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Terni, Stufara PRC: Fermare il gioco dei colossi dell'acciaio

La sorpresa suscitata dalla decisione della Thyssen Krupp di riprendersi l'AST rende difficile qualsiasi tipo di valutazione in merito al futuro produttivo della grande fabbrica ternana, costretta ormai da due anni a navigare a vista in un mercato in grave crisi di sovrapproduzione ed a tutt'oggi priva di qualsiasi ipotesi di piano industriale, mentre i livelli occupazionali, in forza dell'accordo sulla mobilità di pochi giorni fa, potrebbero iniziare a ridursi già nelle prossime settimane.
L'unica cosa certa è che nella notte tra venerdì e sabato è stata giocata una grande partita a domino fra i colossi europei dell'acciaio; una partita dove le Istituzioni, a partire dal quelle italiane, non sono state nemmeno invitate ad assistere.
I dubbi circa la volontà di Thyssen Krupp di tornare ad investire dell'inossidabile partendo dall'impianto di Terni sono pertanto più che fondati, come pure i sospetti riguardo alla natura esclusivamente finanziaria dell'operazione appena conclusa. Quanto accaduto dimostra che, in assenza di un intervento diretto del Governo nel settore, sarà la sola multinazionale tedesca a decidere se tenersi l'AST, chiuderla o venderla nuovamente, dando il via all'ennesimo giro di valzer.
La comunità politica nazionale e locale, come pure le parti sociali e quanti in questi mesi si sono spesi in favore della soluzione Aperam, non possono dirsi esenti da responsabilità rispetto all'incertezza in cui continua a versare il polo siderurgico ternano; è ora di aprire una nuova fase nelle relazioni industriali nel nostro territorio, che veda finalmente il Governo investire direttamente nel settore che ha dato vita all'industrializzazione della conca ternana e da cui dipende ancora oggi il reddito di migliaia di famiglie. Per questo crediamo, come Gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista, che se non perverranno in tempi brevi certezze riguardo al piano industriale dell'AST, l'unica risposta possibile per fermare il “grande gioco” in corso sopra le nostre teste sia quella dell'acquisizione diretta della fabbrica da parte dello Stato, da intendersi quale primo passo di una più complessiva strategia di ricollocazione delle Istituzioni pubbliche nei settori strategici dell'economia nazionale.

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