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Ricetta Marchionne a Piano Lago
La crisi economica, nata dalla speculazione selvaggia di imprenditori e speculatori vari, è stata l’occasione in cui padroni e padroncini hanno regolato qualche conto in sospeso con i sindacati che fanno bene il loro lavoro. Il messaggio è chiaro: nella crisi i diritti e la dignità dei lavoratori vengono trasformati in presunti ostacoli alla produttività, qualsiasi elementare conquista dei lavoratori e del movimento operaio diventa un problema e chi le difende un nemico. Con la scusa del calo della produzione Lutirom e Lazzurra, due aziende che hanno la commessa per l’assemblaggio di raccordi metallici dall’Alfagomma di Piano Lago (Cs), licenziano 13 operai/e: guarda caso tutti iscritti alla Fiom. Nessuno nega che ci sia la crisi e che la domanda sia diminuita, ma la soluzione non è certo licenziare gli operai sindacalizzati. Il reale obiettivo di tutto questo è, nella scia dei ricatti di Marchionne e delle riforme Montiane, costruire la solitudine dei lavoratori, cacciare il sindacato per lasciare campo spazio solo alla presunta universalità delle ragioni “dell’impresa”. Per cui alle sorelle Guarascio, che guidano la Lutirom e Lazzurra atteggiandosi da “imprenditrici” ma incarnando invece solo l’ennesimo esempio di “prenditrici”del nostro territorio, non andava proprio giù che ci potesse essere chi diceva no alle ore di straordinario non retribuito, alle norme di sicurezza non rispettate. Nella crisi, grazie all’aiuto di governi complici (vedi l’eliminazione dell’art.18 da parte del governo Monti), gli imprenditori applicano ricette che nulla hanno a che vedere con la crescita del benessere collettivo e la ripresa economica ma funzionali solo ad abbassare i diritti per puntare sul basso costo del lavoro, a massimizzare i profitti aumentando precarietà e sfruttamento. Cosi, invece di uscire dalla crisi perpetuano le ragioni che l’hanno creata, invece di puntare su ricerca e innovazione provano a competere sul mercato internazionale abbassando stipendi e sicurezze. Per fare questo devono cacciare dalla fabbrica quei lavoratori e quei sindacati indisponibili al compromesso e all’imbarbarimento imposto da chi vuole trasformare il lavoro in puro sfruttamento, riportando le fabbriche in uno stato ottocentesco in cui persino il limite massimo di 8 ore di lavoro giornaliere non viene rispettato. In realtà gli unici che andrebbero licenziati sono i padroni come le sorelle Guarascio che si sono viste regalare un comparto produttivo, pagando briciole e sfruttando al massimo i lavoratori. E’ sintomo di un’inaccettabile imbarbarimento il fatto che 14 madri e padri di famiglia infoltiscano la schiera dei disoccupati solo perché sindacalizzati, solo perché decisi a far rispettare i propri diritti. Noi di rifondazione comunista pensiamo che si possano e debbano garantire il lavoro e i diritti, che l’occupazione va salvaguardata assieme a diritti e dignità. Per questo siamo al fianco dei lavoratori e Mercoledi saremo con loro davanti alla fabbrica contro una classe imprenditoriale spietata e criminale, che specula e guadagna a scapito dei diritti e della salute dei lavoratori.

Francesco Campolongo, Francesco Saccomanno, Francesco Iannuzzi, Renato Siragusa

Comitato Politico Rifondazione Comunista

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