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Partito democratico, rivolta degli iscritti dell'Aquila: "Ci tagliate i fondi"
Il Pd dell'Aquila sul piede di guerra contro il partito a livello regionale e nazionale e quindi contro il governo Letta: argomento, l'insufficienza dei fondi per la ricostruzione della citta' devastata dal sisma nel 2009 che, come sottolineato in una conferenza stampa, "sono finiti”. Lunedì sarà pubblicato l'ultimo elenco di contributi, “poi i cittadini resteranno a bocca asciutta".
La protesta per ora e' simbolica, con la sostituzione delle bandiere del partito nella sede e nei comitati cittadini con quelle neroverdi - i colori della citta' - e con un'assemblea convocata per lunedi' alle 17. Ma c'e' aria di mobilitazione. Contestato anche l'annuncio dei 600 milioni di euro in piu' per i prossimi tre anni - che si aggiungono al miliardo 200 milioni gia' stanziato - dato ieri dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l'abruzzese Giovanni Legnini, con il quale c'e' frizione.

Ma come c'è il fiscal compact!
Bizze precongressuali? Capricci di qualche leaderino locale che in una fase di profonda trasformazione del gruppo dirigente sgomita per arrivare qualche piano più in sul? Può darsi. E non è così importante appurarlo. E’ interessante capire un’altra dinamica, quella del leghismo piddino. Il grande partito di governo, quello che pur di assicurare una guida al paese sta subendo fino in fondo i colpi di coda del gruppo Tnt (“Tanto non tramontiamo”) facendosi triturare e triturando a loro volta, per reazione uguale e contraria, tutti i più elementari diritti democratici, mostra la corda. Non ce la fa più a tenere i suoi. La vicenda dell'Aquila potrebbe essere il primo campanello d'allarme. Non l’ammezzaranno i giovanilismi degli sgomitanti leader, non la fine di ogni più stracciato,e schiavo, tricolore (ridicolo come hanno gestito la vicenda Nsa); non lo annullerà il berlusconismo di ritorno, né i vari piccoli e grandi comitati d’affari che si riorganizzano via via attorno a qualche opera, consiglio d’amministrazione, onlus, filiera bancaria che sia. Il Pd morirà di spasmi atroci a colpi di leghismo interno, di quelli che ormai disperati non riescono più ad intercettare un’euro nemmeno quando i propri amici stanno al governo. E allora giustamente si fanno girare le scatole. L'Italia in fondo è quel paese là. E il Pd sembra esserselo dimenticato. Nella sua folle corsa verso una non meglio identificata "responsabilità nazionale" sta di fatto frantumando il paese creando barriere, visibili o invisibili, tra un campanile e l'altro. Ed è su questo che cadrà il "rigore costi quel che costi". Insomma, il massimo che ha generato la politica suicida del Pd è la più classica della guerra tra poveri. Verrebbe da chiedere ai piddini dell'Aquila: "Perché il vostro terremoto dovrebbe essere più importante del disastro della sanità, del paradosso dell'istruzione che sta di fatto negando il diritto allo studio a centinaia di migliaia di ragazzi, della disoccupazione giovanile che taglia pezzi di futuro come fosse un gioco?". Perché? Avete detto di sì al fiscal compact, o no? L'avete addirittura messo in Costituzione. A che cosa pensavate quando l'avete fatto? Sbaglio, o il terremoto all'epoca già c'era stato?

"Si può dare di più"
"Il totale e' lontanissimo da quello che ci serve e per la ricostruzione pubblica non c'e' un euro", protesta l'ex parlamentare Giovanni Lolli, che nei mesi scorsi aveva chiesto a Legnini di dimettersi da deputato per subentrare al suo posto alla Camera. Lolli invita alla mobilitazione: "Qualunque cosa l'abbiamo ottenuta solo dalla protesta. Senza il casino del sindaco Cialente, la fascia da sindaco tolta e le bandiere tricolori ammainate - ha ricordato Lolli - quel miliardo e 200 milioni non sarebbe mai arrivato e anche questi ultimi 600 milioni sono arrivati solo perche' facciamo casino". "Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di inserire il nostro problema nella loro piattaforma nazionale. Il giorno dello sciopero mi auguro che questa citta' si fermi. Mi aspetto che Pdl e Udc dell'Aquila abbiano lo stesso nostro comportamento di protesta" ha detto ancora Lolli. Secondo la senatrice Stefania Pezzopane, "a livello regionale pensano che stiamo alzando troppo i toni? Possono pensarla come vogliono, noi stiamo con i nostri concittadini e ne condividiamo l'angustia e la sofferenza e facciamo la nostra protesta a partire dalle bandiere". "Abbiamo manifestato contro il governo Berlusconi, contro il governo Monti e siamo pronti a farlo anche contro il governo Letta - ha detto il segretario comunale Pd, Stefano Albano -. Il fatto che il Pd ne sia parte decisiva non ci fa tentennare, saremo ancora piu' determinati".

 

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