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La nostra rete per cambiare

La lista civica nazionale non basta più, un manifesto dei sindaci per il centrosinistra. «Alba è un pezzo di un movimento più grande. Alleato o meno al Pd. Ma la partecipazione dei primi cittadini dev’essere meritata, non interveniamo su chiamata. Non vinceremo certo discutendo dell’Udc». Intervista al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris

«Non bisogna dare un significato politico alla nostra assenza», assicura Luigi de Magistris che ieri – e come lui i colleghi sindaci di Milano, Genova e Palermo – non era accanto a Antonio Di Pietro e Nichi Vendola a Roma. Eppure, ascoltandolo, si capisce che a trattenerlo a Napoli non sono stati solo i suoi impegni. «La conferenza stampa l’hanno organizzata loro e noi siamo stati invitati successivamente – spiega il sindaco di Napoli -, a me l’invito ha fatto piacere ma avevo appuntamenti precedenti e comunque non è certo una conferenza stampa il luogo per stabilire la strategia politica. Il consenso dei sindaci e la loro partecipazione devono anche essere meritati, non si può pensare che partecipiamo su chiamata. Per carità, poteva essere un’occasione per esprimere il nostro pensiero. Ma le occasioni non mancano e sempre più non mancheranno».

Già oggi lei sarà a Bari con il sindaco Emiliano e Orlando da Palermo; ci sarà anche Di Pietro. È un’altra tappa del progetto di lista civica nazionale?
L’ipotesi di quella lista è sempre stata fatta come strumento per vincere le elezioni, se ci sarà dunque dipenderà dalla legge elettorale che avremo. Oggi la lista civica mi pare persino insufficiente, ci vuole qualcosa di più per offrire un’alternativa al governo Monti. Mica possiamo andare avanti solo con i contenuti che sono stati espressi nella conferenza stampa di Di Pietro e Vendola. Non vinceremo certo discutendo solo di Sel più Idv, poi magari più Udc e più qualche altra sigla… Oggi si deve mettere in campo un’operazione politica completamente diversa per il paese.

E cioè?
Abbiamo due esigenze collegate: mettere insieme tutte le forze che sono disponibili a sostenere la parte del centrosinistra che vuole veramente cambiare, come vogliono veramente cambiare sia Idv che Sel, e farlo in modo da costruire qualcosa che, se dovessimo vincere, consenta un’azione di governo incisiva. Servono donne e uomini per sostenere il cambiamento. La risposta possibile a queste due esigenze è la nascita di un vero movimento politico di supporto al centrosinistra. Non penso a un partito ma a un luogo in cui concentrare le forze politiche vive che in questi mesi stanno incontrando il consenso del paese. Mi riferisco al successo dell’iniziativa della Fiom del 9 giugno, ai sindaci ovviamente e alle tante realtà che stanno crescendo, come Alba.

Per essere a Bari lei mancherà proprio l’incontro di Alba a Parma.
Non è detto, proverò ad esserci, ho anche il biglietto aereo. In ogni caso ho scritto un documento di sostegno che se non dovessi proprio farcela leggerà l’assessore Alberto Lucarelli che mi rappresenta pienamente. Alba può essere una parte importante di un movimento politico più grande che favorirà la ricostruzione di un centrosinistra alternativo a Monti.

Il Pd è tutt’altro che alternativo a Monti.
Questo progetto deve esistere indipendentemente da quello che sceglierà di fare il Pd. Anzi, non ho dubbi che servirà ad aprire una discussione profonda dentro il Pd. E avrà una forza politica e una capacità di connessione con il paese tali da costringere il Pd e gli altri partiti a discutere, e magari a trovare un punto di incontro. I sindaci avranno un ruolo determinante partecipando alla stesura di un manifesto per il centrosinistra.

Il partito dei sindaci non è certo una novità per la politica italiana. Quindici anni fa D’Alema già parlava di «cacicchi», ricorda?
Non esiste un partito dei sindaci. Esiste la volontà dei sindaci di essere presenti dando le loro indicazioni. Non penso a un partito ma una rete che darà il suo contributo a una campagna elettorale che sarà durissima e che senza la partecipazione dei sindaci, almeno di alcuni come i colleghi di Genova, Cagliari, Bari e Palermo, non si può vincere. Altrimenti resteremo fermi al dibattito asfittico di questi

Non è che ripone troppa fiducia nel vostro ruolo? In fin dei conti anche lei a Napoli ha delle difficoltà con un bel pezzo di centrosinistra.
Con tutte le difficoltà che ci sono oggi, e la principale è che dobbiamo governare senza soldi per i tagli del governo Monti, i sindaci, almeno alcuni, rappresentano un punto di riferimento importante per il collegamento tra i cittadini e la politica. Per come sono stati eletti, direttamente dal popolo, hanno una forza ben superiore a quella di un parlamentare nominato o di un ministro che non si è nemmeno candidato. Serve però un’operazione politica seria. Pisapia, Orlando e anche io ci siamo sudati i voti uno a uno in contesti complicatissimi, dunque abbiamo bisogno di un progetto credibile per metterci la faccia. Non ci prestiamo a operazioni politiche superate.

Le chiedevo delle critiche e dei rapporti tesi che ha con il Pd e con Sel a Napoli.
In realtà il rapporto è molto meno difficile di quel che appare nella polemica quotidiana. Con Vendola ho un rapporto diretto molto buono, con Bersani ho avuto un colloquio utile e cordiale qualche giorno fa. Poi certo può esserci tensione con un segretario locale, noi sindaci siamo autonomi dai partiti e quindi la dialettica ci sta tutta. Ma siamo noi che possiamo aiutare il centrosinistra a essere più unito, e non viceversa visto come sono ridotti oggi i partiti.

Il movimento di cui parla, la rete, dovrà partecipare alle primarie del centrosinistra, se ci saranno. E ovviamente, come lei ha già detto, nessun sindaco potrà candidarsi. E allora chi?
Ci sono già tante persone capaci e altre ne troveremo. Il punto sono proprio le primarie. Sono utili quando arrivano al termine di un percorso serio e aperto. Ormai siamo quasi fuori tempo massimo. Primarie come quelle che ci sono state a Napoli o a Palermo ottengono solo l’effetto di logorare il centrosinistra che alla fine non riesce più a essere unito.

Ultima domanda: lei ha avuto delle uscite molto favorevoli verso il Movimento 5 stelle. Vorrebbe i grillini nella rete di cui parla, ammesso che fossero disponibili?
Non ho dubbi che andranno da soli perché Grillo è convinto che lui è il bene e tutto il resto fa schifo. Detto questo io ho con il Movimento 5 stelle un rapporto molto positivo e sono sicuro che con le persone che lo compongono prima o poi ci rincontreremo. Alle prossime elezioni cercheranno la prova muscolare, vorranno contarsi per sfruttare l’onda favorevole, ma il loro risultato dipenderà in buona parte dalla nostra capacità di costruire un fatto nuovo. Possiamo ridimensionarli parecchio.

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