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La terra del patrimonio regionale a chi non lavora: così si aiuta chi viene espulso dal ciclo produttivo

Con la presentazione del disegno di legge «Norme per favorire l’accesso alla terra e promuovere l’agricoltura sociale e la filiera corta», sottoscritto, oltre che da me, dai consiglieri regionali Fausto Galanello e Luca Barberini, il movimento di Umbria Terra Sociale ha conseguito un primo, significativo risultato. La lunga fase di partecipazione che nei mesi estivi ci ha visto impegnati a raccogliere le molteplici sollecitazioni provenienti dai territori ha trovato infatti una propria espressione in termini di legge, su cui adesso ci misureremo nell’assemblea legislativa regionale per trasformare le opportunità produttive ed occupazionali contenute nella proposta in una solida realtà, al servizio di tutti gli umbri ed in particolare di coloro che in questi anni hanno maggiormente subito il peso della crisi economica.

Le questioni Molte sono le questioni che abbiamo affrontato nella formulazione della proposta, che traggono tuttavia la loro origine da un comune interrogativo: come rendere l’impiego del patrimonio agricolo della nostra regione funzionale alla promozione di politiche economiche anticicliche, incentrate sul reimpiego delle fasce sociali espulse dal ciclo produttivo, recuperando al contempo alla popolazione uno spazio effettivo di sovranità alimentare e territoriale? Fino ad oggi le scelte in ambito europeo e nazionale hanno fatto fronte alla crisi attraverso iniziative basate sulla sua gestione piuttosto che sul contrasto attivo, con tutte le conseguenze che ne sono derivate e che continuano a derivarne. La stessa disposizione del Governo Monti di trasferire il demanio pubblico alle Regioni, finalizzata esplicitamente alla sua alienazione in funzione della riduzione del debito pubblico, risponde in pieno a questo modello, che subordina indiscriminatamente la risposta alle problematiche dell’economia reale al presupposto che politiche di bilancio restrittive – da effettuarsi anche a prezzo della svendita dei beni comuni – possano di per sé determinare il rilancio economico.

Carattere pubblico La nostra iniziativa tenta di individuare un’altra strada: quella del mantenimento del carattere pubblico del patrimonio agricolo in capo alla Regione ed agli enti locali, del potenziamento del ruolo delle municipalità nel governo del territorio di propria competenza, della facilitazione della produzione e commercializzazione delle produzioni agricole nell’ambito della filiera corta, della valorizzazione del capitale umano rappresentato da tutti quei soggetti che l’attuale modello produttivo, in misura crescente, costringe alla disoccupazione, all’inoccupazione e alla precarietà. Per questo motivo abbiamo voluto definire, con la costituzione del Banco della Terra, uno strumento funzionale alla raccolta di tutti i terreni agricoli ed a vocazione agricola e alla loro messa al servizio di progetti di natura economia e sociale: terre di proprietà pubblica, ma anche di privati che, come nel caso degli enti religiosi, potrebbero essere interessati a mettere i propri beni al servizio di tale percorso.

La proposta Nella proposta di legge prevediamo che l’assegnazione della terra avvenga di norma tramite bandi di evidenza pubblica, di competenza dei Comuni; una scelta che risponde all’esigenza di valorizzare il ruolo attivo delle istituzioni più vicine alla popolazione, per le quali la piena disponibilità dei terreni agricoli nel loro territorio può ragionevolmente costituire un mezzo per dare risposta ai bisogni ed alle aspettative delle comunità locali e prevenire i rischi ambientali connessi all’abbandono o all’inutilizzo dei terreni. Il criterio principale di assegnazione dei terreni da noi proposto è incentrato sull’impiego dei lavoratori svantaggiati, che ai sensi della normativa comunitaria e nazionale comprendono tutti coloro che hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro; una categoria sempre più vasta, che ricomprende tanto le giovani generazioni quanto tutti quei soggetti a cui è stata sottratta, anche in età avanzata, la fonte di reddito.

La terra a chi non lavora Il mio auspicio è di arrivare alla fine dell’anno all’approvazione della legge, ben sapendo le difficoltà e le resistenze che potrebbero sorgere rispetto ad un progetto forse ambizioso, ma fondamentale per dare un valido indirizzo alle politiche regionali e impedire svendite e speculazioni: se «la terra a chi la lavora» è stato il principio che, nel secolo scorso, ha sintetizzato nelle campagne le istanze sociali di trasformazione in senso democratico della società, adesso siamo di nuovo chiamati a dare risposta a quelle stesse istanze, sapendo però che la terra, dopo decenni di abbandono e di incuria, questa volta va messa al servizio di chi non lavora.

*Consigliere regionale Prc

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