Incentivi per 490 milioni per favorire l’auto pulita e l’innovazione, in cambio all’impegno a non delocalizzare la produzione, con una dose di domanda di protezionismo europeo, con le accuse alla Corea di «concorrenza sleale», mentre Cédric Klapisch e Luc Besson gireranno degli spot per invitare a comprare auto made in France: ieri, il ministro del rilancio produttivo, Arnaud Montebourg, ha presentato il «piano auto» del governo, mentre Philippe Varin, pdg di Psa, spiegava ai sindacati le ragioni del programma di soppressione di 8mila posti di lavoro alla Peugeot-Citroen. In strada, gli operai di Aulnay, la fabbrica destinata alla chiusura nel 2014, hanno manifestato sotto le finestre della sede parigina di Psa e minacciato: «Saremo il vostro incubo». Aulnay è per tradizione la fabbrica più combattiva di Psa.
Il governo ha presentato un piano per venire in soccorso del settore auto, che in Francia impiega un lavoratore su dieci, anche se, come ha ricordato Montebourg, oggi nel paese si produce un milione di auto in meno di sette ani fa. È un mix di incentivi per favorire l’innovazione e di richieste di contropartite: i bonus per le auto pulite aumentano (da 5mila a 7mila euro per l’auto elettrica, su cui ha puntato Renault, da 2mila a 4mila per l’ibrida, specialità di Peugeot) e dovrebbe essere in parte compensati dai malus su auto inquinanti. Come vera nuova spesa ci sono 120 milioni per la piccola e media impresa dell’indotto auto, dove rischiano di essere persi 3 posti di lavoro ogni riduzione di personale nelle case automobilistiche. Lo stato, poi, si impegna a comprare écolo (il 25% delle nuove auto saranno elettriche o ibride), e viene sovvenzionata anche l’industria di riciclaggio, che dovrebbe permettere nuove assunzioni. Il piano di Montebourg si inserisce nell’ormai troppo lunga serie di sovvenzioni e incentivi che, nel corso degli anni, non sono riusciti a fermare il declino dell’industria automobilistica francese, affetta da un mercato ormai maturo (ci sono 38 milioni di auto che circolano in Francia e gli incentivi non fanno che anticipare le decisioni di acquisto), da case di dimensioni troppo piccole (Renault e Psa) e da una concentrazione nell’offerta di veicoli di piccole dimensioni, che danno meno margini di guadagno ai produttori.
Il pdg di Psa, Philippe Varin, ha accolto con sollievo il «piano» che favorisce l’auto pulita – «una cosa eccellente» – e, sotto la pressione del governo, dopo giorni di forti tensioni e rimproveri, ha promesso che cercherà «una soluzione per ogni dipendente» degli 8mila che perderanno il posto e che farà il possibile, senza altre precisazioni, per la «reindustrializzazione» del sito di Aulnay (dove non si produrrà più la C3 dal 2014). La Peugeot ha i conti in rosso, rivela Varin: ha accumulato 819 milioni di euro di perdite nel primo semestre di quest’anno, il fatturato è calato di più del 5% e sono necessarie economie per 1,5 miliardi. I sindacati hanno ottenuto la nomina di un esperto per analizzare la situazione: «Questo rimanda almeno la macchina dei licenziamenti» ha commentato Jean-Pierre Mercier, della Cgt di Aulnay.
Per il primo ministro, Jean-Marc Ayrault, «il governo ha scelto l’offensiva» per frenare le perdite di lavoro nel settore auto. Secondo Marie-George Buffet del Pcf, invece, è solo «un piano parziale». L’ex ministra si chiede: «Cosa dice il governo rispetto al piano di ristrutturazione di Psa? Niente». La destra si rallegra per il fatto che gli incentivi di Sarkozy vengono rilanciati, ma insiste sul fatto che il governo non fa nulla per abbassare il costo del lavoro. È questa una delle cause della crisi, secondo la direzione di Psa, smentita però dalle statistiche europee: in Francia il costo del lavoro non è più alto che in Germania, paese dove l’industria automobilistica è in attivo.
Incentivi a patto di non delocalizzare
