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La "Repubblica Romana" di Sandro Medici, sociale, pubblica e contro i poteri forti

Repubblica Romana. Si chiama così la lista di Sandro Medici candidato sindaco a Roma. E l’unica cosa che il presidente del X Municipo concede alla liturgia della politica-spettacolo (ieri al teatro Ambra alla Garbatella) è l’esposizione del simbolo (disco rosso con la scritta gialla e bianca) ai flash dei fotografi. “Sì, il nome un po’ ricorda la zampata che Mazzini e Garibaldi diedero al papa”, dice mettendoci una buona dose di ironia.

Per il resto, la candidatura di Medici è tutta giocata sul tono dell’irriverenza. Irriverente, innanzitutto, verso tutti quei poteri forti che a vario titolo e coltivando questo o quell’affare, rischiano stavolta di condurre Roma all’ultimo round. E per essere irriverenti fino in fondo bisogna parlare di contenuti. Sandro Medici ne ha tanti. E tutti basati sull’esperienza concreta di amministratore al X Municipio. Gli amici, alcuni dei quali se li porta direttamente sul palco, credono in lui e amano quello stile mite e forte nel dare valore alle relazioni tra le persone. Anna Simone, Monica Pasquino, Vauro, per esempio, che ci tiene a definirlo un compagno. Nei giorni scorsi decine e decine di personaggi politici, sindacalisti, intellettuali hanno firmato un appello in suo favore. Tra gli altri, Gianni Rinaldini, Marco Revelli Bartolo Mancuso, Fausto Bertinotti, Nunzio D’Erme.

A sostenerlo c’è anche il Partito Pirata, alla sua prima uscita nazionale, con tanto di bandiera arancione. E Lilo, la militante che quasi si fa trascinare sul palco per esporre le ragioni della scelta non nasconde certo il suo entusiasmo: Medici è stata un’ottima ragione per passare dal mondo virtuale a quello reale.

Che cosa è l’irriverenza? Congelare il debito di Roma Capitale, per esempio. “Sarà il primo atto che farò come Sindaco”, dice. “Non è una provocazione, è una cosa che si può e si deve fare, rimandando il pagamento agli anni successivi. Non ci sono altre strade, visto che al 31 luglio l'amministrazione si ritroverà nell'impossibilità di pagare i servizi sociali e alla persona. Siamo sull'orlo del baratro”. Più chiaro di così?

Il punto di forza della campagna elettorale del candidato sindaco è la restituzione del “bene pubblico ai cittadini”. Un concetto chiave, per eggere dall’ottica giusta i tanti punti del suo programma, che altrimenti potrebbe sembrare un bel quadro da salotto, una di quelle “vedute” che fanno perdere l’occhio alla ricerca di improbabili orizzonti.

Bene pubblico che serve innanzitutto a restituire alla gente il gusto di occuparsi dei propri interessi collettivi. Contro, quindi, chi vuole fare di questa città un uso privatissimo e contro chi, come l’Ue e il Governo dei tecnci, la vuole spogliare di tutto, storia e cultura compresa al grido dello spread. Se bene pubblico deve essere, meglio non usare mezze misure. E allora, mezzi pubblici gratuiti per tutti, “perché ormai il trasporto privato sta suicidando la città”; requisizione delle case; ambiente a consumo zero con un parallelo impulso al riuso e alla ristrutturazione, servizi sociali per dare sostanza alla cittadinanza. Ovviamente non potevano mancare la ripubblicizzazione dell’acqua e una difesa a tutto tondo dei beni comuni.

L’altro concetto chiave è la cultura. Non la cultura di chi sa, né quella di chi la vende, ma la cultura come cassetta degli attrezzi per la felicità, come molla per uscire dal ricatto della crisi. Insomma, cultura per saper vivere bene. Sandro Medici fa appello a tutti quelli che hanno qualcosa da dire. Lui ci mette gli spazi, ex depositi Atac, caserme, locali pubblici di tutti i tipi, e edifici privati da acquisire. I cittadini le idee e la voglia di fare e di comunicare. E se non vi sembra abbastanza c’è anche un bel capitolo sul bilancio partecipato, uno sull’economia ecologica e solidale e sul credito alternativo. E, per finire, una vera svolta sui diritti civili sia per quanto riguarda la piena cittadinanza per gli stranieri sia per le unioni delle persone gay, lesbiche, transessuali e transgender.

Da 12 anni è presidente del X Municipio, dove si è realizzato un modello di governo territoriale di grande efficacia e suggestione. Qui è stato istituito il registro delle unioni civili e si raccolgono i testamenti biologici, è stata promossa la sperimentazione di nuove forme di welfare, è stato dato sostegno al lavoro, al commercio, alla piccola imprenditoria, agli spazi e alle pratiche di autogoverno, sono state requisite centinaia di case private vuote per consegnarle a famiglie in emergenza abitativa.

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