Martedì 14 Luglio 2020 - Ultimo aggiornamento 18:50
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Socialisti e popolari ci hanno fatto il doppio pacco
Mentre Vendola annunciava la lettera di adesione al PsE in Europa, lo stesso schieramento si rendeva complice, insieme ai liberali e popolari, di un'altra pesante martellata alla sovranità economica ed ai diritti sociali del nostro paese approvando il Two Pack. Sotto il solito slogan di norme volte a promuovere la crescita si sono così aumentati i poteri di sorveglianza e di veto sui bilanci dei paesi della zona euro della Commissione per aumentare l'austerity. I deputati, guidati da relatori Jean-Paul Gauzès (PPE, FR) e Elisa Ferreira (S&D, PT), hanno così ratificato gli obiettivi originali del pacchetto legislativo, aggiungendo una serie di disposizioni per assicurare che la necessità di stimolare la crescita ed aumentare la trasparenza. Parole queste già sentite ampiamente negli ultimi anni e che non hanno sortito nessun effetto concreto. Gli emendamenti approvati dal Parlamento infatti sono molto deboli, e non interromperanno la spirale recessiva prodotta dall'austerity. Secondo i deputati che sostengono il two pack quando un paese è invitato a fare tagli consistenti, tali sforzi non devono pregiudicare gli investimenti nel campo dell'istruzione e della sanità, in particolare nei paesi in gravi difficoltà finanziarie, e la riduzione del deficit dovrebbe ( dovrebbe) essere applicata in modo più flessibile in caso di circostanze eccezionali o grave recessione economica. Si prevede inoltre di "prendere in considerazione" ( wow!) misure mirate alla ripresa e alla crescita, come l’istituzione di un Fondo europeo di redenzione (aiuto per gli Stati con debito pubblico oltre il 60% del Pil e utile per abbassare i tassi d’interesse sui titoli di debito pubblico), i cosiddetti Eurobills (sostituzione parziale delle emissioni nazionali di debito attraverso l’emissione comune sotto forma di un fondo di riscatto ed eurotitoli) e la creazione di un ‘gruppo di saggi’ che emetterà un parere sulla fattibilità di un sistema di eurobond (emissione di debito comune nell’area euro). Così mentre sarà certa l'austerity un gruppo di saggi tecnocrati discuterà dell'eventualità di introdurre misure della crescita. Non è nemmeno riduzione del danno, ma una presa in giro. Assisteremo quindi ad altri tagli a partire ad esempio dal sistema pensionistico oppure al licenziamento di massa dei lavoratori del pubblico impiego per non parlare dei trasferimenti agli enti locali. Con questa norma i nuovi poteri della Commissione saranno soggetti a una serie di controlli, ma il potere di questo organo sarà enorme considerando anche il fatto che si riconosce la "troika" (Commissione, BCE e FMI) nella supervisione delle riforme economiche nei paesi in difficoltà. Ma quali sono i poteri che sono stati affidati alla commissione? Il più rilevante è che essa avrà la possibilità di pronunciarsi preventivamente sui bilanci nazionali dei 17 Paesi della zona euro (a partire dal 2014) ed eventualmente di porre il veto (fino ad oggi poteva esprimere solo raccomandazioni). Così l'Italia prima di fare la propria finanziaria dovrà attendete che la Commissione europea si pronunci esaminando i conti previsti e, nel caso, potrà chiedere ai governi nazionali cambiamenti sostanziali nonché emettere sanzioni per chi non volesse adeguarsi. Si tratta del completamento naturale del lungo processo di integrazione economica iniziato con il Semestre europeo e che attraverso il nuovo Patto di stabilità (Fiscal compact) e il precedente Six pack costringe gli stati periferici dell'eurozona a pesantissime politiche di taglio del debito pubblico. Un pacchetto che per noi vuol dire venti finanziarie da 45 miliardi ogni anno per i prossimi venti. Bene ridurre i costi dei parlamentari, ma è un gran peccato che nel nostro paese nessuna forza politica dica una mezza frase rispetto a questo. Se Grillo ha altro a cui pensare è bene che i movimenti sociali organizzino la propria risposta. E' ora di tornare nelle piazze, è ora di tagliare il cappio che ci hanno messo al collo.
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