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L'Istat mette a nudo il disastro del Bel Paese. Governo inadeguato. Oggi il confronto "al ribasso" con i sindacati
Disoccupazione, consumi, giovani senza futuro, distruzione del ceto medio. I dati Istat usciti oggi sulla situazione sociale del Paese confermano, a poche ore dal confronto Governo-sindacati, il baratro in cui stiamo cadendo. Il premier Letta e i suoi ministri sembrano non avere la benché minima idea della reale portata dei problemi. E continuano a parlare di taglio dei diritti, e delle pensioni. Rispetto alla cassa integrazione si apre sempre di più la prospettiva di un restringimento delle risorse.

I dati Istat, il lavoro che non c'è
Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unita', da 1,69 a 2,74 milioni, ma e' cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (+675.000 unita') che ormai rappresentano il 53% del totale (44,4% la media Ue). Il calo dell'occupazione si accompagna a una polarizzazione delle tipologie contrattuali. Il lavoro standard, cioè quello a tempo indeterminato full time, continua a diminuire (-5,3% dal 2008 equivalente a 950mila unità e -2,3% nell'ultimo anno pari a -410mila unità), soprattutto per le fasce di età fino ai 49 anni. Aumentano invece l'occupazione part time a tempo indeterminato (+16,4% pari a 425mila unità dal 2008; +9,1% nel 2012 pari a 253mila unità) e quella atipica, ossia a tempo determinato e collaboratori (0,7% in più dal 2008 equivalente a 20mila unità;+3,3% pari a 89mila unità nel 2012).

Povertà, si allarga a macchia d'olio il disagio
La mancanza di lavoro si conferma il dato strutturale più importante nella condizione di vita degli italiani:15 milioni, infatti, vivono una situazione di disagio economico e la poverta' minaccia anche il ceto medio, ormai "in seria difficolta'" . E’ qui che il Bel Paese registra il dato di maggior portata da quando è iniziata la crisi. "Le persone in famiglie gravemente deprivate, cioe' famiglie che presentano quattro o piu' segnali di deprivazione su un elenco di nove, raddoppiano in due anni passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% (8.608.000) del 2012. Quelle che ne presentano tre o piu' sono il 24,8% (14.928.000)". E "la grave deprivazione materiale comincia a interessare non solo gli individui con i redditi familiari piu' bassi ma anche coloro che dispongono di redditi mediamente piu' elevati". Altro dato al di sopra delle attese riguarda il potere d'acquisto delle famiglie, che nel 2012 e' diminuito del 4,8%.

All'assalto del cibo spazzatura
Per far fronte al calo del reddito disponibile, le famiglie hanno ridotto dell'1,6% la spesa corrente per consumi: cio' corrisponde a una flessione del 4,3% dei volumi acquistati, la piu' forte dall'inizio degli anni Novanta. Le famiglie italiane che, tra il 2011 e il 2012, hanno ridotto la qualita' o la quantita' degli alimentari acquistati, e' aumentata dal 53,6% al 62,3% e nel Mezzogiorno arriva a superare il 70%. Si tratta, si legge nel rapporto Istat, soprattutto di famiglie che diminuiscono la quantita' (34,9% nel Nord e 44,1% nel Mezzogiorno), ma una percentuale non trascurabile, e in deciso aumento, e' anche quella di chi, oltre a diminuire la quantita', riduce anche la qualita' dei prodotti acquistati. Parallelamente, e qui tocchiamo un altro punto delicato, e' diminuita la propensione al risparmio, che si attesta ormai su livelli sensibilmente inferiori rispetto a quella delle famiglie tedesche e francesi, piu' vicina alla propensione al risparmio del Regno Unito, tradizionalmente la piu' bassa d'Europa.

Governo inadeguato
Il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell’Arringa, parla di “emergenza che va subito fronteggiata” considerando che ormai si stanno perdendo 40mila posti di lavoro al mese. La priorita' che il governo intende darsi e' di combattere la disoccupazione giovanile (ormai oltre il 38%) ma con risorse che, visti i numeri, appaiono completamente inadeguate. Sul tavolo del confronto ci sono tutta una serie di punti che coinvolgono anche la cosiddetta flessibilità: dai contratti a termine al cuneo fiscale, fino alle pensioni (con una fascia di flessibilita' per anticipare l'uscita dal lavoro di 3-4 anni in cambio di penalizzazioni da definire e la staffetta generazionale), su cui approntare le specifiche politiche. I temi e le esigenze sono tante ma ''la coperta e' corta'', come evidenzia il sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta. E dunque si procedera' mettendo a punto un'agenda delle priorita'. A partire dai giovani, appunto, e dalle misure a costo zero come la riduzione dell'intervallo tra un contratto a termine e l'altro, abbattendo gli attuali 60-90 giorni previsti dalla riforma Fornero (si potrebbe arrivare alla soglia 20-30 giorni) per i contratti la cui durata sia pari o superiore a 6 mesi. Il punto da cui non si puo' prescindere e' pero' quello delle risorse. E su questo una mano certamente potrebbe arrivare dall'Ue e dalla possibilita' di escludere o comunque riconoscere margini di manovra per le spese destinate all'occupazione (giovanile in primis) dai parametri di bilancio, magari per un periodo determinato. Per poter cosi' investire ''risorse adeguate nelle politiche attive del lavoro, nella riduzione delle tasse sul lavoro e nella creazione di nuovi posti per i giovani'', come affermato dal premier Enrico Letta.

I sindacati sperano nella buona stella
Per la Cgil, che a quantificato fino a un quarto la porzione del sistema produttivo a rischio di blocco, servono ''interventi urgenti perche' i dati della disoccupazione, soprattutto giovanile e delle donne, sono molto scoraggianti''. ''Ci aspettiamo un segno di coraggio'', dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, torna anche sulla questione delle risorse per la cassa integrazione in deroga sostenendo che sono ''del tutto insufficienti'', oltre al fatto che il rifinanziamento per un miliardo di euro deciso dal governo la scorsa settimana e' ''per meta' autofinanziato'' dai lavoratori stessi (tra fondi per la produttivita' e la formazione professionale). Oltre alla disoccupazione giovanile ''bisognerebbe affrontare anche il problema della disoccupazione tra gli over-50'', aggiunge il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella.

 

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