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Forze armate: F35 e lo scivolo d’oro verso la pensione

Il Governo Monti ha varato anche la riforma delle forze armate, obbiettivo: “meno generali, più tecnologia”. Una legge voluta dall’ex ammiraglio Di Paola, allora Ministro della difesa. È la legge n° 244/2012 con cui si intende dimagrire il corpo delle forze armate di 35.000 unità in 12 anni e di portare (carabinieri esclusi) il costo del personale dal 67% al 50% del bilancio della difesa che è pari a 14 miliardi e cinquecento milioni esclusi i cosiddetti investimenti, ed è l’unico che non è stato ridimensionato. Attualmente i militari (terra – aria – mare) sono 177.000 di cui 22.843 ufficiali e 54.000 marescialli e sottoufficiali: un graduato ogni soldato.

La filosofia della ‘riforma’ in soldoni è meno personale in divisa e più tecnologia ed armi sofisticate. È previsto un programma pluriennale molto oneroso che prevede vari progetti: la dotazione digitale ipertecnologica per collegare i militari ai centri di comando con una spesa di 22 miliardi, l’acquisto di caccia F35 con una spesa di 13 miliardi ed ottocento milioni e di caccia Eurofighter per una spesa di 12 miliardi e 23 milioni, l’acquisto della fregata Foreman per una spesa di 5 miliardi e di elicotteri NH90 per una spesa di 3 miliardi e 49 milioni. Si continua a sostenere che questa riforma è necessaria per continuare a partecipare alle missioni di pace ed interventi nei conflitti. Per attivare la riforma il governo Letta ha presentato in Parlamento due decreti attuativi per un parere, anche se il parere è solo consultativo.

Un parlamentare del Pd, di quelli che non starnazzano continuamente in TV, esaminando il decreto ha avuto un moto di stupore non tanto per l’enormità delle spese militari in un momento di crisi ma per le modalità di sfoltimento del personale. Il decreto individua tre modalità: il passaggio ad altro ministero, il prepensionamento, l’esenzione dal servizio che prevede la cessazione dal lavoro a 50 anni ed il mantenimento dell’85% del salario fino all’età della pensione con una contribuzione che garantisca una pensione piena e la possibilità di lavorare presso terzi o come autonomi senza cumulo dei redditi.

“Lo scivolo d’oro” come è stato battezzato viene definito dal capogruppo Pd alla difesa una “provocazione” mentre l’ex generale Domenico Rossi, parlamentare di Scelta Civica lo giustifica “…però se ci si pensa è la via d’uscita delle generazioni delle missioni, i cinquantenni di oggi avevano 35 anni in Kosovo. Non è che si possono mandare via così”. Non sappiamo quale sarà il parere del parlamento, in ogni caso la proposta in sé è scandalosa.

Abbiamo ripetutamente e caparbiamente denunciato incongruenze, privilegi ed iniquità presenti nel sistema pensionistico quali ad esempio il ripianamento del deficit del fondo del clero, dei dirigenti di azienda, dei lavoratori autonomi con l’attivo del fondo dei lavoratori dipendenti, dei precari (a cui concorrono gli immigrati); il vergognoso livello delle pensioni minime e delle pensioni d’oro, i vitalizi esentasse, lo stipendio ed i compensi vari del Presidente dell’Inps…con lo ‘scivolo d’oro’ la lista si allunga.

Questa scandalosa misura potrebbe essere l’occasione per rimettere in discussione la riforma delle forze armate, ma non mi pare che interessi più di tanto neanche a Sel ed ai grillini.

Forse il parlamento renderà meno d’oro lo scivolo ma le spese militari non si possono ridimensionare: l’Italia dovrebbe risponderne in sede Nato e agli Usa

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