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A Letta l'Europa non basta. A noi si!
Letta vorrebbe gli Stati Uniti d'Europa, e vorrebbe continuare ad andare avanti come se niente fosse cercando di contrattare qualche mollica di crescita con Bruxelles accettando i binari che il Governo Monti ha piantato nel futuro del nostro paese. Il profilo di Letta è semplice e non lascia spazio a fraintendimenti : “abbiamo illustrato la nostra natura europea ed europeista e il nostro fermissimo impegno di rispettare la disciplina della finanza pubblica – dice il presidente del Consiglio questa mattina parlando dell'Europa - questa è la premessa irrinunciabile: ricercare nel quadro della finanza pubblica europea, non fuori e mai contro, spazi per la crescita e la creazione di posti di lavoro". Per molti commentatori una dichiarazione di questo tipo potrebbe essere presa come una dichiarazione di ostilità contro la Merkel, in realtà ci troviamo di fronte ai primi vagiti del nuovo ordine europeo in cui oramai l'Italia non è altro che un piccolo stato nei confronti della grande economia tedesca. Chi accetta il “quadro della finanza pubblica” di Letta e continua a chiedere ( come fanno la maggior parte dei nostri sindacati ) la crescita e l'occupazione accettando il vincolo europeo mente sapendo di mentire. O c'è il rigore o c'è la crescita. Invece che invocare più Europa occorre lavorare per far saltare questa architettura istituzionale a partire dalla disdetta unilaterale dei trattati e dalla costruzione concreta di una ipotesi di riacquisizione della nostra sovranità monetaria. Non c'è niente da contrattare con chi tiene il nostro paese con il cappio alla gola, occorre solo tagliare questa corda. In questo senso i recenti lavori di Mimmo Porcaro e Vasapollo, le prese di posizioni di molti economisti, nonchè le dichiarazioni di Lafontaine e l'appello dei compagni spagnoli che chiedono la rottura con l'Euro altro non sono che positivi segnali che ci dicono che finalmente anche a sinistra si è rotto il tabù dell'intangibilità dell'Europa Monetaria. Lo spazio politico europeo ( e mediterraneo) è differente dall'Europa Monetaria. Il primo è un campo aperto di conflitto di classe dove movimenti sociali e politici sperimentano una dinamica di resistenza nazionale contro il capitalismo che impone misure di austerity. E' una dinamica che parla un linguaggio continentale e può essere intesa come terreno fertile per un nuovo internazionalismo che fa della cornice nazionale il campo di lotta. il secondo è l'insieme delle norme e dei dispositivi istituzionali che si sono strutturati in questi decenni, generando una nuova forma di stato autoritario nato dalle ceneri della rivoluzione neoliberista. Un dispositivo che nel giro di qualche anno ha travolto, con la clava della crisi, la democrazia sociale ottenuta dai lavoratori con decenni di lotta. 
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