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"Prc, generosi ma non sempre capaci di stare in mezzo alla gente". Parla Fabio Alberti
Secondo te quale ruolo possono giocare i territori in questo duro lavoro di rinnovamento e consolidamento del Prc?
I territori possono avere un ruolo per sviluppare una maggiore conoscenza, per avere di più il polso, di quello che dice la nostra gente. In questi anni rifondazione si è un pò richiusa su se stessa e ha ridotto la superficie di contatto con la società, pur continuando a fare iniziative. Difficilmente possiamo avere una adeguata capacità di lettura della realtà senza la conoscenza di quello che dice la nostra gente. Sarebbe utile, senza cedere a sterile basismo, accorciare la distanza tra le istanze di base e il centro del partito, tra l’inchiesta e il momento di discussione ed elaborazione politica. Questo anche per la dimensione che ha oggi il Prc. Per questo serve superare una certa autoreferenzialità che alle volte abbiamo. Non è automatico che stare sul territorio voglia dire avere più capacità di conoscenza della società se non si è proiettati fuori. Uscire dalla tendenza a fare le cose dentro i circoli ed essere maggiormente proiettati fuori. Anche la raccolta di firme può essere un momento per sviluppare un dialogo con la gente. La generosità di Rifondazione c’è ma non è sempre in grado di stare in mezzo alla gente.

Sinistra per Roma e Osservatorio Roma, due esperienze fortemente unitarie. Quale contributo da qui per il congresso?
Sinistra per Roma è un esperimento provvisorio nel senso che non ci si può fermare lì. In Sinistra per Roma manteniamo l’unità di azione con il Pdci che a Roma abbiamo costruito sulla base di una comune visione e progetto politico per la città e non perché avevamo tutti e due la parola comunista nel simbolo. Una unità di azione politica, quindi, che può essere salvaguardata e va ampliata verso la sinistra di alternativa romana. Intanto, già oggi ne fanno parte anche compagni non iscritti ad alcun partito. La proposta di Osservatorio Roma è un tentativo di mantenere relazioni con soggetti sociali e politici della sinistra romana, intanto Repubblica Romana con la quale abbiamo fatto le elezioni, ed altri. Il progetto è la costruzione di un luogo unitario di osservazione critica dell’amministrazione capitolina ove far convergere l’insieme delle competenze e delle proposte chela sinistra romana ha fatto in questi anni e che non si è riusciti a mettere insieme in una proposta elettorale unitaria. La proposta sembra aver trovato interesse e ci stiamo lavorando.

In questo quadro c'è anche da capire il rapporto con i movimenti, che cambia e si fa sempre più complesso. Qual è il punto di equilibrio, sulla base della tua esperienza?
Una domanda da cento pistole. Una maggiore socializzazione della politica e una maggiore politicizzazione del sociale. Un ritorno alla presenza lì dove il conflitto si organizza, dove non sempre ci siamo. Spesso portiamo solo le bandiere. Ma ci vuole anche la rottura da parte dei movimenti sociali di un rapporto utilitaristico con la politica, considerandola solo dal punto di vista di quello che può portare alla tua vertenza e non come una dimensione collettiva. Questo rapporto non favorisce la nascita di uno spazio politico di una sinistra di alternativa. O ogni soggetto è in grado di superare la pretesa di autosufficienza, sia per i partiti politici e le organizzazioni sociali, oppure tutto diventa più complicato.

La crisi può dare una possibilità di cambiare questo quadro?
Siamo ancora in una fase di passaggio nella quale in maniera più o meno conflittuale i movimenti presenti a roma stanno cercando di misurare lo spazio che si apre o meno con la nuova amministrazione. Difficile dire come evolve. Se non si riesce ad affermare una idea complessiva di cambiamento e a costruire uno spazio politico unitario a cui tutti possono riferirsi può anche prevalere la ricerca di un rapporto clientelare con l’amministrazione rischiando di aprire una guerra tra poveri.

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