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"Andiamo avanti rinnovandoci. Il Paese reale contro il neoliberismo". Intervista a Stramaccioni

Che valutazione dai del risultato del voto?
Prima serve chiarire una premessa. Chiedere se si poteva fare di più e meglio in un mese e mezzo è legittimo. Secondo me bisogna farlo per carpire quello che non ha funzionato. E’ stato fatto comunque il massimo.

In che cosa non è stato fatto meglio?
In alcuni accorgimenti nella compilazione delle liste, per esempio. Ciò non significa che la formula politica di Rivoluzione civile fosse sbagliata. Era l’unica possibile nelle condizioni date. Diversamente da questo avremmo dovuto scegliere di saltare un turno.

Che peso dai alle azioni di contrasto nei confronti di Rc messe in atto dagli avversari?
Penso che fondamentalmente ci sia stata una spinta decisa a non farci andare avanti. Alcuni elementi come l’appello al voto utile, e l’oscuramento che abbiamo dovuto subire non ci hanno certo aiutato. In gran parte della campagna elettorale Ingroia ha dovuto pensare soprattutto a difendersi. E poi non bisogna dimenticare il successo di Grillo, naturalmente.

Prima avevi accennato agli errori interni.
Essere usciti su alcune questioni in maniera che è sembrata un po’ scomposta tipo sulla questione antimafia. Posta così non ci ha fatto percepire come forza di cambiamento. Ma su questo, poi il tiro è stato aggiustato. Su altri temi, Grillo certo era più diretto. Il fatto, poi, che alcuni compagni di viaggio abbiamo posto tanti se e tanti ma ci ha fatto percepire la limitatezza della nostra articolazione nei territori. Penso per esempio al ruolo di “Cambiare si può”, che ha condizionato molto dal punto di vista territoriale diverse forze. L’abbandono, alcuni, l’hanno addirittura percepito come un tradimento. E’ un’altro aspetto, questo, che va subito recuperato. Tanti compagni di viaggio potenziali poi non si sono accodati nel percorso. Alcune candidature sono state lette come della società civile altre come tentativo di riciclare la vecchia nomenclatura.

Un bel carico…
Il terzo elemento che sicuramente va recupero è che avendo fatto le liste in modo sbrigativo il rapporto con il territorio non è stato valorizzato e curato. Essendoci stato solo un mese molti non si sono sentiti coinvolti.

Cosa pensi di alcuni veri e propri buchi come a Napoli e a Palermo?
Guarda, il voto più alto in percentuale a livello regionale è stato registrato in Calabria dove Rc ha preso il 2,91. Sono stata candidata in quella regione, che ho percorso con 95 iniziative. In Sicilia e in Campania è andata diversamente. Non c’’è stato il passaggio automatico dal voto al sindaco al voto politico.

Rimane uno spazio politico per Rc?
Dal punto di vista dell’intuizione è stato giusto creare un soggetto al di fuori del centrosinistra. Lo dico perché a molti non è stato chiaro. Con il senno del poi la scelta è stata azzeccata. E lo dimostra il risultato che ha preso Grillo. La ribellione alle politiche neoliberiste c’è nel Paese. Non siamo stati in grado di intercettarla noi. Dobbiamo essere onesti nel dirlo. Noi che già venivamo dall’esperienza della Sinistra Arcobaleno eravamo coscienti che in politica i soggetti delle coalizioni non si sommano nel risultato elettorale.

Il futuro di Rc?
Dobbiamo badare molto alla sostanza. Rc deve rimanere come contenitore che si deve aprire al massimo a tutte le esperienze possibili che si sono avvicinate al movimento. Si può fare un processo di democrazia più ampio convincendo anche coloro che si sono tenuti ai margini o che non sono riusciti ad avere una interlocuzione. Annullare tutto e dire che è finita sarebbe un errore mortale.

Cosa cambieresti?
Nel modello cambierei la rigidità della formula che ha messo insieme le varie organizzazioni al vertice e poi rinnoverei lo stile di lavoro. In questo dobbiamo essere più moderni. Dico, per esempio, quando portammo la proposta che nessuno poteva guadagnare tre volte in più di un operaio, nel Prc ce la bocciarono. Anche in questa campagna sono stata l’unica a dire che avrei continuato con il mio stipendio. E’ la molla che ha spinto molti a far votare Grillo. Un salto di qualità su come ci presentiamo al mondo esterno bisogna che lo elaboriamo.

Che idea ti sei fatta del Movimento 5 Stelle?
Dobbiamo prendere atto del risultato senza dire che gli italiani sono imbecilli. Gli italiani hanno scelto. E poi dobbiamo prendere atto del fatto che c’è un pezzo di paese che preferisce convivere con il potere corrotto. C’è un terzo che vota grillo e che è un elettorato che ne ha viste di tutti i colori e che non ha scelto nessuna proposta politica. Si tratta di un popolo che potenzialmente può liberare delle energie. E’ chiaro che Grillo ha vinto sullo slogan che fanno tutti schifo. E questo ci deve far riflettere sulle forme della politica. La ricetta non ce l’ha nessuno. E’ meglio che Grillo stia con una percentuale di consenso così alto perché costringe tutti a una riflessione. In un modo o nell’altro fa tenere i giochi aperti.

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