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"Il Pd a Roma dovrà spostarsi verso lidi più rassicuranti per lui". Intervista al candidato sindaco Sandro Medici

Te l’aspettavi che alle primarie passasse Marino?

E’ stato un fatto positivo questa vittoria di Marino alle primarie del Pd, perché è stato battuto il tappo di oligarchie messe insieme da correnti varie che sostenevano altri candidati.

Certo, ma l’interrogativo è sarà sul grado effettivo di tenuta. Non credi che il percorso sia molto difficile?

Sarà un percorso molto tormentato, certo. Sarà costretto a fare cose di destra, come imbarcare Croppi, che si sta scaldando ai bordi del campo. Dovrà spostare l’immagine verso approdi più rassicuranti. E quello che sta accadendo alla Camera in queste ore con il Pd che candida Marini lo testimonia ampiamente.

Insomma, è chiaro che da una parte il fallimento di Alemanno e, dall’altra, la mancanza di una figura importante per il centro libera uno spazio che non può non far gola al Pd.

La candidatura di Alfio Marchini risponde a questo ragionamento a proposito della geografia politica di queste elezioni. C’è tutta un’area did elettori delusa da questi cinque anni di Alemanno che di fatto ci consegna una forte articolazione del voto. Il punto è che non ci sono figure omnicomprensive. E’ questo in fondo il grande nodo.

A tre settimane dalla tua presentazione pubblica che bilancio puoi fare del contatto con la città?

C’è una realtà viva, nonostante la crisi. Anzi, proprio perché c’è un pezzo di questa città che non si fa ricattare. Del resto è la nostra ipotesi di partenza. Ci siamo inventati Repubblica Romana proprio perché immaginavamo che in città ci fossero tanti globuli rossi come prima linea di combattimento contro i poteri forti, contro chi sulla crisi ci sta campando. Parliamo di realtà più o meno organizzate e diffuse che non hanno nessuna intenzione di subire il ricatto della subalternità. Ecco, pensiamo che si possano trovare via via sempre maggiori punti di contatto. E nell’autonomia e nell’indipendenza possa venir fuori una forza in grado di autorappresentarsi. Repubblica Romana è un pezzo di questo magma cittadino che si muove.

Ma questo è anche un pezzo del ragionamento del movimento 5S…

Diciamo che nel M5S hanno trovato un approdo ingannevole. Però vorrei far notare che il trasferimento dall’ambito nazionale a quello locale non è così automatico. E’ accaduto così già nel corso dell’ultima tornata elettorale.

Una chiave delle elezioni capitoline saranno le periferie. Cosa avete in mente di fare?

Le periferie hanno deciso il sindaco precedente, non ci sono dubbi. Sento di poter contare su una esperienza lunga in un territorio che è collocato in gran parte in periferia. E’ chiaro che c’è tanto disincanto e collera anche, perché in quelle zone non ci va nessuno. E quindi, il primo punto è riuscire a ristabilire una comunicazione basata su proposte che vanno incontro ai loro bisogni fondamentali come la casa, i servizi sociali e i trasporti. E su questo i partiti storici della sinistra hanno una possibilità a patto che la pratichino realmente. Forse la cosa che non si percepisce con nettezza, parlo dei mass media, è che molta gente ormai vive nell’automobile. Quelli che non ci vivono è perché stanno facendo una occupazione di casa.

Credi che nel rush finale sarà ancora la proposta della cancellazione del debito a dare visibilità alla tua candidatura?

Sì, assolutamente. E’ una proposta non facile da comunicare. Va sostanziata da esempi precisi. L’altro giorno ne abbiamo incontrato uno a Montesacro dove c’è una scuola abbandonata mentre gli edifici vicini sono sovraffollati di alunnij. E’ il taglio dei fondi e il patto di stabilità a provocare questo. Sono le politiche assassine che strangolano i poteri locali. E questo discorso vale per tutto, dai servizi sociali al territorio. Siamo al punto che non ci sono soldi per riparare le buche stradali. A Roma tra luglio ed agosto finiranno i soldi dei servizi sociali. Occorre rovesciare il tavolo e disobbedire ai vincoli che di fatto ci mettono in condizione di non governare.

Quello che dovrebbe fare l’Anci invece di reiterare ogni volta la solita lamentela.

Nella storia gloriosa degli enti locali c’è l’idea che i sindaci sono l’espressione diretta del popolo. Queste anime morte dell’Anci devono andare a palazzo Chigi e dire le cose come stanno, rovesciare i tavoli appunto. E’ ridicolo mettersi la fascia tricolore e fare l’ennesimo corteo. Finirà che la gente si stufa e prende i forconi.

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