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Il cattolico di frontiera che piace ai comunisti

Intervista ad Antonio De Lellis, 49 anni, padre di 4 figli, termolese candidato alla carica di presidente della Regione con "Rivoluzione democratica", lista nata nel mondo dell’associazionismo, agganciata al movimento nazionale "Cambiare si può" a sostegno dell’ex Pm Antonio Ingroia. Commercialista impegnato socialmente a sostegno degli emarginati e referente di Pax Christi, De Lellis racconta come è nata l’idea di affrontare la sua prima esperienza in politica e spiega le proposte alternative al "sistema". «Vogliamo sollecitare gli astensionisti, i disaffezionati alla politica, per ricoinvolgere i cittadini e convincerli che senza una partecipazione diretta o indiretta alla vita sociale non ci può essere alcun progresso, né personale, né collettivo».

In un quadro politico ormai distante anni luce dai cittadini, sempre più nauseati dai soliti faccioni e dalle malefatte della casta, nasce un nuovo esperimento, che si propone come alternativo al "sistema". Capace di tenere insieme il mondo dell’associazionismo, quello cattolico di frontiera, e il partito anticlericale per eccellenza, Rifondazione comunista. Ed è così che il ‘guerrigliero’ Italo Di Sabato ha stretto la mano al "cattolicissimo" Antonio De Lellis, termolese, cristiano impegnato attivamente nel sociale, protagonista di numerose battaglie, da quella sull’acqua a quella contro il nucleare e alle trivellazioni, e referente della diocesi. E’ lui il quinto candidato alla presidenza della Regione, designato dall’assemblea “Cambiare si può”, espressione locale del movimento sociale nazionale, confluito tra le liste che alle politiche appoggiano l’ex Pm di Palermo Antonio Ingroia, in corsa come aspirante premier con “Rivoluzione civile”.

Alla sua prima esperienza politica, De Lellis guiderà la formazione “Rivoluzione democratica”, che in Molise ha il sostegno, oltre che di movimenti civici come Alba e Laboratorio progressista, del Prc e anche dei Verdi. Quarantanove anni, sposato da 25, 4 figli. De Lellis gestisce uno studio di consulenza tributaria. Nato in Venezuela, vive a Termoli dal 1971. E’ tra i fondatori della comunità ‘Il Noce’, che ospita tossicodipendenti, alcolisti e senza fissa dimora, e del centro per richiedenti asilo politico nella fattoria Di Vaira a Petacciato. Dal 2011 è anche referente regionale di Pax Christi, ed è tra gli ideatori della Fondazione Milani. In questa intervista racconta perché ha deciso di correre alle elezioni, che cosa pensa del centrosinistra, che questa volta andrà ancora più frammentato alle urne, e del “sistema” al quale “Rivoluzione democratica” vuole rappresentare l’alternativa, con le sue proposte programmatiche.

Dall’associazionismo alla politica, ci spieghi i motivi della sua decisione di candidarsi.
«Voglio prima di tutto ringraziare l’assemblea che mi ha designato. Per me è stata una scelta molto faticosa, che ha significato non solo assediare i palazzi del potere dall’esterno, ma tentare di portare un nuovo metodo di lavoro e di ascolto dei problemi della popolazione. L’impegno nel sociale si è spesso scontrato con le difficoltà di comunicazione con gli amministratori locali. Girando per l’Italia e per il Molise, ho fatto tesoro dell’ascolto e della sofferenza gli ultimi, di chi ha problemi e dei cittadini che vivono con distanza il rapporto con la politica e non vi partecipano».

E dunque? Da qui nasce la decisione?
«La svolta c’è stata con l’esperienza dei movimenti per la pubblicizzazione dell’acqua e in occasione dei referendum, dove ho constatato l’assenza quasi totale di attenzione da parte dei partiti politici nei confronti di una battaglia che vedeva l’acqua come punto di partenza per una nuova forma di democrazia partecipata, dal basso. Ho scoperto quanta voglia di partecipazione c’è intorno ai beni comuni, e quanto desiderio c’è di essere ascoltati. Una spinta ulteriore alla candidatura è derivata dall’attuale situazione di stallo della politica locale, inadeguata per far fronte alla crisi economica e finanziaria».

Non teme di rischiare una contraddizione, se dovesse passare dall’altra parte della “barricata”?

«Come associazioni e movimenti siamo la voce della società, e per restare la ‘voce’ e non una voce tra le tante, ho chiesto a chi parteciperà attivamente al progetto candidandosi di assumere una posizione diversa, evitando la confusione tra i ruoli. Le stesse persone che portavano avanti le battaglie sociali e civili, ora, esponendosi politicamente, devono lasciare ad altri questo ruolo, operando in reciproca collaborazione ed esercitando la possibilità di critica».

Lei appartiene al mondo del terzo settore, abituato a operare nel silenzio e lontano dai riflettori. Che cosa sente di dire a tutti quei cittadini che sono nauseati dalla politica? 

«Rivoluzione democratica nasce proprio per sollecitare gli astensionisti, i disaffezionati alla politica, per ricoinvolgere i cittadini e convincerli che senza una partecipazione diretta o indiretta alla vita sociale non ci può essere alcun progresso, né personale, né collettivo».

La sua candidatura è stata accolta molto bene da Rifondazione comunista. Che cosa ne pensa, da cattolico, legato attivamente al mondo diocesano?

