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Boia chi molla…

Tutto secondo copione alla regione Lazio, travolta dagli scandali sui fondi pubblici: Renata Polverini resta dov’è. Nel suo intervento in consiglio regionale, la presidente si è definita «vittima del sistema». Niente dimissioni. Continuerà a gestire una istituzione ormai impresentabile. Ma la guerra nel Pdl è tutt’altro che finita. Le opposizioni annunciano una mozione di sfiducia

Tutto come da copione per Renata Polverini. Nel suo intervento in consiglio regionale si è presentata nel ruolo della rinnovatrice, il volto pulito che non molla. Niente dimissioni, anzi, una volontà ferrea di andare avanti nella gestione di una regione Lazio ormai impresentabile. La prima mossa è stata la nomina della giovanissima Chiara Colosimo a nuovo capogruppo del Pdl e il dimezzamento delle commissioni consiliari, mentre appariva chiaro, dai volti in aula, che la battaglia è tutt’altro che conclusa. Franco Fiorito continua a giurare a tutti che quei 750 mila euro contestati sono stati gestiti secondo le regole: «Sono un capro espiatorio», ripete fino all’ossessione. La Polverini cerca di mostrare una sicurezza surreale, abbracciando la neo eletta a copogruppo del Pdl in aula, davanti ai fotografi che assediavano la seduta. Segnali, messaggi, una politica fatta di ammiccamenti.
L’opposizione ha deciso intanto di tentare l’affondo, annunciando la presentazione di una mozione di sfiducia subito dopo il voto dei provvedimenti di taglio delle spese di funzionamento del consiglio. Operazioni necessarie, ma che assomigliano ad un tentativo estremo di cacciare la polvere sotto il tappeto, nascondendo quei conflitti esplosivi che si annidano dietro alla guerra di dossier e di fatture sospette iniziata da un paio di mesi tra i due ex capogruppo, Franco Fiorito e Francesco Battistoni.
Per capire cosa accadde occorre per un momento allontanarsi dalla capitale, scendendo nella provincia profonda del Lazio, in quelle città divenute la chiave di volta nelle ultime elezioni regionali. L’immagine da cui partire è quella del funzionario del Pdl che nel 2010 arrivò in ritardo all’appuntamento per la presentazione delle liste, provocando il disastro – per il centrodestra – della mancata elezione dei principali esponenti del partito. Fu un evento casuale, ma che sconvolse l’equilibrio nella regione Lazio, dove, da sempre, a comandare era la politica romana, quella cresciuta attorno alle stanze del potere nazionale, sotto l’ombrello protettivo del Campidoglio. Per la prima volta in consiglio entrarono le ultime file della politica romana, esponenti di quelle liste di semplice appoggio.
Una vera pacchia per i tanti colonnelli della provincia profonda, che si trovarono in pole position, con in mano un potere mai immaginato prima. Zone come Latina – feudo di Claudio Fazzone – o come Frosinone – zona d’origine di Fiorito e, soprattutto, del presidente del consiglio provinciale Abbruzzese – e, non ultima, come Viterbo sono divenute, dal 2010 in poi, le vere piazze dove si decidevano le battaglie politiche regionali. Un vero disastro per il Pdl romano e per il gotha nazionale del partito di Silvio Berlusconi, che improvvisamente si è trovato con tanti fronti aperti, perdendo spesso il controllo delle tante battaglie interne in corso.
Viterbo è la città di due protagonisti di questa guerra intestina al centrodestra, Francesco Battistoni – l’ex capo gruppo che ha dovuto consegnare le dimissioni ad Alfano – e Angela Birindelli, assessore all’agricoltura entrata in giunta l’estate del 2010. La Procura di Viterbo sta approfondendo – in questo senso – i presunti rapporti tra Angela Birindelli e il giornale L’opinione, che di certo non è stato mai amico di Battistoni. Ma c’è di più. Una decina di giorni fa sul sito di Paolo Gianlorenzo – ex direttore dell’Opinione – sono apparse per la prima volta copie delle fatture estratte dai dossier di Fiorito, relative all’attività promozionale sponsorizzata dal Pdl della regione. Documenti che – secondo gli avvocati di Battistoni – sarebbero stati in parte falsificati. Una vicenda, questa, che sta interessando molto le procure di Viterbo e di Roma, che vogliono capire bene cosa stia realmente avvenendo.
La sensazione che si respirava ieri in consiglio regionale era quella di una resa dei conti imminente, con tane altre teste destinate a cadere.
Dietro la battaglia in corso c’è la preparazione della campagna elettorale più complessa e pericolosa della storia italiana. Con uno scenario in parte già visto tra il 1992 e il 1994.

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