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FINESTRA INTERNAZIONALE. La Libia e il gioco d'azzardo imperialista
L’attentato che ha sconvolto Bengasi, uccidendo fra gli altri l’ambasciatore degli Stati Uniti, ha riacceso per un po’ i riflettori su quel che accade nella sponda sud del Mediterraneo. Ha squarciato il velo di omertà su quanto in realtà accade nel paese bombardato per mesi dalla Nato e così definito “liberato”. La guerra ha fallito anche in Libia. Così come era stato per l’Iraq e l’Afghanistan, quello che la guerra ha lasciato non è né libertà né democrazia, ma un caos permanente e una guerra civile e settaria che continua, anche se non raccontata. L’attentato di Bengasi svela come nel paese regni ancora il caos, come in realtà si siano aperte le porte ad un incontrollato sviluppo di forze integraliste. Le cronache non raccontano della proliferazione delle milizie e delle organizzazioni islamiche, che si contendono il potere non ancora consolidato del governo centrale, fantoccio delle potenze occidentali che lo hanno istallato con la forza. Così come le cronache non raccontano delle frequenti e drammatiche stragi in Iraq, l’ultima di pochi giorni fa.
Quello che viene rappresentato come uno scontro islam- occidente, frutto della rabbia scaturita dalla diffusione di un film idiota, è solo una parte di quello che sta accadendo nel mondo islamico. Una rappresentazione di questo tipo assolve l’Occidente e le sue responsabilità nell’avere portato la guerra nel medio oriente, nell’aver usato e aizzato l’integralismo e le divisioni interreligiose per portare avanti i propri interessi. Chi fomenta infatti i settori più reazionari dell’islam sunnita sono infatti i più stretti alleati degli Stati Uniti nell’area, l'Arabia saudita e il Qatar, il piccolo emirato che con Al jazeera detta i tempi e il flusso delle notizie a seconda dei propri interessi. Sono loro ad esempio ad armare le milizie in Siria, fomentando la guerra civile e la divisione per linee religiose della società siriana, impedendo una soluzione politica e negoziata alla crisi.
Quanto l’imperialismo abbia giocato con l’integralismo islamico in passato è storia nota. Quanto stia di nuovo giocando sulla frattura interreligiosa fra sciiti e sunniti è purtroppo una triste realtà. Che sta dilaniando un paese come la Siria, stretto fra il regime e un’opposizione armata da Arabia Saudita e Qatar, destabilizzando un mosaico pronto all’ebollizione come il Libano, per costruire le premesse all’alleanza dei paesi del golfo con i nuovi paesi sotto guida della fratellanza musulmana in caso dell’annunciato attacco all’Iran.
L’idea di una stabilizzazione in chiave moderata delle cosiddette primavere arabe non è affatto realizzata. Quello dell’imperialismo è un gioco d’azzardo che a volte può ritorcesi contro, come già è accaduto. A poco serviranno le prove di forza di Obama, che riutilizza una retorica imperiale per guadagnare consensi elettorali. Davvero un premio nobel fu mai tanto immeritato.
Il vaso di Pandora aperto con l’alleanza fra paesi del golfo, fratelli musulmani e Stati Uniti può riservare altre fratture e crisi. Questo piano serve a creare le condizioni per poter rimettere in discussione gli equilibri geopolitici nella zona. Il rischio di nuove guerre, di interventi ammantati di umanitarismo che in realtà hanno bel altri obiettivi economici e politici è sempre presente. Le prossime tappe annunciate sono Siria e Iran. Noi ci opponiamo e ci opporremo a qualsiasi nuova guerra, in Siria come in Iran.
Il tema posto dalle sollevazioni nel mondo arabo e nel Mediterraneo è anche un altro. Esiste una immane questione sociale, che è stata fra le cause dell’esplosione di tutta l’area. Una questione sociale a cui i nuovi governi di ispirazione religiosa non mettono mano, sopraffatti dalla crisi e dai loro alleati che impongono neoliberismo e riforme in nome del FMI e degli interessi imperialisti. Per fermare il gioco dell’occidente del divide et impera, il rischio di uno sbocco fondamentalista e di scontro interreligioso ed etnico, in questo contesto è decisivo che la sinistra araba, indebolita ma ancora presente, possa ritornare a giocare un ruolo in questi paesi. Per porre le basi di un’alternativa allo scenario di guerra permanente e settaria che si sta aprendo. Nel prossimo ottobre, a Palermo, insieme al Partito della Sinistra europea, incontreremo queste forze. Per proporre insieme un’alternativa alla barbarie della guerra, del neoliberismo, dell’imperialismo.
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