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Da Ratzinger a Goldman Sachs: "Altro che elezioni, lo decidiamo noi chi va al Governo"

Avevamo un Governo di tecnici e ci ritroviamo un governo di servi. L’immagine è forte ma come raccontare altrimenti il difficile passaggio che sta attraversando il Bel Paese. Dalla libertà condizionata stiamo piano piano passando ai ceppi. Non bastava lo strozzinaggio della coppia Merkel-Draghi che per “salvarti la pelle” ti rompono le ossa senza nemmeno chiederti scusa. Non bastava il consiglio delle agenzie internazionali di rating a rimandare le elezioni previste, a scadenza naturale, nel 2013 perché “si rischia l’intabilità”.

Oggi scendono in campo altre specie di padroni: dal papa a Goldman Sachs è tutta una sequela di “consigli” e strizzatine d’occhio. Dalla trista lista teniamo fuori per il momento quel losco figuro di Sergio Marchionne che fino a qualche mese fa faceva l’arrogante e il superman ed oggi viene a battere cassa tenendo ben saldo in pugno l’inossidabile scettro del ricatto occupazionale. Lo teniamo fuori perché, purtroppo, il suo disegno è già compiuto. Dopo la Fiat ci sarà la Fiat, ovvero l’attacco forsennato ai diritti. Non paghi di aver destrutturato tutto l’impianto dei diritti costituzionali del lavoro ora un nuovo accordo, ritagliato sul modello di Fabbrica Italia, potrebbe bloccare i contratti aziendali. Assurdo no? Da una parte si introducono le defiscalizzazioni della produttività e dall’altra si congela proprio quel modello di relazioni sindacali. Ma cosa siamo diventati? C’è qualcuno che si pone questa semplice domanda?

Per carità, il punto non è Ratzinger, che in fin dei conti su nozze, aborto e fine vita fa il suo gioco e reclama la fedeltà alla linea da parte dei politici cattolici (ovviamente, visto che siamo prossimi alla campagna elettorale, promettendo qualcosa in cambio). Il punto è l’assoluta mancanza di reazione da parte del mondo politico e, oserei dire, di quello istituzionale. Il punto non è Goldman Sachs che dice di voler votare Pd. - grazie Goldmann Sachs che ci fai fare le elezioni! -. Il punto è che il Pd lo sbandiera sul sito come fosse un trofeo! Il riflesso che ci rimanda è terribile. Siamo la peggior specie di servi, quelli che baciano la mano del proprio padrone. Il paese è a pezzi, e si vede. Ma davvero vogliamo restare in Europa? Spread o non spread l’Italia è fuori. E lo è da tempo. Non ce la farà a rimanere perché, innanzitutto, la sua classe dirigente non è all’altezza, nonostante le grandi arie da tecnici e da europeisti (d’accatto). Non ce la fa perché la crisi ha costretto il popolo a raschiare il fondo del barile. Se vale il mercato, verrebbe voglia di dire, allora l’Europa è nostra. E’ di chi se l’è comprata a prezzo di innegabili e dolorosi sacrifici. E visto che questa classe politica non ci rappresenta perché innanzitutto non difende la nostra autonomia e la nostra sovranità, allora è meglio che si faccia da parte. A noi di fare i servi non ci piace.

Tutto questo schieramento di “azionisti” annulla qualsiasi discorso sulla riforma del sistema elettorale. Cosa andiamo a votare? I partiti rappresentano le firme in calce ad un programma o sono i docili esecutori di decisioni prese da altri?

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