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Washington, qui Niscemi
USA/ITALIA. Il siparietto italo-americano andato in onda ieri a Washington, tra i due «presidenti», Barack Obama e Giorgio Napolitano, è dei più ameni. Il presidente statunitense che si «informa» della campagna elettorale italiana, plaudendo a «Napolitano leader straordinario per Italia e Ue», ed elogiando l'inquilino del Colle come «un grande amico personale». Fino a ricambiare le cortesie dell'ospite con la dichiarazione che Napolitano è «un leader lungimirante, con una visione aperta al futuro» (visionary in inglese, e si sa il presidente italiano non ha problemi con l'inglese)».
Al di là delle sorprendenti e univoche dichiarazioni filomontiane, il giorno prima incredibilmente del portavoce della Casa bianca e ieri dello stesso Napolitano sul fatto che «i progressi fatti dall'Italia in questi 14 mesi con Monti, devono continuare», sconcertava un altro avvenimento. La distanza tra le dichiarazioni di «amicizia» italo-americane fatte a Washington e quel che accadeva nelle stesse ore, quanto a fraternità a stelle e strisce e tricolore, in territorio italiano, esattamente a Niscemi, in Sicilia.
Dove la popolazione compatta, organizzata in un comitato di lotta e sostenuta dall'istituzione regionale era anche ieri in piazza contro il Muos, il Sistema satellitare della Marina statunitense che vuole trasformare quel sito in un avamposto tecnologico della guerra nel Mediterraneo, incurante del danno ambientale e della nocività delle potenti radiazioni elettromagnetiche. Tanto che il neo-eletto presidente della Regione Rosario Crocetta ha revocato le autorizzazioni al Muos. La protesta locale ieri si è trovata di fronte addirittura i marine americani impegnati nella difesa, sistemazione e attivazione della base. E alla fine il presidente siciliano (purtroppo non invitato a Washington) ha avuto assicurazioni dal Console americano di Napoli Donald L. Moore che, per ora, i lavori sono «sospesi» ma ha voluto protestare anche lui, contro le popolazioni locali, dichiarando «inaccettabile il blocco dei militari Usa diretti al Muos». Dunque, come si capisce, un momento di grave tensione. Speculare al «fraterno» e politicamente corretto teatrino in corso nella Sala Ovale della Casa bianca. Il motivo è presto detto. Napolitano non solo è «iperatlantico», è anche il presidente della Repubblica italiana che ha più disatteso, rispetto alle aspettative democratiche, l'articolo 11 della Costituzione, quello che recita che l'Italia «rifiuta la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali». Lo ha disatteso ogni volta che, per aggirarne il contenuto, ha ricordato il famoso secondo paragrafo che autorizza l'Italia a mettere a disposizione delle Nazioni unite mezzi e forze per conseguire la pace. Come se il «secondo paragrafo» fosse stato scritto apposta per cancellare il rifiuto della guerra, assunto fondamentale dell'articolo costituzionale. Come se l'Onu non venisse ogni volta impegnato a coprire le avventure belliche dei potenti della terra. Quante sono state le guerre degli ultimi anni (rinforzi in Afghanistan, Libia, Mali) che hanno avuto l'imprimato del Colle, e con i complimenti di Obama ripetuti anche ieri? Quanti casi Abu Omar abbiamo consegnato alla Cia e poi secretato? Così, per togliere ogni equivoco, stavolta la «visionaria» popolazione siciliana ha messo tra i due presidenti il Muos, cioè la protesta contro l'impianto satellitare militare. Washington...qui Niscemi.
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