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La nostra Thissen. Riflessioni su Rivoluzione Civile e Questione Meridionale. (Rocco Tassone, segretario regionale PRC Calabria)

Si è conclusa positivamente la fase di convergenza delle forze politiche e dei movimenti di opposizione sociale al governo Monti sul progetto di costituzione di un polo autonomo della sinistra antiliberista. Si parte con la Rivoluzione Civile. Adesso si lavora alla formazione delle liste ed all’affinamento della piattaforma programmatica. Le due cose sono intimamente collegate: occorrerà decidere di coinvolgere “chi in rapporto a che cosa” ed è quest’ultimo aspetto (il “che cosa”) che ci preoccupa come meridionali.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un florilegio di sigle, gruppi, associazioni, singoli, con tanto di siti internet e blogs vari, ciascuno con il proprio elenco di punti “irrinunciabili”. Me li sono ripassati tutti, meticolosamente, rilevando una sconcertante quanto mortificante verità: la completa derubricazione della questione meridionale. Questo dato non è casuale, né momentaneo. E’ la naturale conclusione di un processo in atto negli ultimi anni e che coinvolge tutta la sinistra, per la quale la questione meridionale risulta rimossa addirittura a livello psicologico. L’esempio concreto che riporto di seguito dimostra la cruda innegabilità di questo processo di rimozione. Dell’incidente alla Thissen e delle sue terribili conseguenze se ne continua a parlare a distanza di tanto tempo, con richiami e commemorazioni annuali. Io aggiungo, che è giusto e che bisognerà parlarne fino a quando avremo fiato. Dell’incidente avvenuto negli agrumeti di Rossano, dove sono morti in un colpo solo sei lavoratori con una dinamica da film horror, se n’è parlato poco e male. Classificato come un fatale incidente ferroviario, l’episodio ha avuto qualche strascico sui mezzi di informazione per un paio di giorni a seguire per la cinica guerra delle pompe funebri, i cui titolari hanno fatto a botte per accaparrarsi cadaveri. Poi l’oblio. Niente indignazione sui siti, niente analisi sui blogs. Eppure la morte di quei sei lavoratori agricoli presso il cancello ferroviario di Rossano è la “summa” della drammaticità ed attualità della questione meridionale, dell’arretratezza e dell’abbandono a cui sono condannati questi territori con infrastrutture da terzo mondo, fatiscenti ed obsolete. Insomma, a nessuno sovviene che per noi calabresi la nostra Thissen sono gli agrumeti della Sibaritide e della Piana di Rosarno e che la pressa insicura e pericolosa della Thissen equivale al cancello sulla ferrovia ionica antidiluviana tra due aranceti in quel di Rossano.

Nelle assemblee dello scorso dicembre si è fatto a gara su chi è più partigiano della costituzione italiana. Essa, all’articolo cinque, recita che la repubblica è una ed indivisibile. Tuttavia inviterei tutti questi partigiani, domandando loro se questa è Italia, a fare un giretto per Scampia, o nella periferia di Palermo, o nei ghetti degli africani di Rosarno, o nei tuguri dei rumeni della Sibaritide. Certo, geograficamente lo è. Tuttavia è un’altra Italia, che testimonia come la repubblica è ben lungi dall’essere unica ed indivisibile.

Formulare dieci punti irrinunciabili contro l’Europa dei banchieri, contro il liberismo del governo Monti e della maggioranza ABC che l’ha sostenuto, et ceteris rebus, non è complicato. Poi, magari, viene fuori qualcuno che recrimina sull’assenza dell’undicesimo punto. Ciò mentre ognuno reclama la priorità dei propri dieci rispetto ai dieci dell’altro. Ma noi, come meridionali, ci poniamo questa domanda: se si dovesse riuscire (come tutti auspichiamo) ad integrare i punti di programma dei vari soggetti del progetto “Rivoluzione Civile” in un’unica piattaforma programmatica, ciò sarebbe sufficiente rispetto ai problemi della frattura tra Nord e Sud del Paese? Purtroppo la risposta è: no!

La frattura è netta ed oggettiva. Si potrebbe snocciolare la sfilza dei dati sulla serie storica del PIL, degli investimenti industriali endogeni ed esogeni, degli investimenti infrastrutturali e dei loro esiti. Tralasciamo per economia di contesto. Per avere una visione “fotografica” della frattura è sufficiente il solo istogramma sull’andamento della disoccupazione in Italia negli ultimi venti anni.

Il grafico si commenta da se! E’ necessario aggiungere che il dato relativo al Mezzogiorno ed alla Calabria è “al lordo” delle politiche specifiche per il sud, nazionali e dell’Unione Europea.

La Calabria - oltre gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno, della legge 64, della legge 488, dei FAS (fondi per le aree sottoutilizzate) - nel periodo di riferimento del grafico (venti anni compresi tra il 1992 ed il 2012) è stata destinataria di 4 piani di attuazione dei fondi europei; dal primo piano FESR 1991/’93 all’ultimo POR 2007/2013, passando per il POP 1994/1999 e per il POR 2000/2006. Si tratta di interventi la cui massa finanziaria fa impallidire il Piano Marshall. Ciò nonostante in Calabria si rileva nel 2012 un tasso di disoccupazione del 19.83%: quasi il doppio del dato annuale del 1992 (11.26%). E’ evidente che le politiche specifiche per il sud, nazionali e dell’Unione Europea, sono state assolutamente inefficaci. Io aggiungo: dannose!

Alla luce di ciò, non ci vuole molta fantasia per individuare i collegamenti diretti tra la situazione degli africani di Rosarno (che non può essere ridotta ad una mera questione umanitaria) o la strage di operai di Rossano e le politiche di cui sopra. Anche qui, per economia di contesto, tralasciamo una trattazione di dettaglio.

Per concludere, i meridionali (e tra essi i calabresi) per votare le liste della Rivoluzione Civile avranno bisogno di più del nome di grido in testa alla lista. Avranno bisogno di non vedersi rimossi, obliterati, abrasi, nei ragionamenti e nelle proposte di chi gli chiede il consenso.

Come dirigente comunista calabrese mi prenderò la briga di integrare “a piacere” in campagna elettorale le piattaforme nazionali. Non so se sarà sufficiente. Sarebbe sicuramente opportuno che la piattaforma programmatica unitaria della lista “Rivoluzione Civile” contenesse esplicitamente il seguente punto: Revisione radicale degli strumenti nazionali di intervento per il Sud e rinegoziazione del quadro normativo dei fondi strutturali dell’Unione Europea per le regioni ex “Obiettivo 1”. Non sarebbe tutto, ma sarebbe un buon inizio…

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