«Il tentativo di collaborazione con i partiti negli anni precedenti di battaglie sociali e civili ha trovato come riferimento, centro di ascolto, un piccolo partito quasi inesistente, marginale, che però ha al centro la stessa lettura critica del liberismo che hanno i movimenti e la stessa attenzione alla giustizia sociale. Nel momento in cui abbiamo deciso di intraprendere certi percorsi non abbiamo chiesto alle persone da dove venivano, ma dove volevano andare, e di procedere insieme se la direzione è la stessa».

Come hanno reagito negli ambienti della diocesi?
«Le prime reazioni sono di attenzione, rispetto per un cattolico che ha scelto di impegnarsi attivamente in politica. Mi hanno detto di stare dalla parte giusta, e la parte giusta di un cattolico è quella appunto degli ultimi, di chi non ha voce».

Non pensa che la sua candidatura contribuirà a spaccare ulteriormente il centrosinistra? Che tra gli effetti ci possa essere la riconsegna della regione nelle mani di Michele Iorio?
«Il percorso del progetto socio-politico di ‘Cambiare si può’ approdato in ‘Rivoluzione democratica’ è assolutamente inclusivo, rivolto a tutti coloro che credono che il sistema liberista, che sottrae diritti, ambiente, e crea un benessere effimero o comunque breve e a tutti quelli che credono che la sia di uscita sia nella costruzione e tutela del bene comune. Tutti sono invitati a partecipare». 

Sì, ma il rischio è comunque concreto…
«La nostra proposta è comunque rivolta al partito del 50 per cento gli astensionisti, non vogliamo vincere ma convincere, portare al voto tutte le persone stanche della politica, sorde agli interessi fondamentali delle persone. L’obiettivo non è frammentare il centrosinistra, ma tornare a far partecipare la gente, che al momento non è né di destra, né di sinistra, ma è solo stanca, afflitta e disperata».

Quali saranno i punti salienti del suo programma?
«Abbiamo stilato un manifesto, in cui ci riconosciamo. La lista civica propone una lettura della crisi suddivisa in 4 ambiti: economico, ambientale, sociale e democratico. Per ognuno sono proposte delle soluzioni, riassunte nello slogan ‘+Diritti, +partecipazione, +tutela e valorizzazione dei beni comuni. Il nostro approccio è antiliberista, di sinistra, ma quella vera della tradizione, basato sulla circolarità dell’informazione e della formazione, sulla cultura della legalità e della giustizia sociale, su un modelli di sviluppo non invasivo, sostenibile, preventivo rispetto a crescenti forme di disagio. Vogliamo fare in modo che i giovani che hanno usufruito delle risorse dei genitori investano il proprio sapere nei territori di appartenenza. La famiglia, le convivenze, il patto generazionale e la circolarità del risparmio sono per noi fondamentali. Le risorse finanziarie di nonni e padri vanno reinvestite per figli e nipoti».

Lei è termolese, unico candidato presidente per una città che da anni è considerata la Cenerentola del Molise sotto il profilo politico. Nella sua scelta c’è anche una voglia di riscatto per Termoli?
«Per noi il ruolo del Basso Molise è stato sottostimato, sottovalutato e invece è uno dei polmoni della regione. E respirare con un solo polmone non è facile. Bisogna valorizzare i piccoli comuni, del medio e alto Molise, e le aree più abitate del Basso Molise, allo stesso modo».

Ci sono già candidati alla carica di consiglieri che correranno al suo fianco?
«La lista è unica, si chiama ‘Rivoluzione democratica’. I primi nomi dei candidati consiglieri sono quelli di Emilio Izzo, Mino Dentizzi, Celeste Caranci».

Che cosa pensa del Movimento 5 stelle, anche questa realtà esclusivamente “civica”?
«Rappresenta un’esperienza zoppa, perché non ha le gambe della democrazia interna, pur portando avanti valori, esperienze e stili di vita che possono essere considerati contrari all’attale sistema politico, economico e sociale. E’ un voto di protesta, mentre il nostro è alternativo e costruttivo. A questo proposito voglio dire che è indispensabile votare la lista, per l’idea di cambiamento e partecipazione senza le quali non possiamo assumere il nostro destino. Invito tutti a esercitare l’etica della responsabilità».

E di “Costruire democrazia” e del suo leader Massimo Romano?
«Il divorzio con ‘Costruire democrazia’ si è consumato definitivamente nel momento in cui questo soggetto politico ha creduto opportuno tentare una collaborazione con Oscar Giannino, propugnatore di un modello di sviluppo iperliberista. Pur essendo stato invitato a partecipare, e pur avendo partecipato al percorso di ‘Cambiare si può’, Romano non si è sottoposto al confronto con l’assemblea. Noi non vogliamo cambiare Iorio, ma il sistema Iorio, fatto di una mentalità clientelare che crea privilegi, passività e inefficienza, e non guarda al bene comune».

Come giudica invece il Pd?
«Non si riconosce nella linea politica alternativa, non ha ascoltato i movimenti sociali, ed è stato troppo distratto rispetto a scelte di profonda ingiustizia sociale operate dal governo locale, diventandone complice. Tutti coloro che non si riconoscono in una lettura critica dell’attuale sistema e in soluzioni alternative che mettono al primo posto diritti e solidarietà sono avversari politici in quanto tali».

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