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Non ci fecero catturare provenzano.
«Il covo di Montagna dei Cavalli l'avevamo individuato già nel 2001, ma ci impedirono di metterlo sotto controllo».  Giovedì sera a 'Servizio Pubblicò parlerà -per la prima volta davanti alle telecamere- un carabiniere che per anni ha lavorato alla cattura del boss di Corleone. «A pochi giorni dall'inizio del processo sulla trattativa Stato-mafia -si legge in una nota di Servizio Pubblico- la testimonianza del militare dell'Arma infittisce il mistero sulla lunghissima latitanza di Bernardo Provenzano, finita solo nell'aprile del 2006, e che ha portato all'incriminazione dei massimi vertici del Ros dei Carabinieri». «A portarci nel covo a pochi chilometri da Corleone era stata una confidente -racconta il carabiniere - ma il rifugio non fu mai messo sotto controllo. All'epoca funzionava così: il colonnello Giammarco Sottili, l'attuale capo di Stato maggiore della Regione Sardegna, gestiva tutte le informazioni e diceva che non si doveva parlare, le nostre relazioni di servizio non arrivarono mai in Procura. Quando nel 2006 Provenzano fu arrestato proprio lì pensammo che era un vero schifo».
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