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Bye bye Albertini
Formigoni pronto a mollare l'ex sindaco per un seggio Pdl a Roma

Che se deve fa pe' campa'. L'annuncio ufficiale non c'è, ma lo stesso ex sindaco di Milano e ora candidato al Pirellone, Gabriele Albertini (nonché capolista al Senato per la lista Monti), già lo sa: «Aspetto che dica lui pubblicamente quello che vuol fare. Ha avuto la cortesia di anticiparmelo in privato. E una volta che lo avrà fatto, commenterò». Lui è Roberto Formigoni: fino a ieri (in senso lato) appoggiava Albertini alla Regione Lombardia, ma dopo che gli è stato offerto un ben più prestigioso posto nel parlamento romano, il Celeste avrebbe già deciso: bye bye a Gabriele (e a Monti che lo sostiene) e braccia aperte a Maroni. Gli attacchi della Lega, le polemiche furibonde dopo gli scandali scoppiati al Pirellone e che hanno costretto Formigoni a dimettersi? Acqua passata. Amici come prima, anzi più di prima. Altro che giravolta; questo è un trilpo salto mortale.
Vabbé. E' in nome di un interesse superiore: togliere altri voti ad Albertini e, dunque, a Monti nella sfida all'ultimo voto del Senato (pure il Pd è inferocito per la scelta del professore di candidare Albertini al Senato: lo giudica un favore a Berlusconi perché rende più difficile di quanto già non sia ai democratici conquistare la maggioranza a Palazzo Madama). Poi se questo porta anche nuove e ben più solide poltrone a Roma per lui e qualche fedelissimo tanto meglio. L'offerta era stata ventilata nei giorni scorsi anche dal segretario del Pdl, Angelino Alfano, prima che il Cavaliere siglasse il nuovo accordo elettorale con Maroni. E domenica sera è stata data per fatta da Berlusconi in persona. «Formigoni - ha annunciato l'ex premier in diretta a Telelombardia - sarà candidato al Parlamento romano».
Naturale che Albertini non l'abbia presa bene: «Lascerò a lui spiegare la coerenza dei suoi comportamenti di questi mesi, se dovesse abbandonare il progetto che insieme abbiamo costruito. Andremo avanti indipendentemente da lui». Parole che hanno il sapore dell'addio. Nel frattempo, però, da Roma il governatore si affrettava a far sapere che la sua decisione arriverà solo nelle prossime ore. O addirittura, come molti ipotizzano, non prima della sera del 21 gennaio, quando scadrà il termine per la presentazione delle liste per le elezioni politiche: cinque giorni prima di quello per le regionali. Un lasso di tempo sufficiente per tenere alta la posta e per evitare di essere beffato all'ultimo momento (mica è nato ieri...).
Resta un finale triste, per il più longevo governatore regionale d'Italia: quella di restare nel partito di Berlusconi si configura come una scelta obbligata dopo che la sua immagine, il suo prestigio e il suo potere sono usciti acciaccati dalle inchieste giudiziarie e dalle foto che lo ritraevano in costume da bagno mentre si tuffava dallo yacht del suo amico e faccendiere Pierangelo Daccò. Eppure, Formigoni per settimane si è battuto per evitare l'accordo con la Lega e la candidatura di Maroni e per cercare di convincere il suo partito a convergere su quella di Albertini. Cosa non si fa per restare a galla.

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