Martedì 20 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 18:51
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Roma, i lavoratori in piazza vincono la scommessa contro l'austerità delle larghe intese
Stavolta i lavoratori ci hanno messo la faccia. Per chi pratica da anni i cortei sindacali non è così difficile riconoscere in quello sfilato stamattina a Roma il serpentone con lavoratori in carne ed ossa. Tanti e tante, che finalmente hanno deciso di rompere il tradizionale “riflusso” di questi anni che tra crisi e concertazione sembravano aver messo la pietra tombale sulle lotte e il dissenso. Un corteo sindacale, quello di Usb, Cobas, Cub, Snater, SlaiCobas e UniCobas, che, oltre al prezioso risultato politico dell’unità del sindacalismo di base, è andato ben al di là della semplice presenza degli “apparati”,quindi.

Tanti striscioni dai luoghi di lavoro per dire proprio che la crisi sta andando pericolosamente verso un punto di non ritorno. Per questo non è tanto importante soffermarsi sulle cifre delle presenze- in tante altre città italiane, comunque, si sono tenute iniziative di protesta - è stato comunque un bel corteo, che ha messo insieme chi “si sporca le mani” nel pubblico impiego come alla Fiat, i precari, i migranti, chi occupa le case. E anche tanti studenti. Quando la testa aveva finito di passare per via Merulana la coda stava lasciando piazza della Repubblica.

Da A, come Alitalia a T come Telecom
Hanno sfilato contro la crisi tanti lavoratori della grande distribuzione (Leroy Merlin. Saturn e Coop) ma anche dalla Fiat di Cassino, Mirafiori e Sevel. Hanno urlato la loro rabbia contro la crisi gli addetti del settore Ricerca di Isfol e Ispra, le educatrici del Comune di Roma, tantissime; e poi ancora gli Lsu-Lpu della Calabria, i Vigili del fuoco, anche loro in massa, e tanti striscioni dell’Inps. Quelli di Telecom distribuiscono un volantino in cui spiegano perché a questo punto è importante la nazionalizzazione, mentre quelli di Alitalia spiegano come a pagare i colpi di mano dei capitani coraggiosi ora sono i lavoratori e le lavoratrici, chiamati a scongiurare un altro salasso di posti di lavoro se Air France dovesse mai prendere il controllo della situazione.

"Abbiamo vinto una scommessa, non era scontato"
“Abbiamo vinto una scommessa e non era scontato”, dice il portavoce nazionale di Usb Paolo Leonardi. “Questa piazza dimostra che esiste l’alternativa sindacale”, ha affermato dal palco. “Nei posti di lavoro Cgil Cisl e Uil diffondono la rassegnazione, arrivando persino a paventare manifestazioni a sostegno del governo Letta in crisi. Un governo – ha attaccato Leonardi – che con la legge stabilità mantiene inalterata l’attuale iniqua distribuzione della ricchezza, e persevera nelle politiche di massacro sociale sotto dettatura della UE e della troika, come dimostra la nomina a supercommissiario di un membro del FMI. Ma il mondo del lavoro non si fa ingannare e non si piega – ha avvertito Il dirigente USB - e da qui bisogna ripartire per ridettare l’agenda: un piano straordinario per occupazione; per il diritto alla casa, alla sanità, al reddito alla conoscenza; contro l’erosione delle pensioni e per la riduzione dell’età pensionabile; per l’ orario di lavoro e contratti; per libertà e democrazia nei luoghi di lavoro”, ha concluso Leonardi. Giorgio Cremaschi parla di un “buon segnale” e “sottolinea il vuoto di Cgil, Cisl e Uil”. “La loro linea – aggiunge – o dà risultati zero o negativi”. A cogliere il risultato politico della giornata è Paolo Di Vetta, leader dei Blocchi precari metropolitani, che domani saranno insieme a tanti e tante, di un’altra giornata di lotta importante. “Da qui oggi – dice – nasce una relazione importante tra sindacati di base e movimenti. Da una parte, i lavoratori e l’agibilità sindacale, che usano lo sciopero come arma di protesta; dall’altra, i precari e gli occupanti di case che deve inventare di volta in volta lo strumento giusto. E domani vedremo qual è. “Difenderemo le tende. Ci solleveremo – urla Di Vetta, leader dei Blocchi precari metropolitani, dal palco - perché questo Governo se ne deve andare”.

Non sarà facile criminalizzare un popolo in marcia
“Siamo all’assurdo – dice Piero Bernocchi, leader dei Cobas – che se sfiliamo pacificamente conquistiamo cinque righe se si rompe qualche vetrina titoli a scatola su cinque pagine”. Dal Palco, Nicoletta Dosio, venuta a Roma dalla Val di Susa, racconta la lotta No Tav e tutti i tentativi, falliti, di applicare i criteri della criminalizzazione antiterroristica: “Sono due i beni pubblici che noi salvaguardiamo – dice – la natura e le risorse. Contro chi vuole lo sperpero di entrambi”. Quindi il giochino della criminalizzazione non vale più di tanto. E non varrà nemmeno domani perché quel popolo che si metterà in marcia per le strade della Capitale è qui per difendere la dignità e non per passare un week end più effervescente del solito. E’ chiaro che per chi è abituato agli osanna delle larghe intese. Per chi inquadra la crisi come un incidente di percorso scaturita da qualche furbata di “quelli di Wall Street”, è quasi impossibile che la gente si ribelli perché non ce la fa più a tirare avanti. Eppure è questo il marchio di questo week di opposizione alle larghe intese. Ed è così perché in piazza ci sono i lavoratori in carne ed ossa.

Le percentuali degli scioperi
Iniziative e cortei ci sono stati anche in altre città d’Italia. Un corteo di circa 700 lavoratori si a Firenze,altri 500 a Cagliari, tanto per citare alcune città. I primi dati diffusi da Usb sullo sciopero confermano la necessità dell’azione di lotta: molti i voli cancellati, i servizi pubblici bloccati, con una forte adesione in, INPS, nei comuni, nella sanità e negli uffici territoriali. Fortissimo il dato del trasporto pubblico locale: il 100% dei mezzi fermi a Pisa; 90% a Terni; 80% a Bologna; 65% a Ferrara; 70% a Reggio Emilia; all’ACTV di Venezia ha incrociato le braccia l’81% del personale nel trasporto automobilistico ed il 70% di quello marittimo; 70% a Torino e provincia; a Milano metro chiusa e bus fermi al 75%; 50% a Trieste; 40% a Gorizia; 45% a Livorno; si è fermato il 70% dei mezzi nel tpl regionale della Sicilia ed il 40% nella Calabria; 45% nelle Marche. I dati del Tpl sono inoltre tutti destinati a salire nella fascia pomeridiana e serale in tutti i territori. A Roma le linee della metropolitana sono state abbastanza regolari, non così il trasporto di superficie. E' rimasta ferma la linea Roma Lido e molto rallentata la tratta Termini Giardinetti.
La giornata di lotta prosegue in piazza San Giovanni, dove sta partendo un “acampada” di tende, che proseguirà nella notte in un ponte con la manifestazione di domani, che partirà dalla stessa piazza San Giovanni. Nel pomeriggio si attiveranno gli “speakers’ corner tematici su: Precariato nella P.A., Mutualismo e conflitti verso una nuova confederalità sociale, Rompere con la UE!, Amnistia per le lotte sociali. Dalle ore 19.00 interverranno gli artisti che hanno dato il loro sostegno allo sciopero, fra cui Banda Bassotti, 99 Posse, Ascanio Celestini, Assalti Frontali, Banda Popolare dell’Emilia Rossa.

 

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