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"La mia rivoluzione civile è quella per la difesa del lavoro". Intervista ad Antonello Pirotto

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a candidarti in Rivoluzione civile?

Ritengo rivoluzione civile la vera alternativa ai governi liberisti di Berlusconi e Monti. Con Rivoluzione civile in Parlamento viene data voce a chi rappresenta la società civile. In Rivoluzione civile ha più spazio chi realmente conosce i problemi perché li vive sulla propria pelle. E quindi, credo che si debba cominciare proprio dal grande tema della politica industriale, completamente assente dal panorama politico e abbandonata da almeno 15 anni. Continuano tutti a riempirsi la bocca millantando chissà quali posizioni dell’Italia come potenza industriale del pianeta. Hanno cancellato il settore della chimica, indebolito il tessile, soppresso l’informatica. L’alluminio in Sardegna è presente con l’unica filiera completa in Italia. Un paradosso perché senza porto Vesme oggi non si produce un chilogrammo di alluminio nel nostro Paese. Mi sembra evidente che così andiamo al massacro. Dal punto di vista sociale non si può continuare a mettere la gente sotto ricatto su salute e lavoro. Devono essere applicate le norme e le acquisizioni tecnologiche. Il tema delle bonifiche, come a Taranto, non deve essere in alternativa ma deve affiancare la produzione.

Oltre al tema del lavoro dovrai rappresentare anche la Sardegna…

Credo che la Sardegna sia diventata ormai un luogo simbolo perché in questi anni ha assunto una visibilità di cui credo proprio avrebbe fatto volentieri a meno. La lotta per la sopravvivenza è continua. E’ in crisi l’industria, ma se la passano molto male anche agricoltura e commercio. Il gap dell’isolamento è aggravato dal fatto di non aver applicato politiche strutturali ed essersi limitati a gestire l’emergenza. La mia candidatura credo che sia un segnale di rottura anche perché il capolista al Senato è un lavoratore della Carbosulcis, uno degli ultimi che si guadagna il pane raschiandolo dalle viscere della terra.

L’esperienza di porto Vesme è straordinaria se raccontata dal punto di vista dei lavoratori. La vuoi riassumere in breve…

I lavoratori in questi anni sono passati dal Corriere dello sport al Financial times e al Sole 24 ore. Sono diventati esperti di borsa e di mercato, degli scambi dei metalli, hanno capito cosa sono i consigli di amministrazione e quali sono le speculazioni che vengono fatte comprando e vendendo asset. Ogni fabbrica che viene chiusa di alluminio fa aumentare il prezzo di questo metallo. Sotto il casco c’è un cervello che ragiona e indica le strade per uscire dalle situazioni più contorte. Ogni protesta, quindi, ha sempre una proposta.

Qual è il tuo programma politico…

La mia rivoluzione civile è quella per la difesa del lavoro, di chi non l’ha mai avuto e chi deve lottare per gli ammortizzatori sociali che sono dati con incredibile ritardo. Così di fatto viviamo di assistenza. Quelli che lo mantengono, il lavoro, sono precari. Ogni giorno vengono erosi diritti, quelli che il proletariato aveva conquistato con decenni di lotta e di sacrifici. Bisogna riappropriarsi dei partiti e della politica e far decidere in ogni settore i lavoratori di competenza affiancati da quelli che hanno la cultura necessaria ma che la mettono a disposizione.

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