Giovedì 23 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 15:54
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


"Nessun patto sociale ma solo una pressione in più per il governo di larghe intese". Parla Gianni Rinaldini

Grandi spot al cosiddetto Patto sociale, ma nella sostanza c’è ben poco…

L’ipotesi del patto sociale non esiste. Non vedo quali possano essere i punti di convergenza oggi con la Confindustria. Vorrei ricordare che gli imprenditori nel corso della campagna elettorale hanno presentato alle forze politiche un documento in cui c’è la richiesta di aumentare l’orario di lavoro di una settimana e la riduzione degli oneri sociali. E quindi non capisco dove sia la convergenza se non un su un atto puramente politico e cioè verso un governissimo di grandi alleanze.

Quali sono le carte coperte di questa operazione secondo te?

A me sembra che ci siano carte molto scoperte, nel senso che siamo alla ripetizione, con i soggetti coinvolti più ristretti, del documento che fu fatto durante la crisi del governo Berlusconi un anno fa. In pieno agosto uscì un documento in sei punti in cui l’unico senso era prettamente politico. E cioè, discontinuità rispetto a Berlusconi. Quella discontinuità che poi è servita a fare il Governo Monti. Oggi in una situazione più grave questa operazione viene riproposta attraverso la forma del patto sociale d’emergenza.

Che soluzione stanno mettendo a punto sulla rappresentanza?

Risulta anche a me siano incorso degli incontri. Per quanto mi riguarda il punto è sempre lo stesso. Qui non stiamo parlando del problema delle percentuali. Il punto vero è se i lavoratori e le lavoratrici votano a che a fronte di posizioni diverse sull’ipotesi contrattuale. Infatti i problemi nascono quando si sono determinate posizioni diverse sulla chiusura. Penso agli accordi separati nei meccanici e all’accordo confederale del 2009. Il punto è il voto dei lavoratori. Sia chiaro, un percorso reale e un diritto chiaro e non camuffato da raccolta di firme o altro.

Ovviamente in Cgil ancora non c’è alcun mandato a firmare il cosiddetto patto sociale. E non vedo tutto questo dibattito.

Il direttivo in Cgil c’è il 22 aprile. Per quanto riguarda le discussioni che ci sono state rispetto a un accordo sulle regole democratiche, quando se ne è discusso senza testi si sono espresse posizioni diverse. In particolari su punto della rappresentanza. E detto in altri termini non è sostenibile una ipotesi di generalizzazione di quello che è stato l’accordo sul pubblico impiego. Anche perché, aggiungo, nello stesso pubblico impiego ci sono stati diversi accordi separati, e il meccanismo del 50 più uno ha fatto cilecca. Imsomma, i contratti non sono proprietà delle organizzazioni sindacali. Sul resto, il patto sociale no è mai stato oggetto di discussione in Cgil.

La Cgil insiste con al teoria della sponda politica ma a sembra che più che altro si stia impantanando.

La Cgil si trova in una situazione critica. E’ evidente. C’è una crisi del sindacato in generale e una crisi della Cgil nel senso che è evidente che sia sul terreno della democrazia interna che nel rapporto con i lavoratori, l’autonomia del sindacato e gli obiettivi rivendicativi che ci troviamo in una situazione totalmente modificata. La Cgil nel corso di questi anni tanto più nel corso della crisi economica non ha mai sviluppato una riflessione interna cercando di porre al centro del confronto la necessità di una svolta profonda. Ha semplicemente tirato a campare dentro una logica del meno peggio e del pezzo per pezzo. Una logica perdente, ormai è evidente. Non si può non partire dal fatto che tutte le conquiste del movimento operaio sono state cancellate, dalle tutele alla contrattazione. E questo ha portato ad una situazione in cui c’è il rischio serio di essere travolti ed essere considerati irrilevanti. Anche il voto non è che parla solo ai partiti. Il voto ci consegna una realtà in cui non solo la politica ma anche le rappresentanze sociali vengono individuate tra i soggetti che ci hanno portato alla crisi.

Ultimamente si parla molto di unità della sinistra antagonista.

La mia impressione è che c’è uno spappolamento piuttosto preoccupante nella sinistra. E la riflessione sulla fase che stiamo attraversando ancora non è andata a fondo. Continuo a pensare che è finita un’epoca e abbiamo perso decenni facendo finta di non capire. Oggi c’è una domanda importante che dobbiamo farci: cosa vuol dire la sinistra? La difficoltà della risposta è che non si possono usare le ripetizioni delle discussioni del passato. Una storia si è conclusa e c’è chi ha vinto chi ha perso. Bisogna avere la capacità di ridiscutere la ricostruzione della sinistra.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi