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Liste, Sel spaccata in Calabria
Polemiche al vetriolo per le scelte operate a livello nazionale

Manca solo l’ufficialità delle liste, dopo la guerra strisciante che fa ribollire, la sezione calabrese di Sel potrebbe deflagrare in un conflitto i cui esiti sono difficili da prevedere. Pomo della discordia, le liste messe a punto dal nazionale per le prossime elezioni che catapultano Nichi Vendola e Ida Dominijanni come teste di lista anche in Calabria, con a seguire i candidati venuti fuori dalle già contestatissime primarie del partito del governatore della Puglia.

A guidare la truppa degli scontenti c’è l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone, che in polemica con i vertici nazionali del partito, già qualche giorno fa si era autosospesa dalla presidenza di Sel. La rivolta degli iscritti toscani ha infatti sfrattato la firma del Manifesto, Ida Dominijanni dai primi posti della lista per il Senato nella regione, limitandone dunque la battaglia per lo scranno alla mera Calabria. Un ribaltone che rimette in discussione anche le aspirazioni parlamentari della Catizone, che contava sulla vittoria della giornalista del Manifesto al Nord, per poterle subentrare nel collegio calabrese. Adesso invece, a meno che Sel non raddoppi la propria percentuale di consensi - eventualità, sondaggi alla mano poco plausibile - l’ex sindaco sembra dover rinunciare ai propri sogni da parlamentare. E non ne ha la benché minima intenzione.

Un secondo fronte di malpancisti cova invece nell’area socialista, che ha il nome e il volto del capogruppo d'opposizione in consiglio comunale a Cosenza, Enzo Paolini. L’ex presidente dell’Aiop non sembra per nulla disposto ad accettare un “misero” quarto posto nella lista per la Camera. Era questa “l’offerta di pace” avanzata dal nazionale, che l’area socialista cosentina avrebbe rispedito seccamente al mittente. Nonostante non abbia partecipato alle primarie del 29 dicembre, Paolini contava su un suo inserimento blindato nelle liste del partito e malgrado nelle prime ore abbia scelto la linea morbida proclamando di «rimettersi alle decisioni del partito», adesso sembra intenzionato a dare battaglia.

Ma fuoco sotto le ceneri cova soprattutto nella Federazione reggina di Sel, che per bocca della sua giovanissima segretaria Laura Cirella boccia non solo le liste, ma anche le primarie che le hanno precedute. «Alla fine Sel presenterà due candidati di Cosenza (Catizone e Aiello) uno di Napoli (Di Martino) e uno originario di Catanzaro ma da anni residente a Roma (Dominijanni). È una vera vergogna».Per Cirella, la lotta fratricida che oggi dilania il partito calabrese al suo interno e lo impegna in una lotta senza quartiere con il nazionale, «oltre a penalizzare Reggio, rischia di penalizzare anche il consenso. Sel poteva segnare una differenza rispetto al Pd solo attraverso primarie vere. Invece in Calabria come nel resto d'Italia non c'è una federazione soddisfatta di fronte a quanto sta avvenendo».

A onor di cronaca, già dalle primarie le avvisaglie erano state pessime. Oggi Cirella riconosce che «il 28 sera (il giorno prima delle consultazioni, ndr) ancora non si sapeva chi era in corsa e chi no. Negli elenchi figuravano anche persone che in realtà avevano ritirato la candidatura». Ma all’indomani delle consultazioni, proprio nel reggino uno dei candidati indipendenti, il leader dei precari reggini dell’Usb Aurelio Monte, si era scagliato proprio contro Cirella, lasciando intendere che si sarebbe resa complice della presunta manovra che ha blindato le consultazioni. «Le primarie sono inutili perché le candidature le hanno già decise a tavolino», aveva denunciato Monte scatenando un vespaio di polemiche. A vincere, aveva lasciato intendere Monte nel corso di un’infuocata conferenza stampa, doveva essere - e così è stato - quel commissario regionale Andrea Di Martino «che non solo non è calabrese, ma qui non ha neanche fissa dimora» aveva precisato il leader delle lotte dei precari in riva allo Stretto.

Sospetti che ancora prima che le primarie si svolgessero avevano portato uno dei circoli reggini di Sel - l’"Eugenio Musolino" che con i suoi cento iscritti pesa non poco sullo scenario politico cittadino - a boicottare apertamente l’appuntamento e ritirare le proprie candidature. «Come temevamo, le primarie del nostro partito ben poco potranno determinare scelte democratiche, si leggeva in un comunicato stampa di qualche settimana fa. Fino all'ultimo istante, infatti, non vi è stata alcuna chiarezza sulle regole di funzionamento della competizione, essendo regnata sovrana la confusione, la mancanza di informazioni e di tempo per discutere di criteri, di profili e di requisiti per le candidature. Si sono, così, facilmente affermate, in totale assenza di discussione, le posizioni di pochi, mossi dal solo scopo di ottenere un posto utile in graduatoria, mentre altri, ad uno ad uno, senza fornire alcuna motivazione, si sono ritirati dalla competizione».

Parole al vetriolo, polemiche incendiarie e contrapposizioni che le riunioni degli ultimi giorni non sono riuscite a sedare, ma al contrario sembrano aver solo alimentato. A giochi praticamente fatti, Francesco Ferrara o in alternativa Gennaro Migliore della segreteria nazionale di Sel, dovrebbero partecipare in veste di pompieri al nuovo coordinamento regionale convocato per giovedì prossimo, per ricucire lo strappo fra i vertici e i vendoliani calabresi. Ma nonostante le velleità di rivolta delle federazioni locali, a meno di clamorosi ribaltoni dell’ultima ora, le liste sono chiuse: Nichi Vendola, Ferdinando Aiello e Andrea Di Martino saranno i primi tre nomi della lista per la Camera, mentre Ida Dominijanni ed Eva Catizone correranno in posizione utile al Senato. Con buona pace delle tanto proclamate primarie, garanzia di democrazia e di scelte dettate dal basso.

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