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Dall'indignazione al grillismo. Il laboratorio Parma
Prima ancora di essere la città col primo sindaco a 5 stelle, Parma è stata la città in cui la ribellione popolare s’è fatta chiamare con un nome preso in prestito da altre rive del Mediterraneo: indignados, a evocare una rivolta con lo sguardo lungo e la memoria buona.
Quando la giunta Vignali vacillava, travolta dagli scandali e dagli arresti nell’entourage del sindaco, per due mesi la gente ha protestato chiedendo le dimissioni del primo cittadino. Era il “Popolo dei Portici del Grano” e, quando è giunta l’ora di preparare la corsa alle comunali, quel popolo ha provato a commutare l’indignazione in programma. E’ nata così Parma Bene Comune, la coalizione dentro cui ha trovato posto Rifondazione comunista. Ma l’esperimento non è andato bene, 5% alla candidata a sindaco, attiva da sempre nel movimento per la scuola pubblica e nemmeno il 2 per il Prc. L’indignazione ha preso le forme, ancora ambigue, del populismo grillino che ora siede in venti dei 32 seggi del Comune illuminato a giorno dai fari del sistema mediatico piuttosto interessato a capire la piega di questo laboratorio per molti versi inedito.
Esiste davvero un “laboratorio Parma”? Oppure la vittoria grillina alle recenti comunali è frutto di circostanze fortuite e irriproducibili? «Il laboratorio esiste già da tempo – spiega a Ombre rosse, Paola Varesi, segretaria provinciale di Rifondazione dal 2009 – da quando, quindici anni fa, era spuntato un civismo esplicitamente di centro destra, “Civiltà parmigiana”». Fu l’epoca di Elvio Ubaldi, ex democristiano e primo sindaco di centrodestra del dopoguerra. Sembrava fosse giunta l’ora del riscatto del centrosinistra ma non è suonata perché Grillo e i suoi hanno saputo incunearsi nella contraddizione principale del centrosinistra: aver schierato Bernazzoli, uomo forte del Pd, presidente in carica della Provincia in forte linea di continuità con i poteri forti che a Parma, come altrove, controllano i giornali. La Gazzetta, infatti, ammiccava esplicitamente al candidato di centrosinistra benvisto, ad esempio, da chi ha voluto scelte tremende come quella di puntare sull’inceneritore. «Uno che non s’era voluto dimettere prima della campagna elettorale», continua Varesi che, di mestiere, dirige il Museo ospitato nella casa dei fratelli Cervi tra Parma e Reggio. Un conflitto d’interesse evidente, denunciato per primi da Rifondazione, e una linea di sospetta collusione con le scatole cinesi – ancora misteriose – costruite attorno alle partecipate del Comune e su cui il commissario prefettizio ha provato a far luce. Intanto la città di 180mila abitanti sprofondava nel baratro dei debiti e finiva sulle prime pagine nazionali per gli scandali politici o per le violenze dei suoi vigili urbani contro cittadini stranieri. Secondo Varesi, i 5 stelle hanno vinto una battaglia combattuta non solo da loro (evidente anche nell’opposizione all’inceneritore) e avevano le carte in regola per intercettare un malpancismo trasversale all’imprevisto ballottaggio. Dunque il “laboratorio” c’è: «Sicuramente è una novità che apre delle piste». Ma perché Parma bene comune s’è ritrovata in posizione così marginale? «Perché quel movimento s’è sfilacciato tra chi ha partecipato al progetto della lista e chi se n’è tenuto alla larga. Perché quel movimento non è riuscito a darsi dei luoghi comuni e condivisi».
A fare due conti, le sigle a sinistra del Pd hanno collezionato il 16% dei voti ma Sel, Idv e Pdci hanno preferito la “cultura di governo” schierandosi con Bernazzoli e racimolando un solo consigliere in forza agli ex cossuttiani. Parma è una delle città dove la Federazione della sinistra non è mai nata. Dunque un altro ingrediente del laboratorio è l’assenza di un polo della sinistra d’alternativa capace di dare voce a un dialogo tra associazioni e vertenze territoriali che a Parma s’era manifestato con vivacità. «Ora dobbiamo capire. C’è da ricostruire tutto», riprende la segretaria Prc, partito per il quale alle scorse elezioni aveva votato lo stesso Pizzarotti, il nuovo sindaco: bancario, molto telematico, immagine da uomo semplice e diretto, uno che gira in bicicletta ma che deve misurarsi con i settori dominanti della città e ancora non presenta la nuova giunta. «Riuscirà a spegnere l’inceneritore come ha promesso in campagna elettorale?», si chiede Varesi. Ma le domande sono moltissime e non troveranno risposte immediate. Come si rapporteranno i 5 stelle con i poteri forti? Riusciranno a elaborare una forma efficace di democrazia diretta, a dialogare con la città che li ha eletti, a sciogliere il cordone ombelicale con i padri-padroni del loro movimento?
A sinistra, intanto, «si elabora il lutto. E non solo noi – ammette Varesi – riaprire il dibattito mi sembra l’unica via. Presto (30 giugno e 1 luglio) ci sarà proprio qui un’assemblea nazionale dell’Alba, il movimento nato su impulso di Revelli, Ginzburg e Mattei». Ma con un sindaco di questo profilo che atteggiamento tenere? Si può annunciare un’opposizione di sinistra? «Ci sarà un’opposizione intelligente che proverà a capire se esistano margini di dialogo», conclude la nostra interlocutrice.
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