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Crisi, l'Europa smentisce le previsioni del Governo e pretende più rigore

Crescita inferiore alle attese, nonostante la diminuzione dello spread, e conseguente peggioramento del debito e dell’occupazione, che dovrebbe migliorare solo nel 2015 ma nel 2014 sarà al 12,4%. Il quadro economico, e dei conti pubblici, delineato dall’Ue nelle “Previsioni d’autunno” sull’Italia è addirittura peggiore di quello formulato pochi giorni fa dall’Istat, e quindi molto lontano dalle stime del Governo: dal -1,3% previsto in primavera passa oggi a -1,8%, mentre resta invariata a 0,7% la stima del pil del 2014 (governo stima 1% e Istat 0,8%). Sui conti, invece, a maggio Bruxelles prevedeva un 2,9% nel 2013, che oggi sale invece al 3%, mentre il 2,5% che aveva previsto nel 2014 sale al 2,7%.

Una drammatizzazione voluta a pochi giorni del passaggio parlamentare della Legge di Stabilità che nel quadro politico dato, con i due maggiori partiti che si stanno praticamente sfaldando, rischia di trasformarsi in un caos senza precedenti. E quindi la blindatura dell'Ue arriva a proposito. Non a caso, è proprio il commissario per gli Affari economici Lolli Rehn a paventare una situazione in cui il governo italiano potrebbe utilizzare la clausola di salvaguardia, che consentirebbe al governo di sospendere i pagamenti dei debiti delal Pubblica Amministrazione che vengono coperti con un aumento del debito ma che, per la quota relativa alla spesa per gli investimenti, si scaricano invece sul deficit. Non a caso nel Pdl è subito scattato il ritornello “antitasse”. "Nessuno si sogni di tradurre le parole di Rehn in nuove tasse agli italiani. I 'forti aggiustamenti' si possono e devono fare, innanzitutto, tagliando la spesa pubblica e liberalizzando i servizi. Piu' mercato e meno Stato".

Secondo l’Ue, nel 2015 il surplus primario, ovvero la spesa al netto degli interessi sui titoli, aumenterà al 3,1% del pil. E questo testimonia quanto in realtà il Governo stia mettendo le mani nelle tasche degli italiani. Il bilancio in termini strutturali migliorerà ancora nel 2013 e nel 2014 pur restando negativo: -0,8% e -0,7%. A politiche invariate peggiorerà nel 2015: -0,9%. Sotto pressione resta il dato sul rapporto tra debito e Pil: nel 2014 l'Italia toccherà il record al 134%, per poi passare al 133,1% nel 2015.

Secondo Paolo Ferrero, segretario del Prc, le stime dell'Europa sul deficit e la disoccupazione in Italia “sono drammatiche e confermano quanto da tempo abbiamo previsto: la recessione piu' nera”. “E' il frutto delle politiche di Berlusconi, Monti e di Letta – continua Ferrero - che invece di invertire la rotta stanno aggravando la crisi”. Il punto e' che gli "aggiustamenti" di cui parla Rehn “sono destinati ad aggravare ulteriormente la situazione: sono le politiche di austerita' che producono la crisi. Per questo e' necessario rompere con questa Europa che ci sta strozzando con la collaborazione del governo: occorre disobbedire ai trattati europei e rifiutarsi di proseguire oltre nelle politiche di austerita'".

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