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La classe non è acqua. Il nuovo libro di Luciano Gallino

Le classi sociali esistono ancora? E la lotta fra di esse è un fenomeno reale indagabile, oppure si tratta solo della forzatura interpretativa di qualche nostalgico? A queste domande risponde in modo esemplare il libro-intervista a Luciano Gallino, “La lotta di classe Dopo la lotta di classe”, Bari 2012, a cura di Paola Borgna.

Le classi sociali esistono eccome e i loro interessi sono diversi e contrapposti. Da una parte i vincenti, la “classe dominante transnazionale”, dall’altra il proletariato mondiale, composto da due miliardi di lavoratori. Seguendo la nota distinzione marxiana, oggi la differenza fondamentale tra le due classi consiste nel fatto che quella capitalistica esiste sia come oggetto “in sé” sia come soggetto “per sé”, mentre il proletariato esiste solo oggettivamente e non esprime un soggetto politico.

Conseguentemente, oggi la lotta di classe è essenzialmente unidirezionale. «I proprietari di grandi patrimoni, i top manager, ossia gli alti dirigenti dell'industria e del sistema finanziario, i politici di primo piano (…), i grandi proprietari terrieri» che compongono l’élite dominante, hanno iniziato dagli anni '80 la controffensiva contro «la classe operaia, e più in generale la classe dei lavoratori dipendenti», che aveva «ottenuto, in parte con le lotte, in parte per motivi geopolitici, miglioramenti importanti della propria condizione sociale»: lavoro stabile, aumento dei salari reali, riduzione degli orari di lavoro, sistemi di assistenza e previdenza pubblici, «diritti dei lavoratori ad essere trattati come persone e non come merci». Che oggi tutto ciò sia chiaramente sotto attacco è fuori discussione.

La classe dei salariati globali è divisa. I tre quarti di essa è «alle dipendenze di migliaia di imprese transnazionali e nazionali» nei paesi emergenti o anche in Russia e Brasile. Si tratta di un miliardo e mezzo di lavoratori le cui condizioni di lavoro e di vita ricordano «quelle del proletariato industriale di metà dell’Ottocento». Facile comprendere la difficoltà di rapporto con l’altro «mezzo miliardo di lavoratori dei paesi benestanti». Gallino parla perciò di conflitto interclasse «dovuto all’enorme distanza tra salari, reddito, diritti, condizioni ambientali, condizioni di lavoro». Ma non basta. Divisioni interne «alla classe lavoratrice si ritrovano pure entro i paesi sviluppati», visto che attraverso l’immigrazione i nuovi salariati «sono presenti da decenni e in misura crescente anche nei nostri paesi». E bisogna considerare la frammentazione del mondo del lavoro, la crescente precarizzazione, la pletora di contratti creati negli ultimi anni e l’attacco al contratto nazionale, allo Statuto dei lavoratori e al diritto del lavoro.

Oltre ad individuare la composizione delle classi, il libro illustra i mezzi, i modi e gli effetti dell’azione della classe dominante, correlandola con la crisi attuale. Si pensi alla politica fiscale. Indirizzata alla riduzione delle imposte sulle società e a stabilire elevati sgravi fiscali per i ricchi ha portato all’essiccazione dei bilanci pubblici, al taglio delle spese di utilità per i lavoratori (salari, pensioni, servizi) e al peggioramento delle condizioni di vita anche per la classe media. Abbiamo chiesto a Gallino di parlarci del rapporto fra l’assenza della dialettica tra le classi e la crisi della politica.

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