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Festa Forze Armate, Accorinti sventola la bandiera della pace
Il gesto del sindaco di Messina davanti al monumento dei caduti

Nel giorno delle celebrazioni delle Forze Armate trasudanti retorica militaresca, il sindaco di Messina, Renato Accorinti, ha esposto ai piedi del monumento ai caduti una bandiera della pace su cui era scritto: «L’Italia ripudia la guerra». E pure il discorso non è stato da meno. Il sindaco ha infatti auspicato la chiusura di tutti gli arsenali, ha chiesto che le risorse prodotte dal lavoro non vengano utilizzate per creare strumenti di morte, ma servano a procurare il benessere dei cittadini, ha ricordato – in perfetta coerenza con ciò che afferma la Costituzione nell’articolo 3 dei suoi “Principi fondamentali” - che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ma pare che le autorità, militari e civili presenti non abbiano affatto gradito il discorso del sindaco, definendolo “ideologico” e “di cattivo gusto”. «Siamo qui a celebrare l’unità nazionale e le forze armate», hanno detto alcuni. «Il gesto del sindaco è fuori luogo», hanno sbraitato altri. Ma peggio di tutti ha fatto il pessimo ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D'Alia, per il quale «Accorinti dovrebbe scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende le Forze Armate e la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali». «Alle Forze armate, giustamente indignate per questo comportamento», ha aggiunto il ministro siciliano, «va la nostra solidarietà e gratitudine. Essere sindaco non significa fare l'attivista di una minoranza, per quanto rispettabile, ma rappresentare tutti i cittadini e il sentimento di un'intera comunità. Oggi Accorinti non l'ha fatto».
Questo accade nel “paese dei bugiardi”, dove tutto viene pervertito ed i valori capovolti. Così sparlano con vergognosa sicumera inqualificabili personaggi che hanno nelle proprie mani le sorti dell’Italia avendo solennemente giurato sulla Costituzione eppure palesemente tradendola. Costoro si permettono di esporre al pubblico ludibrio chi della Carta si fa difensore e banditore, infischiandosene della retorica protocollare, in fin dei conti guerrafondaia, che caratterizza il rito militaresco del 4 novembre.

Ma non tutti sono disposti a piegarsi all’ipocrita crocifissione del sindaco. Sul web molti si schierano dalla parte sua e della sua battaglia: «Renato sei grande, grazie»; «Sempre più fieri di te». Di analogo tenore il commento che Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, affida ad un comunicato stampa: “Grande gesto quello del sindaco Renato Accorinti di Messina che, coerentemente con la sua storia di pacifista, oggi ha mostrato la bandiera della pace in occasione delle celebrazioni del 4 novembre. Noi riteniamo questa giornata un inno alla guerra, retaggio di una cultura militarista che non ci appartiene. Se la coperta è corta, come dice il Presidente della Repubblica, il governo dovrebbe tagliare le spese militari, invece di continuare a fare propaganda. Per questo apprezziamo il gesto di Accorinti e simbolicamente ci uniamo a lui nell'esporre oggi la bandiera della pace”.

Pubblichiamo di seguito alcuni brani dell’intrervento di Stefano Accorinti.
Nel corso del suo lungo intervento Accorinti ha definito gli arsenali «strumenti di morte», auspicando che si possano «svuotare» e che si possano riempire, invece, «i granai, fonte di vita». «Il monito che lanciava Sandro Pertini», ha detto il sindaco di Messina, «sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L'Italia, paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell'Archivio Disarmo su “la spesa militare in Italia” documenta come l'Italia abbia speso per l'anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l'Istat ha pubblicato il suo più drammatico Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1'8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema della progressiva campagna di militarizzazione italiana», ha proseguito.
«La nostra isola – ha aggiunto Accorinti - rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (Muos) i paesi stranieri. Anche l'arrivo dei flussi migratori è vissuto come un “problema di ordine pubblico” da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice “Si” al disarmo».

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