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"Il 18 e il 19 in campo contro la cappa della cosiddetta stabilità". Intervista a Franco Russo
Il 18 e il 19 in piazza per due fatti importanti, l’unità del sindacalismo di base e una risposta dal basso all’Austerity. Davvero due belle responsabilità…
Sì è vero. Partirei però prima con una prima osservazione che deriva dalla profondità della crisi sociale. Nel senso che le elite dell’Unione europea hanno fatto una scelta molto drastica nel colpire i ceti popolari e salvando le banche ed una serie di imprese come Alitalia così come in Francia ci sono alcune vicende come Alcoa e il settore automobilistico. Inoltre, fanno pagare la crisi attraverso le cosiddette riforme strutturali che sono l’introduzione della flessibilità, l’abbassamento dei salari, il preci arato e l’attacco ai servizi pubblici.

Finora però non c’è stata una grande reazione sociale. I sindacati conflittuali si assumono la responsabilità di rompere la cappa normalizzatrice stesa da CGIL-CISL-UIL e conn lo sciopero e la "acampada", di indicare una via di lotta per contrastare le politiche di austerità.
In questa situazione naturalmente le forze sociali, i gruppi sociali che più pagano sono sotto ricatto minacciati di perdere il lavoro, di non trovarlo, con l'assillo di arrivare alla fine del mese.Infatti, la risposta immediata sembra piuttosto quella del “si salvi chi può”. E questo atteggiamento è avallato dalle politiche dei tre sindacati confederali concertativi e collaborativi; per cui, c’è una situazione di normalizzazione sociale diversa da quella greca o spagnola. Nel Sud dell’Europa con sigle sindacali anche diversificate comunque si sono avute iniziative di lotta e manifestazioni, molti e forti scioperi generali. In Italia si ha una normalizzazione completa. CGIL-CISL-UIL ,in pratica, utilizzano la paura sociale per evitare che dilaga il conflitto, la rivolta contro l'austerità. Fanno solo concessioni ai padroni, come con l’accordo con Confindustria, dove gli industriali hanno chiesto il taglio dell’Irap ed ecco pronto il taglio dell’Irap nel documento comune. Quindi l’importanza del 18 ottobre: rompere questa normalizzazione. Creare soliodarietà, infondere cotraggio e fiiducia nelle lotte.

Servirà un soggetto sindacale utile…
La grande sfida che abbiamo in Italia. Il problema non è elaborare una pèiattaforma, i cui punti sono precisi dal reddito al lavoro alla rappresentanza democratica sindacale ai beni comuni; il problema è individuare la via e suscitare le energie sociali per raggiungere questi obiettivi. Abbiamo la possibilità di fare una azione collettiva per attuare una svolta. L’importanza dello sciopero del giorno 18 è nella rottura della cappa e dare una speranza.

Dicevamo dell’unità del sindacalismo di base
Il sindacalismo di base ritrova le ragioni dell’unità. Non c’è nulla di magico e feticistico nell'unità; però il sindacalismo di base capisce che deve fare uno sforzo per presentarsi unitariamente davanti a milioni di persone. Cub, Cobas e Usb questa volta si sono mossi con un spirito unitario prospettando una piattaforma unitaria, dall’acqua pubblica al reddito di cittadinanza. Per contrastare la tendenza al contratto individuale è un passaggio fondamentale l’istituzione di un reddito di cittadinanza.

Qual è l’architettura che unisce 18 e 19?
Questo è il nostro campo politico perchè fa rispetto al centrosinistra facciamo una chiara scelta di contrasto delle sue politiche di austerità e di alternativa. Le due giornate comunque sono state costruite dal sindacalismo di base e dai movimenti territoriali, dai No Tav ai movimenti per la casa. Per la prima volta in Italia c’è una connessione tra lotta operaia e lotte sociali. Non ci dobbiamo aspettare che immediatamente nasca la prospettiva di una sinistra alternativa ma operare perché si rafforzi un movimento sociale e sindacale, che ha una valore per sé. La manifestazione del 19 andando da San Giovanni a Porta Pia raccoglie il testimone dello sciopero generale sindacale e, anche forte di questa connessione, mira a far divenire i movimenti territoriali un soggetto autonomo capace di lotta, di confronto e di conquiste concrete: In questo modo i movimenti tendono ad autorappresentarsi senza mediazioni delle forze parlamentari. E anche nell’assemblea del 28 settembre a Roma alla Sapienza i movimenti sociali hanno voluto affermare se stessi senza la mediazione della rappresentanza istituzionale o parititca. I movimenti, come il sindacalismo conflittuale, sono portatori di una nuova forma politica. Quando gli indignados dicono 'ci autorappresentiamo' non rifiutano la politica,si rifiutano di affidare ad altri la propria rappresentanza e i loro programmi.

Insomma, una bella ricchezza...
Sì, peccato che chi ha organizzato la manifestazione del ottobre non sia stato in grado di aprire un dialogo con questi movimenti e con il sindacalismo conflittuale. Il 12 ottobre rimane appeso in aria: una autoreferenzialità che non fa capire però ora che strada prenderanno.

Il ruolo di Ross@ in tutto questo?
Ross@ ritiene che nel rapporto con queste forze sia possibile riaprire la ricerca per un'alternativa e un soggrtto politici, che non può prescindere dalle esperienze dei movimenti sociali e del sindacalismo conflittuale. Anzi una nuova forza politica può nascere solo da questi movimenti di lotta. Ross@ vuole contribuire con iniziativa di mobilitazioni come quelle contro i trattati europei dell'austerità, su cui chiederemo un referendum, per la democrazia sindacale contro l'accordo del 31 maggio, per lottare contro lo smantellamento dei beni pubblici, per il ripristino dell'art. 81 manomesso dal PD e dal PdL per imporre il pareggio di bilancio in Costituzione, e continueremo la campagna contro le larghe intese che mira ad abbattere la democrazia parlamentare sotto l'alta protezione del Presidente della repubblica. Contributi concreti per delineare una forza politica innervata dai movimenti sociali e sindacali, alternativa al centrosinistra

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