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"Meglio un magistrato candidato premier che un Parlamento pieno di corrotti". Intervista a Gabriella Stramaccioni

Flavio Lotti nell’intervista a ‘Controlacrisi’ ha parlato di una società civile che non può non partire da un profondo senso di responsabilità nel rapporto con le istituzioni e con la politica.

Condivido la riflessione di Flavio Lotti sul concetto di responsabilità, anche perché fa parte di un percorso condiviso insieme. La società civile deve compiere un passo in avanti però stando con i piedi per terra. Che significa anche tenere in considerazione il funzionamento della democrazia in questo paese. I partiti sono previsti dalla Costituzione della Repubblica italiana come unico strumento per poter legiferare e stare in parlamento. Partendo da questa constatazione, che sembra ovvia ma va ripetuta bisogna cercare una via che tenga conto di tutte le istanze. E’ sbagliato pensare a una società civile buona e a una politica cattiva. Abbiamo conosciuto tanti amministratori per bene e tanta società civile che di fatto ha lavorato male. Cosa significa società civile, non avere la tessera di un partito? No, non credo. Società civile vuol dire essere organizzati per il bene comune. A questo patrimonio e a questi percorsi che ha permesso di difendere i diritti facciamo riferimento.

Questi ultimissimi mesi sono stati difficili nel costruire un rapporto tra società civile e politica…

Sappiamo che c’è un cammino difficile da fare. Libera ha vent’anni di percorso. Così come con l’esperienza di 'Cambiare si può' abbiamo rimesso in moto una pratica concreta e costruito un luogo in cui si sono incontrate forze ed esperienze prima distanti. Certo, abbiamo bisogno di maggiori tempi di sedimentazione. Comunque si tratta di una esperienza bella. E’ evidente che Rivoluzione civile è lo strumento che ci siamo dati, stante questa condizione, per poter organizzare un soggetto che possa rientrare in Parlamento. Cioè, istanze che altrimenti sarebbero rimaste fuori come un pezzo di cultura di sinistra che è stata espropriata di questa possibilità.

Aver personalizzato un lista in che misura può aiutare questo percorso?

Parto da un presupposto, dal punto di vista della società civile impegnata aver candidato Ingroia vuol dire implicitamente aver dichiarato fallimento, cioè che da soli non siamo riusciti a produrre altro. Detto questo, sono più preoccupata dalle persone corrotte che non da un magistrato che scende in politica. Nella mia esperienza ho sempre cercato di far politica. Gli apolitici non esistono tra chi si impegna nella società. Del resto abbiamo fatto Libera per incidere in termini politici nella società. E oggi siamo all’unica lista che non ha indagati nelle proprie fila.

E’ stata difficile questa fase di formazione delle liste? Come l’hai vissuta?

Così come la seconda fila dei candidati al Parlamento, parliamo di esperienze che vengono dalla società e dai movimenti. I militanti dei partiti non sono persone che vivono su marte e sono staccate dalla società reale. Fanno le lotte e stanno raccogliendo le firme nei banchetti. Ho trovato molta più gente nei partiti disposta a dare il proprio contributo anche sostanziale sapendo di non essere eletto che non dalla società cosiddetta civile. Certo quella della formazione delle liste è stata una fase difficile. Si sapeva dall’inizio che sarebbe stata una scelta complicata. Eleggeremo dai dieci ai diciassette candidati. Ingoria ha preteso l'inserimento di chi ha fatto percorsi nelle lotte sociali. Stante i temi e le modalità organizzative si è cercato di fare il massimo con pochissimi giorni a disposizione.

Tu ti sei candidata in Calabria, una scelta coraggiosa e difficile…

C’era un problema aperto in Calabria e ho scelto di lasciare i collegi più sicuri. Vado come numero due in Calabria perché credo a certe esperienze radicate nel territorio . Molti politici sono scappati da quella terra, ma quella terra non va lasciata sola.. In Calabria c’è un alto tasso di mafiosità ma quel tasso è alto perché ormai c’è un meccanismo corrotto che ha sostituito il diritto con il favore. Se la politica continua a rappresentare interessi di parte continuerà ad essere un sistema tribale. Ora però noi dobbiamo sostenere quelle tante energie che questa terra non l’hanno lasciata. A Reggio Calabria sta nascendo un movimento contro il pizzo. Libera conta già sessanta commercianti. Il cambiamento è possibile e bisogna dare una mano.

Non credi che ci sia il rischio di dar vita a una forza politica panzgiustizialista?

Una cosa che ho imparato è che se lo Stato funziona garantisce democrazia e giustizia. Noi abbiamo conosciuto un Stato infedele a questo principio. Una giustizia forte con i forti è il primo presupposto. La cosa che mi ha convinto di Ingroia è che è uno dei pochi magistrati che ha deciso di portare a processo lo Stato infedele. E noi sappiamo quanto sia importante uno Stato che riprenda la capacità di difendere i cittadini. Non è giustizialismo ma una aspirazione a una giustizi vera e giusta.

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