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Tahrir, tende contro il terrore

Mentre migliaia di persone presidiano la piazza, islamisti e nazionalisti cercano un compromesso

Le tende sono aumentate e l’occupazione dello spazio pubblico è permanente. I risultati delle presidenziali non ci saranno prima di sabato o domenica. All’annuncio potrebbe essere imposto il coprifuoco. Già oggi sono attese in piazza Tahrir migliaia di persone per la grande manifestazione di Fratelli musulmani e salafiti. «Il Consiglio supremo delle forze armate non vuole che i Fratelli musulmani prendano il potere». È quanto assicura una fonte militare ad Al Ahram online.
La piazza è presidiata notte e giorno dagli attivisti di Libertà e giustizia. «Dietro le quinte Fratelli musulmani ed esercito stanno cercando di arrivare ad un accordo che conceda la presidenza a Ahmed Shafiq e la carica di primo ministro a Mohammed Morsy» – afferma al manifesto Zyad el-Elaimi, parlamentare liberale vicino a el-Baradei. Ma Khayrat el-Shater, il candidato escluso dalla battaglia elettorale, non ci sta ed annuncia battaglia per il tentativo di grave repressione contro il movimento islamista.
E così, in un contesto di tensione e intimidazione, arriva la richiesta di Mohammed el-Baradei di formare un comitato di mediazione politica. «Sarebbe l’unica soluzione per lo stallo attuale avere un tavolo per formare un governo in carica un anno, mentre viene scritta la nuova Costituzione», aggiunge el-Elaimi. Ma i due fronti liberale e socialista sono estremamente divisi. «I colloqui tra Sabbahi e Baradei si sono chiusi con un nulla di fatto», prosegue il parlamentare. Secondo el-Elaimi, nessuna delle due forze vorrebbe lo scontro. «Islamisti e nazionalisti sono forze conservatrici che si confrontano ed arriveranno ad un compromesso senza fare uso della violenza», prosegue Zyad.
Ma le pressioni per una chiusura di questa grave crisi istituzionale vengono anche dagli Stati uniti. Il segretario di Stato Hillary Clinton ritiene «imperativo» il passaggio di consegne nelle mani di un presidente «legittimamente» eletto. Ma le critiche all’attuale operato del Consiglio supremo delle forze armate vengono espresse a gran voce da ogni parte. «Un consiglio militare non eletto non può scrivere la nuova Costituzione, i nuovi poteri del Consiglio militare, secondo la dichiarazione costituzionale aggiuntiva, sono terribili», denuncia al manifesto Abdelkarim al-Iryani, ex primo ministro yemenita, tra gli osservatori elettorali accreditati. «Gli egiziani hanno fatto la loro parte andando a votare, ma vivono nell’incertezza costituzionale e politica per le continue interferenze dell’esercito», conclude al-Irayani.
Perché la battaglia contro la chiusura del Parlamento viene solo dagli islamisti? In questo clima, le pressioni e le intimidazioni su giornalisti e attivisti diventano sempre più insistenti. Yosri Foda, presentatore della più seguita televisione egiziana indipendente Ontv, ha chiuso la sua trasmissione. «Ha ricevuto pressioni dal Cosiglio supremo contro le sue posizioni critiche verso Ahmed Shafiq e l’esercito», ci racconta Bahaa el-Taweel, giornalista di Youm7 e stretto collaboratore di Foda. «Ci hanno detto che l’invito a Sultan Essam, leader del partito islamista moderato, el-Wasat (centro), non era gradito. A quel punto Foda ha deciso di chiudere definitivamente la seguitissima trasmissione».
L’episodio fa seguito ad analoghe censure dopo il veto posto ad Alaa al-Aswani di intervenire nella stessa trasmissione. In verità, si sono moltiplicate in queste ore le minacce a stranieri e giornalisti. La tv di stato chiede di diffidare degli stranieri, considerati spie. In perfetto stile Partito nazionale democratico sembra di essere tornati al due febbraio del 2011 quando iniziò un attacco sistematico contro giornalisti stranieri.
Dal canto suo, il quartier generale di Shafiq punta tutto sui brogli elettorali. Secondo al-Ahram, se l’ultimo primo ministro di Mubarak venisse dichiarato il nuovo presidente, contestualmente sarebbe invalidato un milioni di voti assicurati a Morsy. A quel punto, importanti leader di Libertà e giustizia, rischierebbero l’arresto. Tra pressioni internazionali e intimidazioni interne, lo scontro istituzionale e le manovre di palazzo sembrano nascondere soliti e inquietanti scenari: il compromesso o una nuova ondata repressiva contro la fratellanza.

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