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Barbarie della civiltà

Il film su Maometto che ha provocato tumultuose manifestazioni e morti nei paesi islamici è un’offesa palese e brutale dei sentimenti altrui. Vendere l’offesa gratuita come libertà d’espressione è un mestiere (remunerativo) in cui alcuni mezzi d’informazione eccellono. Tra costoro si distingue da alcuni anni «Charlie Hebdo» un giornale satirico francese che nel 2006 aveva ripubblicato le vignette su Maometto uscite su una rivista danese. Quelli del «Charlie Hebdo» non sono tanto rozzi da sostenere che aggredire i sentimenti dei musulmani sia una cosa buona. Il loro ragionamento è più sottile: per quanto scorretto il film su Maometto sia la reazione dei musulmani è intollerante e subirla metterebbe in serio pericolo la libertà d’espressione.
A sostegno di questa posizione un’altra razione di vignette sul profeta. Il moto di questi fondamentalisti della provocazione è: «siamo tutti offensori in nome del diritto di parola» (del tipo «siamo tutti ebrei» o «siamo tutti palestinesi», in nome dei diritti dei popoli, con la differenza che ebrei e palestinesi non sono cretini). Se offendi pesantemente la madre o il padre del tuo vicino di casa e prendi un cazzotto che c’entra la libertà d’espressione? A meno che non vuoi dimostrare che l’altro è intollerante magari per dargli un cazzotto più forte. Qui la distinzione tra tolleranti e intolleranti diventa problematica. Che nelle democrazie occidentali ci sia una maggiore libertà d’espressione rispetto al resto del mondo è un fatto evidente. Che gli occidentali siano più tolleranti degli altri è lecito dubitarne: due guerre mondiali e lo sterminio degli ebrei ci dovrebbero insegnare maggior prudenza (e una certa preoccupazione per la nostra memoria corta). Chi sostiene la superiorità culturale dell’Occidente dimentica che la superiorità culturale non è superiorità etica. Dimentica anche che lo sviluppo culturale si realizza attraverso l’incontro tra culture diverse e la cosa più importante non è quale cultura è migliore ma che lo scambio sia paritario sul piano del desiderio.
I tifosi della Civiltà Occidentale si atteggiano nei confronti degli islamici come maestri alla ricerca di allievi su cui affermare la propria superiorità. Non desiderano educare (ammesso che abbiano qualcosa da dire), aspirano alla divisione permanente tra sapienti e ignoranti. Il narcisismo culturale che ispira «Charlie Hebdo» (e i tanti suoi analoghi) è un narcisismo di morte, non sostiene la vita che è in noi, la vita che ci rende desideranti e ci porta ad amare l’alterità. E’ un amore proprio che non afferma i nostri valori ma sminuisce i valori degli altri; così distrugge lo scambio e ci impoverisce, ci inaridisce. Pur non essendo (ancora) dominante ci deve preoccupare per il suo valore di sintomo. Non ci sono orde barbariche che incombono su di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di inventare i barbari.
Messi di fronte alla difficoltà di farsi carico delle grandi (e a volte terribili) contraddizioni che attraversano la nostra storia e il nostro presente (il «disagio della civiltà» secondo un’espressione di Freud) preferiamo negare i mostri che periodicamente ci abitano e di proiettarli dove cogliamo la potenzialità di un magnifico «capro espiatorio». Se Maometto non viene alla montagna, la montagna va da lui. Non lotta tra civilità (sottintesa come lotta di civiltà contro i barbari) ma barbarie della nostra civiltà.

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