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Una nuova indecente prova del "giornalismo" cortigiano
Lo spettacolo messo in mostra dalla stragrande parte dei media nazionali ha superato ieri ogni limite di decenza. Come una sola emittente, al segnale convenuto, tutti i notiziari, tutti i telegiornali, in un crescendo spettacolare, hanno cominciato, sin dai giorni precedenti la manifestazione, a martellare sull'imminente messa a fuoco della città di Roma, quasi si fosse di fronte ad un tornado prossimo ad abbattersi sulla capitale con effetti devastanti. Difficile, se non impossibile, riuscire a capire, fra un bollettino paramilitare e l'altro, chi stesse manifestando e per che cosa. Il tema era uno solo: l'annunciata presenza di guastatori che avrebbero messo a socquadro la città. Decine di minuti, ad ogni telegiornale, sono stati impiegati per raccontare l'imponente dispiegamento delle forze di polizia; con altrattanta solerzia sono stati descritti i sicuri disagi cui la popolazione sarebbe andata incontro: il blocco e le deviazioni del traffico, i ritardi dei treni, l'annuncio che molti negozi avrebbero tenuto le serrande abbassate. Gli scontri, dati per inevitabili, anzi, in qualche caso descritti come lo scopo surrettizio del convegno di massa, sono stati quasi invocati come una profezia di sventura e sempre - sempre - associati alle sigle dei soggetti sociali che 'dovevano' essere criminalizzati, secondo un collaudatissimo schema comunicativo: No-Tav, No-Muos, migranti in primo luogo. Poi, a manifestazione avviata, ogni collegamento con il corteo e con la piazza, serviva a fornire ragguagli sullo stato dell'ordine pubblico. Cronisti e croniste telecomandati, col volto contrito, come si trovassero sul teatro di sciagure, trasmettevano solo tensiome e preoccupazione. Del tutto incidentali e marginali le interviste ai manifestanti che in pochi secondi provavano a dare un senso alle ragioni e ai temi di una mobilitazione così vasta. Il clima festoso, vivo, intelligente, del tutto pacifico di una manifestazione cui hanno preso parte decine di migliaia di persone è stato trasformato dai media in qualcosa di totalmente diverso. Gli incidenti, assolutamente circoscritti, ad opera di forse duecento ragazzi, sono stati enfatizzati sino a diventare il tema dominante, se non unico, dei servizi televisivi. Insomma, una vera e propria operazione di contraffazione informativa, costruita a fini politici, con la cooperazione servile di un giornalismo mercenario, privo di qualsiasi deontologia professionale. Poi, a cose ormai fatte, di fronte all'evidenza, qualcuno - ma solo qualcuno - ha provato a rettificare il tiro. Ha avuto ragione Ezio Foschi, capo segreteria del sindaco di Roma, Ignazio Marino, a commentare, in presa diretta, che "I veri Black bloc sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo...delusi dal fatto che non scorra sangue...".
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