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Grecia, il presidente contro la Troika: "Il popolo non può dare di più"
"Il popolo greco non puo' dare di piu' e non accettera' alcun ricatto". Nel giorno in cui ad Atene riprende la nuova missione dei tecnici della troika (Ue, Bce e Fmi) per controllare il processo di risanamento dell'economia greca, il presidente della Repubblica Karolos Papoulias invia un messaggio chiaro ai creditori internazionali. E il riferimento e' alla temuta richiesta di nuovi tagli ai salari e alle pensioni che quasi certamente i funzionari della troika, che, dopo il lavoro dei tecnici, giungeranno ad Atene lunedi' prossimo, faranno al governo di Samaras per chiudere un asserito 'buco' di due miliardi di euro calcolato dai tecnici europei nel bilancio 2014.

I greci contestano i calcoli della Troika
La questione del 'buco' di bilancio, che per i greci sarebbe invece 'soltanto' di 500 milioni, sara' il punto dolente della nuova tornata di negoziati che si aprira' il 4 novembre. Infatti, secondo la troika, i due miliardi mancanti devono essere coperti mettendo in atto nuove misure di austerita', mentre, secondo il ministro delle Finanze, Yiannis Stournaras, i 500 milioni di euro calcolati dai tecnici del suo dicastero potrebbero essere recuperati con tagli alla spesa pubblica.
Ma osservatori locali prevedono pure duri scontri fra governo greco e troika su altre questioni ancora in sospeso. Tra queste, il risanamento di imprese a partecipazione statale come la Eas (sistemi di difesa), la Elvo (autoveicoli) e la Larko (miniere e siderurgia); la messa in mobilita' di 12.500 impiegati statali nell'ambito di una controversa riforma della pubblica amministrazione ed il problema del deficit degli enti previdenziali dovuto alla diminuzione dei loro introiti causata dalla disoccupazione in continuo aumento.

Università, dipendenti in rivolta contro i tagli di organico
Intanto, proprio sul taglio dei dipendenti pubblici prosegue per l'ottava settimana consecutiva lo sciopero dei dipendenti amministrativi di tre fra le otto maggiori universita' della Grecia, quelle di Atene e di Patrasso e del Politecnico di Atene, in segno di protesta contro la messa in mobilita' e il successivo licenziamento o trasferimento ad altro incarico di 1.349 impiegati, nonostante il fatto che la maggior parte dei dipendenti degli atenei (1.700 su un totale di 1.968) si sia auto-censita nell'apposita pagina elettronica del ministero della Pubblica Istruzione.
L'auto-censimento del personale di otto dei principali atenei della Grecia e' stato scelto come soluzione del problema dopo che i rettori si erano rifiutati di procedere alla valutazione delle capacita' professionali dei loro dipendenti sulla cui base decidere poi del loro destino. I dipendenti non inclusi nell'auto-censimento saranno sospesi dall'incarico in base ad una nuova normativa approvata dal Parlamento.
"Compatti rispondiamo all'autoritarismo del governo e del ministero della Pubblica Istruzione. Non permetteremo la distruzione delle Universita' pubbliche", si legge tra l'altro in un comunicato dei dipendenti in agitazione. Da parte loro, i rettori dei tre atenei si riuniranno martedi' prossimo per decidere in merito allo sciopero dei dipendenti. Il presidente del Consiglio d'Amministrazione del Politecnico di Atene, il prof. Michalis Triantafilou, in una lettera ai colleghi ha sottolineato la necessita' di "affrontare con urgenza la situazione e riflettere sulle responsabilita' individuali, collettive e istituzionali nei confronti dell'Ateneo".

Si lotta pure contro le aperture domenicali
Sempre sul fronte sindacale, infine, è ancora vivo il braccio di ferro tra il governo e i dipendenti del settore del commercio sulla questione dell'apertura domenicale dei negozi prevista dalla legge 4177 varata pochi mesi fa.
La Federazione nazionale dei dipendenti privati (Oiye), in segno di protesta contro la decisione del governo di dare il via libera all'apertura dei negozi per alcune domeniche durante l'anno ha indetto uno sciopero nazionale di 24 ore per domenica prossima 3 novembre che, secondo la Oiye, sarebbe la prima domenica con i negozi aperti dal 1908, anno in cui in Grecia venne istituito il riposo lavorativo domenicale.
Lo sciopero, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dalla Oiye, non e' stato proclamato soltanto a difesa della festivita' domenicale ma anche "per il ripristino di tutti i principali diritti dei lavoratori" che - secondo il sindacato - sarebbero venuti meno con l'attuazione del Memorandum firmato dal governo di Atene con i creditori internazionali della Grecia nell'intento di risanare l'economia nazionale. Anche la potente Chiesa greco-ortodossa e', per ovvii motivi, contraria all'apertura domenicale dei negozi.

 

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