Sabato 18 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento 17:39
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Umbria, Prc: Fermare la privatizzazione della terra

Il Gruppo consiliare regionale del Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria preoccupazione in merito alle previsioni contenute nel Piano annuale di politica patrimoniale per il 2013, al momento in esame presso la prima Commissione consiliare permanente.
Nonostante la presenza di significativi passi in avanti rispetto alla razionalizzazione dell'uso degli immobili per finalità istituzionali ed al raggiungimento dell'autosufficienza della Regione in merito alle sedi dei propri uffici, permane la scelta, ormai insostenibile, di proseguire sulla strada dell'alienazione di significativi beni di proprietà regionale, in una logica di passiva accettazione delle più recenti disposizioni governative.
È paradossale che, di fronte al fallimento di molti progetti di valorizzazione finora perseguiti, di cui quello sulla tenuta “I Caicocci” di Umbertide è l'esempio più noto, la Regione veda ancora nella vendita del patrimonio pubblico un fattore positivo nella definizione di un modello di gestione del territorio in grado di garantire l'uso efficiente delle risorse disponibili e rispondere in questo modo alla permanente crisi economica, specie in un territorio dove si sta consumando un autentico dramma sociale, dovuto al disfacimento del tessuto socio-produttivo. Ancor più grave è la previsione di mettere in vendita, oltre a “I Caicocci” di Umbertide ed ai terreni presenti presso “Il Castellaccio”, nei comuni di Spello, Cannara ed Assisi, alla Rocca d'Aries di Montone ed al castello di Casalina di Deruta, anche parte dei beni del demanio in passato affidati alle Comunità montane, confermando la realtà del rischio, già denunciato appena un anno fa, che il debito maturato dalle passate amministrazioni sarebbe stato sanato con un'ulteriore ondata di alienazioni; alienazioni che, alla luce del crollo in corso del valore dei beni immobili, si tradurrebbero in un'autentica svendita, a tutto vantaggio della speculazione.
Vendere il patrimonio pubblico significa di fatto privarsi definitivamente di beni che potrebbero svolgere un'autentica funzione anticiclica nell'economia regionale, promuovendo il reinsediamento produttivo ed occupazionale della popolazione locale, la tenuta del tessuto socio-culturale delle comunità residenti e la salvaguardia del territorio e dell'ambiente; una strada, quella del reimpiego del patrimonio, che abbiamo iniziato a delineare con la proposta di legge sull'accesso alla terra presentata nei giorni scorsi, e che per essere percorsa richiede appunto un'inversione di tendenza rispetto all'uso dei beni pubblici e il riconoscimento del loro carattere di bene comune inalienabile.
Come Gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista crediamo pertanto che sia ormai urgente ridiscutere alle sue basi la politica patrimoniale regionale, mettendo la nostra Regione nelle condizioni di rispondere alla crisi non vendendo i propri beni, ma rendendoli effettivamente accessibili alla popolazione sulla base di progetti di utilizzo finalizzati al recupero delle produzioni agricole ed alla creazione di nuove opportunità di impiego lavorativo della popolazione.

Perugia, 22 ottobre 2013

Damiano Stufara
Presidente gruppo PRC

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi