazioni che aveva promosso nel lontano 1981 contro il colpo di stato di Jaruselski e a favore delle libertà sindacali e democratiche, partite proprio dai cantieri navali di Danzica. Lasciando perdere le appartenenze poltiche ed «ideologiche» qui si conta anche sul sostegno dei tifosi di tutta l’Europa del Sud. Il solito improponibile: «Una faccia, una razza»? Contro la nazionale tedesca e soprattutto contro i tagli, pare di sì.

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