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"La crisi ormai è come una guerra. I soldi vanno presi dove ci sono". Parla Gabriella Stramaccioni

Che giudizio dai della lettera-appello del Prc sulla costruzione di un soggetto unitario a sinistra?

La lettera mi sembra un atto indispensabile e necessario. A pensarci bene non ci sono tante alternative, se non quella di ricominciare da capo per tessere un filo unitario. La sinistra di alternativa ha subito troppe frammentazioni. Soprattutto in occasione degli ultimi appuntamenti elettorali, risulta evidente che non è possibile rimettere in moto un meccanismo di costruzione unitaria guidato dall’alto. E poi dobbiamo comunque tener conto del fatto che il ritessere un percorso unitario non porterà a risultati a breve. Di questo dobbiamo convincersene. Mi sembra che anche da altre parti ci siano interrogativi sulla costruzione di un soggetto unitario.

Qualcuno ha detto che la formula dell’autocritica utilizzata dal Prc non è sufficiente.

Mi sembra che alla fine coloro che criticano sono sempre gli stessi. Ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli da troppi anni. Bisogna avere più distacco, e capire che siamo stati parte del problema e non la soluzione. Non possiamo stare a martoriarci ancora rimandandoci le colpe uno con l’altro. Occorre ripartire dal punto più alto, dal movimento altermondialista di Genova.

Che quadro hai della crisi, osservata dal punto di vista della società civile?

Il polso della situazione è la crisi, e basta. Non c’è un altro modo per raccontare la disperazione che sta attraversando chi soffre per la mancanza di lavoro. Cig che finisce e redditi a pezzi, il quadro è questo. E di fronte a questo quadro bisogna dare una risposta immediata. Qui sì che c’è la politica dei due tempi. Tutti devono mettersi in testa che servono provvedimenti urgenti. E’ scoppiata una guerra. Dall’altra parte occorre lavorare perché la risposta sia più di sinistra possibile. Un percorso collettivo in un contesto di navigatori solitari

Dicevi delle risposte urgenti alla crisi. Finalmente è approdata in Parlamento la proposta di legge popolare sul reddito minimo.

I soldi ci sono in questo paese. Vanno presi dove sono allocati, come nelle spese militari. Prendere tasse da redditi alti, e aggredire i patrimoni dei corrotti. Risorse necessarie per i primi provvedimenti perché una speranza va data. E’ un provvedimento equo e giusto per dare una risposta immediata. Ora si tratta di avere più coraggio politico.

Non posso non chiederti il punto sul percorso di Rivoluzione civile.

Qualche passaggio è stato fatto, diverse organizzazioni si sono fatte indietro. Il regolamento prevede che Rc può stare in piedi solo con l’accordo unanime. Si è proposto di ritornare ad Azione civile e con questa si mantiene aperta sui territori una interlocuzione che permetta di tenere percorsi aperti. Sapendo che è un percorso più ampio. Detto questo, quello che è accaduto nei confronti di Antonio Ingroia non ha precedenti. Con la vicenda di Aosta e Palermo si è capito che c’è una sorta di accanimento terapeutico senza precedenti nei suoi confronti. Evidentemente il processo sulla trattativa Stato–mafia continua a dar fastidio. Si tratta ora di salvaguardare la storia di Antonio Ingroia.

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