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Ilva, la rabbia non si spegne

Blocchi stradali e operai sulle ciminiere. Prosegue lo sciopero di Cisl e Uil. L’azienda intanto informa di avere nuovi studi sull’inquinamento e minaccia ripercussioni per l’occupazione

Si è svolto senza tensioni il secondo giorno di sciopero all’Ilva di Taranto indetto da Fim Cisl e Uilm Uil (contrari invece la Fiom e il «Comitato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti»). L’astensione dal lavoro si concluderà questa mattina alle 7, in concomitanza con l’inizio del primo turno di lavoro.
Ieri, dunque, sono proseguiti i blocchi stradali sulle statali 7 Appia e 106 Jonica (per Metaponto e Reggio Calabria), e un altro blocco sulla strada provinciale per Statte. Anche dentro la fabbrica è continuata la protesta di alcuni gruppi di operai che sono saliti sulla torre di smistamento dell’altoforno 5, sulla passerella del camino E312 dell’area Agglomerato e sulla torre del gasometro dalla quale sono scesi soltanto in serata tre operai che avevano appeso lo striscione «Il lavoro non si tocca».
Anche gli aderenti al comitato «Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti» hanno continuano la loro protesta, bloccando per alcune ore l’uscita dallo stabilimento in corrispondenza della portineria C, per l’arrivo merci, sulla strada che dal rione Tamburi porta al comune di Statte. Poi, nel primo pomeriggio, il passaggio è stato liberato. Il comitato ha ribadito la sua posizione: «Gli operai non devono bloccare la città ma devono bloccare l’azienda e la produzione». Il comitato fa presente in una nota che «la presenza di cittadini, ora più che mai, è necessaria per sostenere gli operai in questa lotta».
Intanto, il presidente del Cda dell’Ilva, Bruno Ferrante, ha voluto dire la sua brandendo ancora una volta la minaccia del ricatto occupazionale, sostenendo che «se dovessimo andare al fermo o alla chiusura di alcuni altiforni, così come detto anche nelle decisioni dei custodi, questo evidentemente creerebbe problemi sia sull’attività produttiva che sui livelli occupazionali». Ferrante, intervistato telefonicamente nel corso della trasmissione di Canale 5 condotta da Maurizio Belpietro, è entrato anche nel merito di presunte nuove perizie epidemiologiche che raffigurerebbero scenari ambientali e sanitari per la città di Taranto differenti rispetto a quanto emerso negli ultimi mesi. «Si parla di emergenza sanitaria e di inquinamento terribile della zona di Taranto: ho chiesto delle perizie che sto ricevendo in questi giorni da personalità della scienza che mi raccontano una verità diversa. Mi raccontano che a Taranto non c’è emergenza sanitaria».
Chi sono queste personalità della scienza, non è dato sapere. Stesso dicasi per i dati forniti da queste nuove perizie. «Quando sarà il momento – ha aggiunto Ferrante – le consegneremo alle autorità che ne hanno titolo. Ora stiamo raccogliendo tutti i dati per dimostrare che non c’è emergenza sanitaria, che le condizioni ambientali di Taranto non sono tanto peggiori di tante altre realtà urbane del nostro Paese». Ferrante ha concluso ribadendo che l’Ilva andrà «in ogni sede giudiziaria» per far valere le ragioni dell’azienda. «Impugneremo subito la decisione del gip, nel frattempo però la decisione va eseguita. Questo non significa spegnere gli impianti, ma avviare il fermo di alcuni impianti con attività di risanamento, cosa che è già avviata».
Infine, sempre ieri a Taranto si è svolta la Conferenza nazionale delle delegate e dei delegati della Fiom sulla siderurgia, con la partecipazione del segretario generale Maurizio Landini, conclusasi con l’approvazione di tre ordini del giorno per un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile per la siderurgia. Nel corso del dibattito, che è stato concluso dall’intervento del segretario generale della stessa Fiom, Maurizio Landini, sono intervenuti, fra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa Puglia, Domenico Capodilupo, esperto di siderurgia, Massimiliano Del Vecchio, legale dell’Ufficio sicurezza Fiom, e Maurizio Marcelli responsabile Salute, Ambiente e Sicurezza della stessa Fiom.
Nelle sue conclusioni il segretario generale Landini ha sostenuto che quello dell’Ilva nello stabilimento di Taranto, non è certo l’unico modo di produrre acciaio, e ha osservato che sarà impossibile risolvere i problemi ambientali e di salute posti dallo stabilimento senza che vengano nuovi e robusti investimenti. Investimenti rispetto ai quali si potrebbe anche pensare a forme di prestiti pubblici, facendo chiaro riferimento alla Banca Europea degli Investimenti. Ma il dubbio è che a questo punto sia davvero troppo tardi.

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