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Lampedusa. Sopravvissuti indagati, Asgi: ''Vanno tutelati non criminalizzati''

“Chi è in pericolo di vita va soccorso e chi è sopravvissuto va tutelato, non indagato”. L’Asgi, associazione studi giuridici sull’immigrazione, commenta così l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di ingresso irregolare dei sopravvissuti al naufragio di Lampedusa- “Mentre è in corso il recupero delle salme, ancora in fondo al mare e con negli occhi le immagini di decine delle bare allineate delle vittime, esprimiemo grandissime perplessità di fronte al comportamento della procura di Agrigento che ha iscritto nel registro degli indagati tutti i sopravvissuti per il reato di ingresso irregolare di cui all’art. 10 bis –scrive l’associazione in una nota -. Si tratta di un atto dovuto, sostiene la Procura, sino a che il reato non verrà eliminato dal nostro ordinamento. Davvero sfugge il senso di attivarsi con tale celerità per criminalizzare soggetti che hanno vissuto una così immane tragedia , quando già appare evidente che gli eventuali procedimenti che si dovessero aprire nei confronti dei rifugiati sono destinati a concludersi con una sentenza di non luogo a procedere, visto che essi hanno diritto a forme di protezione internazionale” .

Secondo l’Asgi, inoltre, “non può essere considerato irregolare l’ingresso di coloro che sopravvivono ad un naufragio, sprovvisti dei requisiti formali per l’ingresso se presentano tempestivamente domanda di asilo alle autorità perché in tali ipotesi la condotta appare lecita fin dall’inizio”.  “Ad ogni modo –continua la nota - anche l'evidente assurdità di detta situazione mette in luce ancora una volta come sia inderogabile l'eliminazione dal nostro ordinamento del reato di immigrazione irregolare , norma del tutto insensata e di dubbia conformità con il diritto dell'Unione, che ha inutilmente moltiplicato processi inutili e colpito proprio i soggetti più deboli e bisognosi di aiuto.”

Altro aspetto critico, secondo l’associazione è la questione del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “ Sebbeneno vi sia notizia di indagini verso coloro che hanno preso parte alle operazioni di soccorso, ci sembra importante ricordare che, se venissero avviate, ciò costituirebbe un vero e proprio assurdo giuridico –aggiunge l’Asgi - si indagherebbero infatti soggetti che hanno operato per indiscutibili finalità di soccorso, e che dunque possono senza alcun dubbio invocare la scriminante dello stato di necessità, dimenticando che, a norma dell'art. 12, co. 2, T.U. Immigrazione non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizione di bisogno comunque presenti nel territorio”. “ Le disposizioni, pure pessime, della legge Bossi-Fini qui non c’entrano quindi nulla: non vi è infatti alcuna disposizione della legge che imponga di indagare i soccorritori –conclude la nota - al contrario i principi generali del diritto penale indicano chiaramente la liceità (se non la doverosità) di ogni azione di soccorso di soggetti in pericolo di vita. Quanto meno discutibile risulta invece che non venga aperta alcuna indagine per valutare se vi siano state o meno omissioni o gravi ritardi nei soccorsi, che si configurerebbero invece quali gravissimi reati qualora risultassero accertate (dall’omissione di soccorso, all’omicidio mediante omissione)”. 

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