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L'Europa sta per esplodere ma non ditelo agli europei! Ecco il "dietro le quinte" del vertice
Come era prevedibile, all'indomani del risultato delle elezioni tedesche, interpretato da Merkel e Spd in chiave fortemente nazionalista, esplodono le contraddizioni nel seno dell'Europa. La lotta tra i capitali si fa più cruenta, evidentemente perché vengono toccati interessi troppo importanti. L'accordo sull'Unione bancaria non è andato come raccontano Letta e Saccomanni, quindi. Il quadro che esce dalla ricostruzione dei due giorni di vertice fatto da Le Monde è molto crudo e realistico. A suffragare questa versione ci sono addirittura le parole di Romano Prodi, che parla della necessità di consolidare uno schieramento dei paesi del Sud contro la Germania. Qualche avvisaglia che il vertice fosse rimasto indigesto a molti era arrivata dalla "rivolta" del Parlmento europeo che proprio sulle norme di supervisione sulle banche aveva parlato di esautoramento dei poteri istituzionali.

In pratica, al Consiglio europeo di Bruxelles del 19 e 20 dicembre, c'e' stato un vero e proprio ''Quasi tutti contro Angela Merkel''. Le Monde cita ''conversazioni ricostituite sulla base di note interne'' di numerose delegazioni. Solo il presidente della Bce Mario Draghi e quello della Commissione europea Jose' Manuel Barroso hanno appoggiato la cancelliera secondo il giornalista Philippe Ricard. Non e' piaciuta a quasi nessuno - scrive - la sua ricetta per uscire dalla crisi dei debiti sovrani: e cioe' ''la firma di contratti vincolanti tra ogni capitale e la Commissione europea per inquadrare le riforme, in cambio, se del caso, di un incentivo finanziario''.
Anche alleati tradizionali della Germania hanno preso le distanza, come l'austriaco Werner Faymann, che ha ricordato la necessita' di rispettare i parlamenti nazionali e la sovranita' di ciascuno. Scettico, ma per ragioni opposte (gli incentivi) anche l'olandese Mark Rutte e il finlandese Jyrki Katainen.

Il fronte del Sud
Tra i paesi del sud - scrive sempre Le Monde - il fronte del no e' stato guidato dallo spagnolo Mariano Rajoy, contrario a qualsiasi perdita di sovranita', mentre il francese Francois Hollande e' rimasto discreto, come anche il belga Elio di Rupo: preferiscono aspettare le elezioni europee del maggio 2014 prima di prendere posizione in maniera definitiva.
Secondo il quotidiano parigino, la Merkel si e' innervosita piu' di una volta, convinta che l'euro ''prima o poi esplodera', senza la coesione necessaria'', o temendo che a un certo punto ''si uscira' dai binari'', come e' quasi successo con la crisi greca. La cancelliera e' convinta che sia meglio spendere 3 miliardi di euro adesso per ottenere una serie di cambiamenti, che spenderne 10 od oltre in futuro per un programma di salvataggio. Ma nessuno o quasi la pensa come lei.

Se Prodi si arrabbia
Che tiri un’aria da catastrofe imminente lo conferma anche Prodi, che in quanto a questioni europee non è proprio l’ultimo arrivato. ''Non si esce in modo stabile dalla crisi solo obbligando i Paesi piu' deboli a dolorosi aggiustamenti fiscali. Se non sono accompagnati da una riforma delle politiche dei trasferimenti e da mutamenti sostanziali delle politiche economiche anche dei Paesi piu' forti, l'esito finale non puo' che essere la deflazione''. E visto che ''non possiamo aspettarci un prossimo cambiamento di rotta da parte della Germania'', e' necessaria ''una politica comune da parte di Francia, Spagna e Italia''. Scrive l'ex premier in un editoriale pubblicato da Messaggero, Mattino e Gazzettino. ''A Bruxelles la spaccatura fra Nord e Sud si sta sempre piu' trasformando in un match Germania contro tutti, nel quale la Germania, forte del proprio ruolo politico ed economico, gioca una partita solitaria anche nei confronti dei suoi tradizionali alleati'', osserva Prodi.
''Di fronte ai nostri colleghi europei, abbiamo l'obbligo di mettere in atto le riforme necessarie per migliorare il nostro sistema economico, ma possiamo essere solo noi in grado di dire a Bruxelles quali sono le riforme piu' utili e, dopo un accordo con la Commissione, metterle in atto'', scrive Prodi, secondo cui ''adottando questi comportamenti saremo capaci di portare avanti un'efficace politica comune con Francia e Spagna, in modo da indurre i nostri amici tedeschi a sottoscrivere le correzioni necessarie per dare finalmente sostanza alla ripresa economica''. ''Con queste linee di condotta il nostro governo – conclude l'ex premier - diventera' piu' forte e autorevole e sara' in grado non solo di godersi il panettone anche per il prossimo Natale ma, soprattutto, non sara' costretto a gustarlo obbligatoriamente accompagnato da un contorno di wurstel''.

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