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"Centrosinistra e centrodestra oscurano i veri problemi delle persone". Intervista a Giovanna Marano

Hai già fatto una competizione elettorale pochi mesi fa in Sicilia come candidata alla presidenza. E quindi la mia prima domanda è sul confronto tra quanto è accaduto in Sicilia e la tornata elettorale nazionale.

Sono passati solo tre mesi e sembra che siano passati tre anni. Il quadro politico nazionale offre tutta una serie di novità che davvero hanno cambiato la situazione. Primo, elemento che mi pare assolutamente evidente, è che l’Udc era alleata del Pd in Sicilia e oggi invece non sono insieme a livello nazionale. La seconda osservazione riguarda il centrodestra, che si è ricomposto. A sinistra, visto che ho avuto l’onere di entrare in una situazione di emergenza in cui c’era comunque la sinistra siciliana al gran completo in coerente antimontismo, c’è una maggiore disarticolazione con Sel che ha partecipato alle primarie del Pd e Rivoluzione civile che non è certo la sommatoria delle forze politiche rimanenti.

Tu vieni dal sindacato e nello stesso tempo il tuo ambiente di vita è stato quello della primavera di Palermo. Chi meglio di te può fare una valutazione sulla contaminazione in atto in Rivoluzione civile tra i diversi filoni culturali e politici.

Mi trovo a mio agio dentro Rivoluzione civile perché sento che la mia matrice di origine prevalente che è quella di avere per anni in Sicilia comunque rappresentato un fronte sociale, prima in Cgil e poi in Fiom, è ben salda. Diciamo che ho passato diciotto anni in una frontiera sociale abbastanza complessa e difficile ma che mi ha fatto imparare tante cose. Ho fatto esperienze interessantissime, dal momento più acuto della malasanità siciliana, dal 93 al 95, con le prime inchieste sulla corruzione e le infiltrazioni mafiose, all’azione sindacale in cui riuscii a contestare l’applicazione della Turco–Napolitano. Era il 1998 quando è morto il primo migrante a Lampedusa. E poi dietro le vicende delle politiche industriali. Uno dei primi momenti di conflitto vero a Gela in cui il diritto alla salute entrò in contraddizione con il diritto al lavoro nella vicenda del Petcock, un combustibile nocivo; per finire con la deindustrializzazione di Termini Imerese.

Che speranze riponi in Rivoluzione civile, soprattutto nella sfida di una società civile più protagonista?

Innanzitutto vedo la possibilità di contribuire affinché questa lista possa anche più in là, traguardata la rappresentanza parlamentare far precipitare nel panorama politico italiano un soggetto con delle caratteristiche nuove. Un soggetto in grado di superare tutte le patologie di cui si è ammalata la sinistra italiana. Penso che i movimenti abbiano una grande capacità iniziale propulsiva ma alla lunga rischiano di non resistere. Quindi lo sforzo che immagino è di poter contribuire ad un soggetto che riesca a farci superare le autoreferenzialità e la burocratizzazione, che sappia con grande umiltà mettersi in ascolto dei bisogni veri delle persone.

Il periodo dedicato alla formazione delle liste è stato comunque piuttosto difficile…

Il tentativo che è stato condotto nella composizione delle liste è quello di riservare le prime file della lista alla società civile. Penso che sia già un segnale positivo perché comunque le forze politiche hanno fatto un passo indietro. Voglio dare a questo gesto un valore non solo formale. E penso che possa nel percorso futuro poi trasformarsi davvero in un valore fondamentale. Nella pratica vuol dire costruire un soggetto dove le forze politiche accettano di contaminarsi e di abbandonare tutte quelle modalità che le hanno portate a burocratizzarsi. Spero che Rc sia davvero la costruzione di un soggetto paritario.fin dalle sue fondamenta.

Come sarà impostata la tua campagna elettorale?

La mia precedente esperienza mi ha costretto a ritornare nel posto di lavoro quindi non avendo le ferie disponibili sarò ferma fino all’inizio di febbraio. Detto questo, credo che tra le chiavi che privilegerò c’è sicuramente la condizione del lavoro e la precarietà dei giovani, e la questione della parità. Sono ritornata dopo 23 anni al lavoro, e devo dire che questo ritorno mi ha arricchita. Dopo un lungo periodo da sindacalista in cui ero a contatto costantemente con il lavoro, sono tornata a viverlo da dal di dentro. Il mio lavoro di origine è un lavoro di cura, in ospedale. E’ una figura professionale centrale per capire profondamente i drammi della sanità e nello stesso momento ti dà una spinta in più dal punto di vista emotivo.

...dicevi dei giovani

Il problema vero nostro è che siamo davanti a un impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici, ma tutto questo nel confronto elettorale è miseramente oscurato. E comunque il tema vero che allarma moltissimo e che ci fa capire la situazione è il problema della disoccupazione giovanile, che ormai viaggia verso il 40%. Doveva essere il tema vero del confronto e della propaganda elettorale. E invece niente. Oggi chi ha un master finisce al massimo in un Mc Donald. Siamo una generazione che si è impoverita e che ha la tragedia di avere i figli in questa condizione, che è una condizione di scippo di futuro e di speranza. Per i ragazzi del sud l’unica alternativa è quella di emigrare. Interiorizzano il non ritorno per non vivere il dramma della sconfitta. E’ questa la regressione morale. Per questo la Fornero con il suo ‘choosy’ è esecrabile

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