Mercoledì 19 Giugno 2013 - Ultimo aggiornamento 21:06
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«Bene che lasci nel 2013»

I sindacati non gradiscono le parole del premier. Bonanni: «Moderiamo i toni e collaboriamo. Il confronto tra le parti è sempre utile per il Paese». Susanna Camusso (Cgil): «Monti sbaglia sulla concertazione, ed è un cooptato»

Ai sindacati la frase del premier Mario Monti sulla concertazione non è proprio piaciuta. Nel corso del suo intervento all’assemblea annuale dell’Abi, il presidente del consiglio è stato tranchant: «Esercizi profondi di concertazione in passato» con le parti sociali – ha detto – «hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro».
Apriti cielo, ovviamente. Durissima la segretaria della Cgil, Susanna Camusso: «Credo che non sappia di cosa sta parlando – ha detto – Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993. Un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo governo».
E non basta, la segretaria rincara: «Le lezioni di democrazia sono sempre utili. Le rappresentanze sociali sono elette e misurate sulla base del consenso. Prendere lezioni di democrazia da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo nella platea delle banche e degli interessi bancari nella crisi meriterebbe una riflessione».
Più tardi, Camusso ha riservato al premier un’altra battuta al vetriolo: «Buona notizia che Monti si faccia da parte nel 2013 – ha detto la segretaria della Cgil – Non abbiamo bisogno della salvezza nazionale o di giga-coalizioni. Si vada al voto con le proposte».
Le parole di Monti non sono piaciute neanche al segretario della Cisl Raffaele Bonanni: «Non c’è alternativa alla concertazione in nessun paese a democrazia matura e a economia avanzat – ha detto a commento – I governi, per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e di riforme senza un ampio consenso sociale». In seguito, è arrivato da Bonanni l’invito a «moderare i toni sia da parte di chi ci governa, sia delle parti sociali, e collaborare tutti insieme, come è successo in altre stagioni complicate della vita del Paese». E se «il governo non può pensare di avere il dono dell’infallibilità», le forze sociali devono «partecipare alla ricerca delle soluzioni più idonee, senza porre veti al confronto».
Un attacco a Monti è venuto anche dall’interno della Cgil, dalla categoria dei bancari, la Fisac, che invece ha dato ragione al presidente dell’Abi Mussari: «Una relazione, quella del presidente Mussari – ha detto il segretario Fisac Agostino Megale – attenta ai problemi del Paese e consapevole che la situazione delle banche è specchio della crisi più generale. Ed è stato molto importante e coraggioso il riconoscimento del ruolo e del valore della concertazione con il sindacato e delle relazioni industriali». Qui dunque l’affondo a Monti: «Ed è per questo che risulta inaccettabile che il presidente del consiglio, Mario Monti – ha aggiunto Megale – indichi invece come uno dei mali del Paese proprio la concertazione».
«Ora – spiega Megale – dopo il riconoscimento del ruolo del sindacato e di corrette relazioni industriali, bisogna avere consapevolezza che in uno scenario così difficile e complicato come quello delle banche – che da sole rappresentano oltre il 50% del volano dell’economia e degli investimenti e danno valore strategico per il Paese stesso – è arrivato il tempo in cui il valore aggiunto delle relazioni industriali si dimostri anche su un terreno più avanzato delle forme di governance e di partecipazione del sindacato e dei lavoratori».
«In ogni caso – ha concluso il leader dei bancari della Cgil – alle belle e importanti parole del presidente Mussari sul ruolo del sindacato e sul valore dell’ultimo contratto nazionale che nella crisi ha messo al centro l’occupazione, la difesa dell’area contrattuale del settore, il rilancio della contrattazione di secondo livello, ora devono devono seguire fatti concreti a partire dai comportamenti nei grandi gruppi bancari e alla costruzione di un vero e proprio patto con l’Abi, che rilanciando il contratto confermi la priorità dell’occupazione e della difesa dell’area contrattuale».