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Meglio rivotare che Monti

Ingroia racconta come è arrivato alla politica e dove va. Rivoluzione civile: «Amministrative e poi le europee. Con i movimenti e il paese che si libera» «D'Alema dice Pd o caos? Meglio caos che un governo iniquo». «Grillo? Un fallimento della democrazia, i suoie elettori votano signori nessuno» Sel doveva stare con noi. Di Pietro è più rude, gli brucia: era nella foto di Vasto. Da Landini mi aspettavo più attenzione

Antonio Ingroia, ha ricevuto minacce di morte. «Nel silenzio di tutti», dicono i suoi. Chi la minaccia?
È difficile individuarne la matrice. Certo a chi davo fastidio da magistrato darò più fastidio da politico determinato a denunciare le mafie e le caste della corruzione. E con la battaglia per la verità sui misteri dello stragismo, che significa mafia ma anche apparati di sicurezza, poteri criminali occulti. Il silenzio riguarda il fatto di aver ribadito il mio antifascismo da «partigiano della costituzione», sentirmi vicino alle lotte partigiane, aver preso posizione netta verso i fascisti di Casapound che hanno usato aggressione fisica e verbale contro Sandro Ruotolo: forse anche questo non è estraneo alle minacce. Perché più che venire da ambienti mafiosi, alludono a ambienti criminal-eversivi, dove spesso la mafia incrocia l'eversione nera, gli apparati di sicurezza e così via.

Ha scelto la politica senza soluzione di continuità dalla magistratura. Questa critica quanto ha pesato?
Mi dà molto fastidio. Primo, perché è un modo di disconoscere a una categoria di cittadini un diritto costituzionale. Secondo, è un modo per non parlare di contenuti. È un paradosso che questo tema si sollevi a un magistrato e meno nei confronti degli imputati di cui il parlamento è pieno e lo sarà ancora. Il Pdl ha tolto Cosentino e Dell'Utri, di imputati e condannatine ha tanti. E non solo il Pdl.

Sta dicendo che l'opposto di un magistrato è un indagato?
No, ma è un paradosso che un magistrato che cerca di portare una ventata di pulizia dia più fastidio di un imputato di fatti di mafia e corruzione. E poi ci sono tanti partiti che candidano magistrati, ma l'unico che non va bene è Ingroia. Il Pd di magistrati ne ha a frotte.

«Grillo spaventa», titola il Corriere. Ruba voti a tutti. Spaventa anche voi?
No. Partecipo per vincere, ma l'obiettivo è cambiare la politica. Per questo il fenomeno Grillo mi preoccupa, più che spaventarmi: da un lato intercetta spinte di rinnovamento, dall'altro non ha una proposta per la trasformazione positiva di queste spinte. È solo protesta, tranne un paio di argomenti - moralizzazione della politica e ambiente - sui quali siamo d'accordo. E poi, ma è colpa della politica, rappresenta il fallimento della democrazia: con una serie di spettacoli in piazza, a cui gli italiani vanno da spettatori più che da cittadini attivi, intercetta il tifo di tanti che voteranno perché Grillo li rappresenti. Ma lui non li rappresenterà: non è candidato. I suoi candidati sono signori nessuno, lo dico con rispetto, che gli elettori neanche conoscono.

Questo è anche colpa del porcellum. Lei ha già una proposta di riforma?
Siamo proporzionalisti convinti. In nome della governabilità si è colpito al cuore il principio della rappresentanza parlamentare. Ma ci confronteremo. E comunque il porcellum lo si può correggere, il Pd per esempio ha fatto le primarie. Poi non voglio dire se le abbia rispettate o no...

Anche perché voi neanche quelle le avete fatto per scegliere i candidati.
Siamo nati in un mese, per il futuro ci attrezzeremo. Ma abbiamo cercato di far conoscere i candidati agli elettori. Poi sì, la Rivoluzione civile ha 'Ingroia' nel simbolo, ma a puro scopo di riconoscibilità.

Il manifesto non è sospettabile di simpatia per il voto utile. Ma lei teme il voto disgiunto con il centrosinistra?
So che c'è una parte del nostro elettorato che si sta orientando così. E infatti oltre agli appelli al voto utile sono arrivati quelli al voto disgiunto. Ma sbagliano: le scelte politiche importanti si faranno al senato, per questo dobbiamo esserci.

