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"La sacrosanta difesa della Costituzione è la lotta contro l'Europa". Intervista a Giorgio Cremaschi
Il voto di fiducia a Letta ha cambiato la fase politica. E come?
Resta confermato il senso di fondo di questo esecutivo, e di riflesso anche dello sciopero del 18 ottobre, cioè che non si possono fare battaglie di facciata contro il berlusconismo senza poi però mettere in campo il massacro sociale. Il governo che nasce oltre fare schifo per i neoacquisti è in realtà il governo voluto dall’Europa. Ancora di più un governo democristiano, il governo della Merkel in Italia e della Commissione europea: conservatore, e a favore dell’austerità, che però occupa tutti gli spazi politici.

Ecco appunto, a proposito degli spazi politici. Sembra davvero che l’opposizione in Parlamento quasi non esista più…
L’opposizione è fondamentale ma bisogna partire dai contenuti. Oggi occorre uscire dallo schema girotondino e giustizialista e prendere di petto il nodo dell’austerità. Lo sciopero del 18 e la manifestazione del 19 sono una prima risposta vera contro l’austerità che pur non avendo la forza di iniziative modello Cgil, Cisl e Uil, che hanno fatto uno spot a favore della soluzione della crisi di governo, rappresentano la costituzione di un blocco sociale e politico contro l’austerità. Mi ha colpito l’assemblea alla sapienza di sabato scorso perché ho visto una marea di giovani. Un segnale di ripresa che bisogna non lasciar cadere.

Ci aspettano mesi molto duri sia per quanto riguarda la crisi che per l’azione del governo…
La crisi avanza al di là delle chiacchiere. Monti Letta e Napolitano hanno fallito l’obiettivo della riduzione del debito e quindi dovranno fare un nuovo giro di tagli. Letta aveva parlato di privatizzazioni. Ci aspettano mesi in cui si costruiranno politiche di austerità. Questo governo è esplicitamente il governo dell’Europa. In una prospettiva come questa, anche le idee della sinistra moderata vengono assorbite inesorabilmente. Si espelle Berlusconi ma non il berlusconismo. E quindi avanza una politica di austerità democristiana che suona il campanello conclusivo per le forze del centrosinistra, ovvero Sel, Landini, Rodotà. Ogni idea che essi hanno di poter recuperare su un discorso non liberista il partito democratico è destinata al totale fallimento.

E quindi?
O questa parte lavora per costruire una alternativa contro il centrosinistra oppure è destinata al fallimento. E’ finita la fase del “ma anche” in cui si possono costruire mobilitazioni come sulla Costituzione e cose più vicine al centrosinistra contemporaneamente. Il centrosinistra ormai è riassorbito nella coalizione europea. Se si vuol dialogare con le forze del 19 la rottura con il Pd deve essere netta.

E quindi la mobilitazione sulla Costituzione?
La difesa della Costituzione sacrosanta è la lotta contro l’Europa.

Che giudizio dai del voto in Germania e del buon risultato della Linke?
Mi sembra enorme. E lo vedo con un rimpianto perché la Linke non ha scelto per ragioni di prudenza da vecchia sinistra la proposta di Lafontaine di aprire il fronte della crisi dell’euro. Avrebbero potuto sfondare verso l’elettorato dell’Spd. La ricostruzione di una alternativa passa attraverso la rottura con le forze di centrosinistra. E, condizione necessaria ma non sufficiente, è necessaria una posizione più netta sull’Europa. Rottura con la sinistra europeista, quindi. Dare più poteri al Parlamento europeo non mi sembra un obiettivi realistico che possa cambiare qualcosa. L’Europa, così come è, è governata da Merkel e Draghi e quindi il tavolo va rovesciato.

Veniamo allo sciopero del 18 e alla mobilitazione del 19. Non credi che la sfida sia anche quella di conquistare nuovi settori alla lotta vista anche la trasversalità della crisi…
Non credo che questo sia un dato acquisito nei movimenti. Credo che ci sia sì un terreno di rivendicazioni, ma l’idea del cambiamento sociale è una cosa da conquistare. Partiamo da quello che c’è ma non si può nascondere il fatto che la crisi è una grande occasione di ristrutturazione capitalista. Siamo di fronte a un progetto di grande sfruttamento per la ristrutturazione in cui il mondo del lavoro è la parte più sottomessa che c’è. Questo implica che occorre evitare due rischi opposti: innanzitutto, evitare di inventarsi lotte operaie che non ci sono. Credo, per esempio, che rilanciare il partito del lavoro non serva. E poi non bisogna nemmeno avere l’idea opposta che gli operai sono persi i e il nuovo antagonismo viene dal mondo del precariato. Bisogna ricostruire un blocco sociale. Ho sempre in mente quello che successe nel 2004 a Melfi. Voglio ricordare che gli operai di Melfi avevano come modello la lotta di Scanzano ionico contro l’impianto di stoccaggio delle scorie nucleari, che fu una lotta di popolo. Insomma, bisogna essere aperti all’idea che i nuovi movimenti sociali possono lottare ma non sono autosufficienti.

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