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"Rivoluzione civile fa paura. Per questo ci negano gli spazi". Intervista a Sandra Amurri

Società civile e crisi della politica. Oggi tutti parlano di impresentabili…

Sì, certo. Basta partire dall’ultimo fatto di cronaca, quello di Cosentino che non viene ricandidato e scappa con la lista per capire a che livelli siamo. E’ il segno del degrado più basso che un paese possa toccare. Non c’è più alcun rispetto per i cittadini e per le regole della democrazia. Quando noi al ‘Fatto quotidiano’ denunciavano che una persona così potesse candidarsi, la politica, tutta, non ne ha fatto certo una questione di emergenza. Eppure i segnali c’erano tutti. La politica ha taciuto e basta. E questo ti dimostra quanto ci sia innanzitutto una emergenza di informazione. Non bisogna mai dimenticare che i cittadini si ribellano quando c’è consapevolezza; senza, non è possibile vivere nessuna primavera. Non fare una legge sul conflitto di interessi ha fatto sì che oggi stiamo pagando un prezzo molto alto come cittadini. E questa sarà una battaglia molto precisa e determinata di Rivoluzione civile.

Nella tua attività di giornalista ti sei occupata molto di Ilva. Cosa pensi dello scontro che il Governo ha aperto con i magistrati?

L’Ilva la seguo da dieci anni. Ho una conoscenza profonda e dico che è la fotografia della politica italiana che non governa i processi ma si fa governare dai poteri. L’Ilva tiene in mano l’agenda vera di questo paese e anche in questa occasione e di fronte all’emergenza sanitaria drammatica la politica cede di fronte al ricatto occupazionale. Bene, ma allora questi operai dove devono andare? Vendola che si accorge che non basta più nemmeno il decreto e che adesso bisogna fare l’arbitrato: no, dico, non è possibile! Dobbiamo dire sì al rispetto delle regole, e basta. La magistratura applica la legge.

Una domanda legata meno all’attualità ma ugualmente importante per i percorsi di Rivoluzione civile, che si trova di fronte al nodo di costruire una prospettiva unificante per filoni di diversa provenienza.

E’ ovvio che tutto ha un filo comune. Tutte le persone e i movimenti che contribuiscono a creare spazi e strumenti per la ribellione dei cittadini sono utilissimi. E Rivoluzione civile li deve far convergere e far propri. Orlando, De Magistris e tanti altri hanno gettato dei semi importanti. Noi tutti abbiamo valori comuni. E’ un paese che ha bisogno di respirare i valori, e di viverli. E’ un dato culturale. Dobbiamo innanzitutto essere d’esempio. I giovani hanno bisogno di esempi positivi. Noi li abbiamo avuti. Oggi i giovani non sanno più dove posare il loro sguardo. Dobbiamo essere una forza eticamente attiva e propositiva.

Non credi che il terreno dell’informazione sia una grande sfida anche per Rivoluzione civile? Da quello che vediamo alla fine vince la formula della politica spettacolo e dell’agguato in diretta.

L’informazione sta dando di sé quello che ha sempre mostrato, ovvero la sottomissione al potere. In un periodo elettorale, denso di tensioni e di candidati che non parlano letteralmente di contenuti ma di astratte e indecifrabili formule politiche, l'informazione sceglie comunque di stare dalla parte del più forte. Questa informazione si sta già adeguando a quelli che saranno i nuovi vincitori. Sanno che arriverà il gruppo di Bersani e quindi sono pronti a servirli. La presidenza della Rai l’ha nominata Monti, e i direttori di rete l’ha nominati Bersani. L’informazione più è libera e più fa del bene. La politica alta non ha paura di confrontarsi sui contenuti veri, altro che agguati. E quindi lo strumento deve essere quello della ribellione e dell’informazione il più possibile capillare e precisa. Dobbiamo informare i cittadini di quello che sta accadendo. L’altra sera, per quello che è accaduto con Sallusti a La7, i cittadini sono rimasti sconvolti. Viene invitata una nuova forza e non la si fa parlare su quello che vuole fare. E si permette a Sallusti di dare del mascalzone a Ingroia. Credo che questo, raccontato nel modo giusto, alla fine gioca a nostro favore perché vuole dire che facciamo paura. E se facciamo paura ci impediranno di parlare negandoci gli spazi. Quello che sta accadendo in queste ore con l'esclusione di Ingroia dal parterre della Conferenza programmatica della Cgil di venerdì a Roma è davvero una cosa incredibile.

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