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Il terzo polo che manca all’Egitto

Intervista ad Amr Moussa , ex segretario generale della Lega araba e candidato alle recenti presidenziali

«Mubarak è caduto soprattutto per le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese». È quanto dichiara in un’intervista al manifesto Amr Moussa, ex segretario generale della Lega araba, ex ministro degli esteri e candidato alla presidenza fermatosi al primo turno. Se questo è vero, il neo-eletto presidente Mohammed Morsy sarebbe costretto a rivedere le posizioni egiziane sul conflitto israelo-palestinese.

Crede che i Fratelli musulmani vogliano rivedere gli accordi di Camp David?
Morsy non può usare lo stesso cinismo di Mubarak ed è costretto a critiche verbali in riferimento alla questione palestinese. D’altra parte, non ha mai parlato chiaramente di politica estera, siamo tutti in attesa che sveli le sue posizioni. Nel caso specifico, poteri esterni cercano di dIvidere i due fronti palestinesi. Ma l’Egitto deve fare esattamente il contrario, promuovere un’iniziativa araba che favorisca un governo di unità nazionale in Palestina per la formazione di uno stato palestinese con capitale Gerusalemme.

Restano sempre centrali le controverse relazioni bilaterali tra Egitto ed Iran. Già l’ex ministro degli esteri, Nabil al-Arabi, aveva tentato di aprire canali diplomatici diretti con Teheran.
Le relazioni con l’Iran sono ora in cima alle questioni che deve affrontare il nuovo governo. L’Iran non è più il nemico dell’Egitto. Questo non significa che l’Egitto ora abbia intenzione di intraprendere politiche frivole in Medio Oriente, ma di difendere l’identità araba dell’Iraq e di stabilizzare il sanguinoso scontro in Siria.

Questo significa che con l’Iran siete ancora divisi su tutto?
Dobbiamo sederci a un tavolo in un contesto arabo. E non sarà la questione nucleare a fermarci. Non esageriamo il pericolo di un nucleare iraniano, per ora solo a scopo civile, come non minimizziamo la questione del nucleare israeliano.

D’altra parte, sono giorni di fermento in Egitto dopo lo scioglimento del Parlamento e la dichiarazione costituzionale complementare. Crede che anche la Costituente sarà sciolta?
Scriveremo con questa Assemblea la nuova Costituzione (Moussa è uno dei 50 esponenti laici incaricati di scrivere la Costituzione egiziana, ndr).

Eppure sembra che ci sia una fuga continua dall’Assemblea.
Avevo grandi dubbi anch’io, dopo lo scioglimento del Parlamento, che l’Assemblea potesse funzionare. E così non ho partecipato alle prime due riunioni. Sono poi andato alla terza lo scorso martedì. Ho trovato con mia sorpresa un clima di coesione che porterà all’approvazione di molti articoli sul funzionamento dell’Assemblea.

Non c’è il pericolo che la Corte costituzionale azzeri la Costituente?
Stanno tornando tutti coloro che avevano lasciato. Attendiamo la sentenza di settembre della Corte Costituzionale ma continuiamo a lavorare.

In realtà, si potrebbe andare alle elezioni parlamentari già a settembre e la nuova Costituzione potrebbe far cessare il mandato di Morsy in meno di un anno.
Uno dei punti sul tavolo della Costituente è un mandato presidenziale transitorio. Se approvato, l’attuale presidente potrà restare in carica per i prossimi quattro anni.

Sembra ancora deluso dopo aver raccolto solo tre milioni di voti al primo turno. Alla vigilia era tra i favoriti secondo i sondaggi…
Non è il momento di avvelenare un clima politico così teso con accuse di brogli elettorali. Certo la nostra è una democrazia fragile. Non credo abbia contato molto il dibattito televisivo. (Moussa fa qui riferimento al confronto durato oltre quattro ore con l’islamista moderato Abou el-Fotuh, che avrebbe fatto perdere voti ad entrambi i candidati, ndr). Io ho guidato un movimento popolare, mentre Morsy e Shafiq avevano alle spalle due macchine di potere: Libertà e giustizia, il primo, l’ex Partito nazionale democratico, l’altro.

E gli otto giorni che gli egiziani hanno dovuto attendere per i risultati elettorali?
Non ho mai creduto a nessuna speculazione, solo alle parole della commissione elettorale. Certo questo clima può portare il paese indietro all’instabilità della fase post-rivoluzionaria.

Domani il Consiglio militare dovrebbe restituire i suoi poteri a un governo eletto.
Le responsabilità politiche saranno condivise tra esercito e presidente della repubblica. In attesa che ci siano nuove elezioni parlamentari».

Ora con il nasseriano Hamdin Sabbahi, il comunista Khaled Ali e il liberale Amr Hamzawi lei si appresta a formare la terza corrente.
La mia esperienza è nelle mani degli egiziani per formare il terzo polo che manca all’Egitto.

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