D'Alema sostiene che l'alternativa al Pd è il caos.
È il solito atteggiamento di superbia e arroganza intellettuale di D'Alema e di un gruppo del Pd. Su questo battono Berlusconi. Lui dice: scegliete fra Pdl e Pd. Il Pd dice che l'unico voto utile è quello al Pd. In pratica, si possono anche abolire le elezioni perché l'unica è che il Pd vada al governo. C'è grande ipocrisia sulla governabilità. Che non è un valore assoluto: non basta assicurare il governo, bisogna vedere cosa fa. Per un governo come quello di Monti che ha tagliato lo stato sociale e messo l'Italia al tappeto, meglio l'ingovernabilità. A D'Alema dico: meglio il caos.

Crede che si tornerà presto a votare?
C'è questa possibilità. Ma le elezioni non sono la catastrofe. Se si fosse andato a votare subito dopo la caduta di Berlusconi le cose sarebbero andate molto meglio.

Avrebbe vinto Bersani e Ingroia non ci sarebbe stato.
Avrei continuato a fare il magistrato con un governo più affidabile di Monti.

Perché con Ambrosoli in Lombardia sì e con Zingaretti nel Lazio no?
Con Ambrosoli ci siamo intesi, Zingaretti ha avuto un diktat nazionale: con Ingroia non si dovevano fare accordi. Così grosso modo Zingaretti mi ha detto nell'unico incontro che abbiamo avuto.

Il diktat veniva da Bersani?
Immagino. Mi auguro per Bersani che sia lui a prendere queste decisioni.

Alla cronaca politica è arrivato con la rumorosa partecipazione a un congresso del Pdci. Qual è la sua formazione?
Mai iscritto a nessun partito. Da universitario, fine anni 70 primi 80, ero nel movimento studentesco, fuori dai partiti. Ho coniugato presto l'impegno politico con quello antimafia. Entrai a far parte nel centro Impastato di Umberto Santino, che fu il mio primo tramite con il mondo della magistratura. Lì trovai lì i primi magistrati del pool antimafia che conobbi, Peppino Di Lello e Giacomo Conte.

Chi ha votato nell'orribile 2008?
Mi faccia ricordare. Credo Idv.

Non la sinistra Arcobaleno?
In genere non perdo le elezioni. È una battuta.

Si dispiaceranno i suoi amici del Pdci.
Credo di aver fatto il voto disgiunto, e così faccio contenti tutti. Ma adesso non me lo ritorca contro. Sia chiaro: siamo una cosa ben diversa dall'Arcobaleno.

Il manifesto vi ha dedicato una prima: «Astenetevi». Avete iniziato la campagna con una forte conflittualità con Vendola. Vendola ci ha risposto, Ferrero, Prc, anche. Lei ha continuato a menare.
Rivoluzione civile ha una sua unitarietà di fondo. Ferrero è una voce autorevole, ci rappresentava bene.

Ci riprovo: perché tanti affondi su Sel?
Quando chi ti dovrebbe essere naturale alleato dice che farà l'accordo di legislatura con il centro liberale, com'è scritto della carta d'intenti Pd-Sel, fa un errore gravissimo. L'ho denunciato politicamente.

Intanto Di Pietro dava del traditore venduto a Vendola.
Questioni di stile espressivo. Chi è più rude e chi no. Poi a Di Pietro brucia di più: era nella foto di Vasto poi stracciata.

Ha chiesto ai leader dei partiti che compongono Rivoluzione di farsi indietro?
Sì, ma loro erano d'accordo. Erano consapevoli che si poteva raggiungere questa miracolosa sintesi solo con un forte segno di apertura alla società civile.

A quale cultura di Rc è più affine?
La mia storia è di sinistra, sono stato in Magistratura democratica, nel movimento studentesco ero a sinistra, e severo nei confronti della Fgci, cui non ero iscritto. Ma guardi che da noi la sintesi funziona, una sintesi che c'è anche nella mia formazione politica: ero più garantista prima di diventare magistrato, poi sono diventato più legalitario. Ora ho messo insieme le due istanze in Rivoluzione civile.

Ha già pensato al vostro dopo? Come se lo immagina?
Una partecipazione al parlamento con un drappello di parlamentari. Mi rivolgo agli elettori: più saremo più avremo chance di portare l'asse verso sinistra e sottrarre il centrosinistra dall'abbraccio mortale con Monti. Con l'intenzione che sia un riflesso di una battaglia nella società, con i movimenti, per un'alternativa di governo che sia sociale politica. Guardando avanti, alle amministrative e alle europee.

Un rammarico?
Il fatto che, per ragioni comprensibili, da Maurizio Landini e dalla Fiom non c'è stato un più aperto riconoscimento che le loro battaglie le stiamo portando avanti soprattutto noi. Ma conto di irrobustire le convergenze che già ci sono. E al di là di quello che ha scritto qualche giornale, l'applauso ricevuto all'assemblea dei delegati Fiom di Milano mi ha confortato.

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