Sabato 25 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 19:42
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


"Alitalia, cinquant'anni di sbagli e ora Air France detterà le condizioni". Intervista a Vincenzo Comito
Professor Comito, quello dell’Alitalia rischia di rappresentare l’ennesimo pasticcio.
Rivedendo il tutto anche alla luce di queste ore, sembrano ripresentarsi i nodi di sempre. Primo punto, l’Alitalia non è un problema da oggi ma un disastro da 50-60 anni. Intromissioni politiche pesanti, corruzione, managment che non sa fare il suo lavoro e così via. Tutta questa vicenda è stata coperta dal monopolio di fatto. Monopolio che consentiva all’azienda di mettere i prezzi che voleva. Questa strategia con il passare del tempo è andata sempre più declinando anche a causa dell’apertura del mercato. Il sistema delle partecipazioni statali è andato a pezzi. E nella sostanza anche negli ultimi dieci anni le varie gestioni hanno continuato a perdere soldi.

Arriviamo al 2008…
Quando è a un passo da un altro drammatico fallimento. E c’era l’Air France pronta a prendersela, che, però, questo va sottolineato, fattura 20 miliardi mentre Cai è a tre e mezzo. Non contenti di questo dato strutturale molto significativo, il piano Berlusconi arruola il peggio dell’imprenditoria e fanno il cosiddetto piano di salvataggio che si rivelerà fallimentare. Il primo errore è quello di aver ridimensionato le rotte estere in particolare a lungo raggio dove i margini sono più alti e la concorrenza più bassa. Puntavano quasi tutto sulle rotte interne ma con prezzi alti. Assorbono Air One per avere la fetta di mercato. Pensavano di cavarsela così. Ma, intanto, è andata avanti l’Alta velocità e l’arrivo dei vettori esteri sempre più massiccio. Quindi la politica di alti prezzi non era più sostenibile. E allora dove si potevano mai fare altri affari? Il fatturato è rimasto fermo e le perdite si sono mangiate tutto il capitale.

Adesso cosa si può fare?
La politica scopre i problemi all’ultimo momento, il giorno prima del taglio del carburante. La soluzione è di breve termine. Questo intervento vale qualche centinaio di milioni tra Poste, aumento di capitale e banche. Il problema, invece, è di medio-lungo periodo, e non è stato toccato. Non sono in grado di reggere strategicamente. L’unica cosa che ci resta da fare è trovare il partner estero.

Il nodo Alitalia non è il solo qui da noi.
Il problema della gran parte di queste imprese è che non ce la fanno più a reggere il mercato internazionale che ormai è cambiato radicalmente. Quindi, l’unica cosa che ci resta da fare è che per salvaguardare un po’ di interessi italiani come l’occupazione e la ricerca bisogna che ci sia un intervento azionario pubblico. Un intervento o di minoranza rilevante o al 50%. Per il resto bisogna prendere un partner estero che gestisca le cose. Non si può pensare di andare avanti con l’italianità della compagnia di bandiera. Nessuno è in grado di metterci i soldi. Nessuno sembra avere, nello stesso tempo, le capacità manageriali di cui c’è bisogno. Da quando abbiamo perso le partecipazioni statali non ce la facciamo più a reggere. Prima il sistema che vedeva l’intervento pubblico in qualche modo teneva su l’attività con la ricerca e la presenza nei mercati strategici internazionali. Prendi l’Indesit, che è una impresa che guadagna. Adesso sta cercando di spostare un po’ di stabilimenti nell’Europa dell’Est. Ecco, bisogna tenere presente che fattura due miliardi e mezzo. I principali concorrenti sono la Samsung e i cinesi. Questi hanno il 50% del mercato mondiale. Non si riesce a combattere con questi colossi. Tutto quello che possiamo fare è prenderseli in casa.

Torniamo ad Alitalia, la trattativa con Air France è quindi inevitabile.
Anche Air France ha avuto qualche difficoltà l’anno scorso ha messo fuori più di 5.000 persone e adesso sta cercando di mandarne a casa 2.800. Ha sei miliardi di debito che vuole ridurre a quattro e mezzo. Air France ha già i suoi problemi. Per entrare in Alitalia chiede di ridurre innanzitutto i dipendenti. Poi chiede che venga ridotto il numero degli aerei, forse meno della metà. Terzo, il governo italiano ha chiesto che Fiumicino resti come hub, ma Af ce ne ha già due, a Parigi e ad Amsterdam. Poi c’è anche la parità di trattamento, e la ristrutturazione del debito di Alitalia. Tutto si gioca sulla trattativa. Però non c’è dubbio che la parte più forte sono loro.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi